Se quota 100 fa assumere i robots

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Quando l’Ocse tuonò contro quota 100 perché avrebbe portato l’Italia nel baratro perché “aumenterà la diseguaglianza intergenerazionale e farà aumentare il debito pubblico”, ci fu subito una replica piccata da parte dei vice premier.

“L’austerity la facessero a casa loro” ha gridato il primo. “Il governo intende andare “avanti così, con lo scopo di restituire dignità ai cittadini e intende proseguire riducendo il carico fiscale alle imprese e fornendo aiuti alle famiglie”, anche se l’Ocse non ha parlato di austerity, come ha precisato il ministro dell’Economia Giovanni Tria, facendo scendere, anche per questo, in ambito governativo, il suo già labile indice di gradimento .
L’altro vice premier, spiegando che le analisi gli «scivolano addosso», ha fatto sapere di non aver nessuna intenzione di tornare indietro su Quota 100, perché «decine di migliaia di giovani che cominceranno a lavorare quest’anno grazie a questa legge significa che la crescita verrà per forza». Quasi in concomitanza con queste dichiarazioni c’è stata la notizia che un noto istituto di credito intende sostituire almeno parte dei dipendenti che andranno a riposo approfittando della nuova possibilità di pensionamento anticipato, con altrettanti robots. Ma a parte questo fatto emblematico, di cui si dovrà comunque tener conto, pur senza apparire luddisti, quota 100 ha parecchie criticità che non convincono.
Le richieste hanno superato le 105.000 domande, e anche se non tutte si trasformeranno in pensione questo numero sta a rappresentare un’esigenza reale da una gran parte dei lavoratori dipendenti ma costituisce una cartina di tornasole per le differenze anche previdenziali per i lavoratori, a cominciare da quelle di genere. Infatti le domande sono del 73% di sesso maschile e 27% donne. Inoltre Quota 100 favorisce i lavoratori con. carriere continue meno i lavoratori del settore privato specie del Sud per le donne, per i lavoratori stagionali oppure nel settore agricolo o dell’edilizia, nei quali raggiungere 38 anni di contributi è estremamente difficile. .
Poi la reintroduzione delle finestre, 3 mesi per i lavoratori privati, 6 per i lavoratori pubblici oltre a creare nuova disparità fra i due settori, come i termini di pagamento del TFR è solo penalizzante per gli interessati e non risolutiva ai fini del contenimento della spesa, perché si tratta di inezie. Il blocco dell’età pensionabile viene nei fatti vanificato, perché invece dei 5 mesi previsti, in effetti il lavoratore risparmia solo 2 mesi.
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L’attenzione e lo sforzo del legislatore, anche per evitare l’ingente esborso di risorse ( Itinerari previdenziali coordinato da A. Brambilla, stima a regime una spesa di 33 miliardi, si sarebbe dovuta concentrare sull’efficentamento e restyling dell’Ape Sociale. Invece è stata solamente prorogata fino a dicembre del corrente anno. Questa misura opportunamente rivista dovrebbe essere resa permanente e nel frattempo allungare la sperimentazione fino al 2021.
Il riscatto laurea o della pace contributiva, è sicuramente una risposta, parziale, per irrobustire il montante contributivo dei lavoratori dipendenti, ma occorre pensare alla istituzione di una pensione di garanzia che valorizzi dal punto di vista pensionistico, i periodi di discontinuità lavorativa, di formazione, di part-time o di basse retribuzioni in modo da garantire anche a costoro la “pensione di cittadinanza”.

Infine sempre in favore de lavoro, l’articolo 22 del DL n. 4/2019 prevede l’istituzione del “Fondo bilaterale per il ricambio generazionale” che riconosce la possibilità di andare in pensione tre anni prima di quota 100 purché l’azienda assume contemporaneamente un nuovo lavoratore a tempo indeterminato.
Chissà se qualcuno si sarà ricordato del c.d.Part time agevolato che nelle intenzioni del legislatore dovev principalmente favorire il ricambio generazionale con l’assunzione di giovani che affiancavano i lavoratori anziani messisi in part time. Era una misura sperimentale introdotta dall’articolo 1, comma 284 della legge 208/2015 che consente ai lavoratori dipendenti del settore privato a tempo indeterminato di ridurre su base volontaria l’orario di lavoro per un periodo massimo di tre anni dal raggiungimento della pensione di vecchiaia oltre ai benefici fiscali Lo stato, dal canto suo, provvederà al riconoscimento della copertura pensionistica figurativa.
Questa misura non ha sortito un esito felice. Valevole fino al 31.12.2018, ha avuto meno di 500 richieste. I 100 mila che vanno via non saranno rimpiazzati da 100mila nuove assunzioni, magari prelevando i nuovi soggetti fra quelli che hanno fatto domanda di reddito di cittadinanza e sottoscritto il relativo patto per il lavoro, attivando un circolo virtuoso a vantaggio di tutti. Magari fosse così. Con una prospettiva di crescita zero ( se va bene) al massimo, fra settore pubblico e privato ci sarà un rimpiazzo del 10%.

 

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