Riscatto della laurea anche post 45 anni, un help per costruirsi la pensione

Scritto il alle 09:14 da [email protected]

ll mercato del lavoro almeno da una trentina d’anni ha mutato pelle. Mentre prima un impiego presso un’azienda era naturalmente a tempo indeterminato, fatta eccezione evidente per le attività stagionali, come quelle legate ai posti turistici montano/balneari, ora è tutto al contrario, è a tempo determinato anche in quelle aziende o istituzioni che hanno necessità lavorative continue. Si pensi ad esempio ai Comuni o agli Ospedali.
A lavoro frammentato corrispondono versamenti contributivi altrettanto frammentati, sempre se si è fortunati e non si lavori in nero. Corrispondentemente la pensione sarà molto al di sotto del reddito e pensione di cittadinanza. Infatti i lavoratori  che hanno il sistema contributivo potranno andare in pensione solo se maturano un importo di circa 700 euro mensili ( 1,5 l’assegno sociale) ed hanno una casa di proprietà superiore a 30.000 euro. Se vivono in affitto possono pretendere invece la pensione di cittadinanza che è di 780 euro. Con i vuoti contributivi  maturare una pensione di 700€ non è sempre  facile.
Un aiuto viene dal provvedimento che ha istituito il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza e quota 100, cioè la possibilità di riscattare i periodi vuoti e la laurea“prezzo agevolato”. Anche perché prima di poter pensare alla previdenza complementare, occorre costruirsi la pensione di base. E’ vero che c’è un dibattito in corso se sia più conveniente il riscatto o una polizza assicurativa, ma ad oggi la questione è controversa.
L’Inps ha emanato un’apposita circolare, la n.36/2019 ( che dovrà essere modificata in alcuni punti, come quello per esempio relativo al riscatto della laurea limitata prima agli under 45 anni, limite che in sede di discussione parlamentare, è stato abolito). Detta circolare  spiega punto per punto chi ne ha diritto, come si determina l’importo e come fare la domanda.
La facoltà di riscatto è riconosciuta in favore dei lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non titolari di pensione.

Per poter effettuare il riscatto bisogna avere almeno un contributo obbligatorio versato prima della data di presentazione della domanda.

Prima di procedere, si avrà riguardo a qualsiasi tipologia di contribuzione (obbligatoria, figurativa, da riscatto) eventualmente accreditata prima della data del 1° gennaio 1996 in qualsiasi gestione pensionistica obbligatoria (comprese le Casse per i liberi professionisti) o  nell’ Unione Europea o nei singoli regimi previdenziali dei vari Stati membri o Paesi convenzionati. L’eventuale contribuzione anteriore al 1° gennaio 1996 determina l’annullamento d’ufficio del riscatto già effettuato, con restituzione dell’onere senza riconoscimento degli interessi.

Nel caso di istanza presentata in qualità di superstite, per incrementare la posizione assicurativa del dante causa ed ottenere la liquidazione della pensione indiretta, le condizioni prescritte per l’accesso al riscatto in esame devono essere verificate in relazione alla situazione del dante causa.
Il periodo scoperto di contribuzione può essere ammesso a riscatto nella misura massima di cinque anni, anche non continuativi. Il periodo deve naturalmente collocarsi in epoca successiva al 31 dicembre 1995 e deve essere compreso tra la data del primo e dell’ultimo contributo.
Sono riscattabili soltanto i periodi non soggetti a obbligo contributivo. Ne consegue che la facoltà di riscatto non potrà essere esercitata per recuperare periodi di attività lavorativa con obbligo del versamento contributivo. Pertanto, per recuperare periodi di lavoro con obbligo contributivo potranno essere attivati gli istituti già previsti nelle singole gestioni previdenziali, quali la regolarizzazione contributiva o, in caso di maturazione della prescrizione dei contributi, la costituzione di rendita vitalizia ai sensi dell’articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338.
Il periodo riscattato è utile ai fini del diritto e per la determinazione dell’ammontare della pensione  e sarà necessariamente valutaoi secondo il “sistema contributivo”.
La presentazione della domanda di riscatto è limitata al triennio 2019 – 2021 e quindi può quindi essere presentata dalla data di entrata in vigore del decreto-legge in argomento (29 gennaio 2019) e fino al 31 dicembre 2021 (termine ultimo per l’esercizio della facoltà di riscatto).
Può essere presentata dal diretto interessato o dal suo superstite o, entro il secondo grado, dal suo parente e affine. In tutte queste ipotesi, l’onere versato è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50%, con una ripartizione in cinque quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento e in quelli successivi.

Per i lavoratori del settore privato, la domanda di riscatto può essere presentata anche dal datore di lavoro, nel corso del rapporto lavorativo destinando, a tal fine, i premi di produzione spettanti al lavoratore. In tal caso, l’onere versato è deducibile dal reddito di impresa e da lavoro autonomo e ai fini della determinazione dei redditi da lavoro dipendente.

Nei casi in cui la domanda sia presentata dal parente o affine o dal datore di lavoro, in fase di presentazione della stessa è necessario che sia acquisito il consenso del soggetto interessato. Senza la predetta adesione, la relativa domanda è irricevibile.
La domanda deve essere presentata, esclusivamente in via telematica.
L’onere di riscatto può essere versato in unica soluzione ovvero in un massimo di 60 rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a 30 euro, senza applicazione di interessi per la rateizzazione. La rateizzazione però non può essere concessa quando i contributi del riscatto devono essere utilizzati per la immediata liquidazione di una pensione  o nel
caso in cui gli stessi siano determinanti per l’accoglimento di una domanda di  versamenti volontari . .
In caso di interruzione del versamento dell’onere, sarà riconosciuto l’accredito di un periodo contributivo di durata corrispondente all’importo versato.

Il riscatto della laurea
Il decreto-legge 4/2019 ha introdotto  la facoltà di riscatto della laurea “ da valutare con il sistema contributivo”.Il testo iniziale prevedeva il limite temporare fino al compimento del quarantacinquesimo anno di età. Nel  corso della discussione parlamentare il limite dei 45 anni è stato abolito, confermando però che il riscatto agevolato si applica solo a coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1996.
La norma introduce un diverso sistema di calcolo dell’onere di riscatto del corso di studi.
L’onere di riscatto deve essere quindi determinato sul minimale degli artigiani e commercianti vigente nell’anno di presentazione della domanda.
I soggetti interessati potranno richiedere che l’onere di riscatto sia quantificato con le vecchie modalità, in base a quanto dal D.lgs n. 184/1997. Questo naturalmente incide sull’ammontare della pensione ma non sul periodo di tempo necessario per raggiungere il diritto.
La nuova disposizione si applica esclusivamente alle domande presentate a decorrere dall’entrata in vigore del decreto-legge in esame. In ogni caso, non è
ammesso che il riscatto già determinato e versato, possa essere rideterminato.
Pagamento quota 100
Per quota 100 l’Inps vuole essere pronto al pagamento della rata di aprile e per questo sta facendo pressing sui dipendenti per aperture anche di sabato e chiedere l’ uso dello straordinario attrezzandosi a pagare gli assegni senza verificare il possesso completo dei requisiti richiesti dalla legge, come per esempio la cessazione del rapporto di lavoro, per il quale si riserva un accertamento successivo ed eventuale recupero degli indebiti.
Il che crea una disparità di diritti, perché mentre molti dipendenti pubblici rimangono fino a 7/8 mesi senza stipendio e senza pensione e senza tfr, coloro che usufruiranno quota 100 avranno il pagamento subito dal 1° aprile 2019. Da tempo gli statali chiedono non solo il pagamento immediato del tfr ma anche quello della pensione, per lo meno dopo un paio di mesi dal pensionamento.
Sempre sul Tfr/tfs, l’anticipo del trattamento di fine servizio dei lavoratori pubblici tramite il prestito agevolato non è la risposta adeguata rispetto alla liquidazione in tempi congrui delle liquidazioni nella pubblica amministrazione. Per questo i sindacati hanno chiesto un intervento affinché venga eliminato il differimento del pagamento del Tfs/tfr del P.I.. L’innalzamento del limite da 30.000 a 45.000 euro allarga sicuramente i margini di scelta ma si tratta comunque di una misura parziale, inoltre la procedura prevede molti passaggi, tra cui l’accordo con Abi. Con questo meccanismo vengono discriminati i dipendenti pubblici assunti dopo il 2000 ai quali si applica il regime del trattamento di fine rapporto (Tfr) perché l’agevolazione fiscale prevista non è applicabile ad essi.

 

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