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La previdenza complementare dei pubblici dipendenti

QUADRO NORMATIVO

I dipendenti pubblici possono aderire a:

 al fondo  pensione negoziale (ai sensi  del decreto legislativo n. 124/93 e da altre norme speciali) istituito dalla contrattazione di comparto o categoria

 forme pensionistiche individuali (Fondo aperto e Pip), mediante contribuzione volontaria a totale carico dell’aderente (in questo caso al pari di un privato cittadino ferma restando l’impossibilità di devoluzione del Tfr e del contributo datoriale) utilizzando quote più o meno elevate di TFR e usufruendo del contributo del datore di lavoro.

Per i lavoratori del pubblico impiego, non vigono le stesse regole degli altri.

Tutto questo crea una situazione di disparità per i dipendenti pubblici il cui sistema pensionistico obbligatorio è stato armonizzato con quello del settore privato. La previdenza integrativa è stata costituita prendendo a modello il settore dipendente privato e attribuendo un ruolo fondamentale al trattamento di fine rapporto. Fin dall’inizio questa impostazione ha trovato difficoltà di applicazione nel settore pubblico, data la mancanza del TFR e la difficoltà, comunque, per il bilancio pubblico di trasferirlo ai fondi pensione nel caso di una trasformazione dei trattamenti di fine servizio (TFS) in TFR.  Per questo la legge n. 335/1995, di riforma delle pensioni, estese ai dipendenti pubblici il trattamento di fine rapporto.

Le norme di estensione, tuttavia, non avevano efficacia diretta ed immediata ma prevedevano  successive disposizioni attuative di natura sia contrattuale sia regolamentare. In base a tali norme i dipendenti pubblici assunti a partire dal 1° gennaio 1996 sarebbero entrati nel regime del trattamento di fine rapporto. Per gli altri dipendenti pubblici assunti prima del 1° gennaio 1996, il passaggio dai trattamenti di fine servizio (TFS) vigenti sarebbe avvenuto secondo le modalità definite dalla contrattazione collettiva e recepite da un apposito decreto del presidente del consiglio dei ministri per l’attuazione del passaggio.

La previsione normativa sull’estensione del TFR  rimase, tuttavia, inapplicata. La legge 23 dicembre 1997, n. 449, al fine di favorire l’adesione ai fondi pensione, ha previsto per i lavoratori già in servizio, la possibilità di optare per il TFR in luogo del trattamento di fine servizio e di poter beneficiare, contestualmente, di un’aliquota contributiva aggiuntiva dell’1,5%, calcolata sulla base utile per i trattamenti di fine servizio, da destinare al finanziamento della previdenza complementare. Con la legge 23 dicembre 1998, n. 448 si è poi provveduto a stanziare 200 miliardi di vecchie  lire annue per la copertura degli accantonamenti annuali di TFR da destinare ai Fondi pensione.

Solo dal 1999, però hanno cominciato a trovare attuazione le disposizioni che consentono anche ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni l’accesso alla previdenza complementare. L’accordo quadro tra Aran e sindacati del 27 luglio 1999 e il DPCM del 20 dicembre 1999 (successivamente modificato dal DPCM del 2 marzo 2001), di recepimento dell’accordo, hanno reso operativa l’estensione del TFR nel pubblico impiego ed hanno fissato le regole generali per la costituzione di Fondi pensione nei vari comparti.

Con la legge n. 388/2000 – la finanziaria per il 2001 – è stato differito al 1° gennaio 2001 il termine a partire dal quale la disciplina del TFR trova applicazione per i nuovi assunti a tempo indeterminato, ovvero per il personale già in servizio alla stessa data che, aderendo ad un Fondo pensione, opti per il TFR in luogo del TFS. La legge n. 388/2000 stanziò, inoltre, ulteriori 100 miliardi, a decorrere dal 2001, a copertura degli oneri legati alla contribuzione ai Fondi pensione a carico delle amministrazioni dello Stato, quali enti datori di lavoro. Queste novità sono state recepite nel  Dpcm  2 marzo 2001 che ha modificato, in alcune parti, il Dpcm 20 dicembre 1999, precisando le funzioni dell’ex gestione Inpdap nell’ambito del ruolo già assegnato dalle norme di legge e, infine, indicando i criteri di riparto delle risorse stanziate annualmente per la previdenza complementare dei dipendenti pubblici.

 Quanto finora descritto riguarda i dipendenti dalle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del Dlgs n. 165/2001( personale cosiddetto contrattualizzato).

Il personale pubblico il cui rapporto di lavoro continua ad essere disciplinato da norme di legge (magistrati, avvocati e procuratori dello Stato, docenti e ricercatori universitari, personale appartenente alle carriere prefettizie e diplomatiche, personale delle Camere del Parlamento e della Segreteria della Presidenza della Repubblica) non è interessato dalla disciplina introdotta dall’accordo quadro e dal Dpcm. Per questi dipendenti, pertanto, continua a trovare applicazione la disciplina dei TFS e, secondo quanto previsto dal Dlgs 124/1993, l’istituzione di forme pensionistiche complementari può avvenire in virtù di norme modificative dei rispettivi ordinamenti ovvero, in mancanza, mediante accordi tra i dipendenti stessi promossi da loro associazioni. Anche per il personale dei comparti difesa e sicurezza (appartenenti alle forze armate ed alle forze di polizia civile e militare) non trovano applicazione né l’accordo quadro ARAN sindacati né il Dpcm 20 dicembre 1999 e successive modifiche. Tuttavia la legge 448/1998 ha  previsto che in base alle procedure di negoziazione e di concertazione previste dal Dlgs 12 maggio 1995, n. 195, si potrà definire la disciplina del  TFR  e l’istituzione di forme pensionistiche complementari.

 

IL TFR E L’OPZIONE

Sono in regime di TFR :

• i dipendenti assunti con contratto di lavoro a tempo determinato in corso o successivo al 30 maggio 2000 (data di entrata in vigore del Dpcm);

• i dipendenti assunti a tempo indeterminato per la prima volta presso una pubblica amministrazione successivamente al 31 dicembre 2000;

• i dipendenti assunti a tempo indeterminato presso pubbliche amministrazioni successivamente al 31 dicembre 2000, anche se non per la prima volta, purché ci sia stata soluzione di continuità (almeno 1 giorno di intervallo) rispetto a precedenti rapporti di lavoro (a tempo indeterminato) con pubbliche amministrazioni, iscritte all’Inpdap, con riferimento ai quali il lavoratore rientrava nel regime TFS.

In altri termini, se un lavoratore ha cessato il servizio prima o dopo il 31 dicembre 2000 e viene riassunto dopo un intervallo di tempo di almeno 1 giorno e in periodi successivi al 31 dicembre 2000 presso pubbliche amministrazioni rientra comunque nel regime TFR, anche se, con riferimento al precedente rapporto di lavoro, rientrava nel regime TFS. Per questi lavoratori l’ex Inpdap provvede ad accantonare figurativamente ed a liquidare, alla cessazione dal servizio, il trattamento di fine rapporto. Le quote di accantonamento annuale sono determinate applicando l’aliquota del 6,91% con riferimento alle voci retributive comprensive di: stipendio tabellare; intera indennità integrativa speciale; retribuzione individuale di anzianità; tredicesima mensilità; altri emolumenti considerati utili ai fini del calcolo del TFS.

Sono in regime di TFS:

• i dipendenti assunti a tempo indeterminato prima del 1° gennaio 2001, ovvero assunti anche dopo ma senza soluzione di continuità rispetto a precedenti servizi presso pubbliche amministrazioni che già rientravano nel regime TFS.

• il personale assunto a tempo indeterminato anteriormente al 1° gennaio 2001, anche se solo ai fini giuridici e con decorrenza economica successiva al 31 dicembre 2000. Il personale in regime TFS, prima individuato, transita nel regime del TFR, attraverso l’opzione di cui si parla di seguito e che deve essere necessariamente perfezionata contestualmente alla sottoscrizione della domanda di adesione al fondo pensione.

A partire dalle anzianità maturate a decorrere dal 1° gennaio 2011, la natura giuridica  rimane quella del TFS ma cambia il sistema di calcolo ( art. 12 L.122/2010).

L’importo della prestazione è calcolato in due quote:

• la prima quota si calcola in base all’anzianità maturata fino al 31 dicembre 2010 ed è pari a un quindicesimo dell’80% della retribuzione contributiva degli ultimi dodici mesi di servizio comprensiva della tredicesima mensilità, per quanti sono gli anni utili (legge 152 del 2 aprile 1968). Si considera come anno intero la frazione di anno superiore a sei mesi; • la seconda quota si calcola in base all’anzianità maturata dal 1° gennaio 2011 ed è determinata dall’accantonamento di una quota pari al 6,91% della retribuzione contributiva annua e dalle relative rivalutazioni, per ogni anno di servizio. Le frazioni dell’ultimo anno di servizio sono proporzionalmente ridotte e l’aliquota del 6,91 per cento sarà applicata alla retribuzione contributiva mensile. Si considera come mese intero la frazione di mese uguale o superiore a 15 giorni.

LA CONTRIBUZIONE AL FONDO PENSIONE

La contribuzione complessiva ad un Fondo pensione può essere composta da:

 i contributi a carico del datore di lavoro;  i contributi a carico del lavoratore;

 quote di TFR. La contrattazione collettiva determina l’entità di queste voci, fatto salvo l’obbligo di destinazione dell’intero TFR per i pubblici dipendenti assunti dopo il 31 dicembre 2000. L’articolo 8, comma 3, del Dlgs n. 252/2005 stabilisce che nel caso di forme pensionistiche complementari di cui siano destinatari i dipendenti della pubblica amministrazione, i contributi alle forme pensionistiche debbono essere definiti in sede di determinazione del trattamento economico, secondo procedure coerenti alla natura del rapporto. Contributi a carico del datore di lavoro,

La misura di questo contributo è definita dalla contrattazione di comparto in occasione della costituzione  del Fondo. Per i Fondi dei comparti che comprendono l’amministrazione scolastica e le altre amministrazioni statali, è prevista una quota aggiuntiva (bonus d’avvio) allo scopo di incentivare le adesioni nei primi due anni di vita del Fondo. Contributi a carico del lavoratore Anche la misura di questo contributo è definita dalla contrattazione collettiva di comparto e può anche prevedere, come è già avvenuto per il Fondo Espero dei dipendenti della scuola, la possibilità di una contribuzione aggiuntiva volontaria. Il TFR, l’1,5% aggiuntivo per gli optanti: la parte “virtuale”

Per i dipendenti pubblici, le quote di TFR destinate alla previdenza complementare non sono versate periodicamente al Fondo pensione, come avviene per  lavoratori dipendenti del settore privato, ma sono accantonate figurativamente presso l’ex Inpdap che provvede a contabilizzarle ed a rivalutarle in modo virtuale. Solo alla cessazione dal servizio, da parte del lavoratore, queste quote virtuali diventano reali perché l’Istituto le conferisce al Fondo pensione. Per il personale degli enti pubblici non economici, degli enti di ricerca e sperimentazione e degli altri enti i cui dipendenti non sono iscritti alla gestione TFS/TFR dell’ex Inpdap, gli accantonamenti figurativi e le connesse  operazioni di contabilizzazione non sono svolte dall’Istituto ma dagli stessi enti datori di lavoro. In base all’Accordo quadro tra ARAN e sindacati, ed il DPCM citato, le quote degli accantonamenti di TFR variano a seconda della data di assunzione dei lavoratori:

 per i lavoratori assunti a partire dal 1° gennaio 2001, viene destinato l’intero TFR che si matura anno per anno (il 6,91% della retribuzione base di riferimento per il calcolo);

 per i lavoratori già in servizio alla data del 31 dicembre 2000 e che hanno esercitato l’opzione, in fase di prima attuazione viene destinata una quota di TFR non superiore al 2% della retribuzione base di riferimento. Successivamente la predetta quota potrà essere modificata dalle parti istitutive con apposito accordo. Per i lavoratori già in servizio al 31 dicembre 2000, opranti per il TFR, è previsto un ulteriore accantonamento figurativo pari all’1,5% della base contributiva di riferimento ai fini TFS. Questa quota è considerata neutra rispetto al contributo dei lavoratori e dei datori di lavoro ed è accantonata da parte dell’Inpdap nel conto virtuale insieme con le quote di TFR destinate al Fondo pensione. La quota dell’1,5% non è dovuta per i dipendenti da enti pubblici non economici, dagli enti di ricerca e di sperimentazione e dagli enti  per il cui personale non  è prevista l’iscrizione all’Inpdap.

L’opzione per il TFR

La disciplina dell’opzione, dettagliata dal Dpcm del 20 dicembre 1999, avviene mediante la sottoscrizione del modulo di adesione al fondo pensione ed è, pertanto, strettamente c connessa e non separabile rispetto all’adesione stessa. In altre parole, non è possibile optare per il TFR senza aderire al fondo e, viceversa, non è possibile aderire al fondo se non si esercita l’opzione per il TFR. L’opzione determina la trasformazione del TFS in TFR con effetto dalla data di sottoscrizione della domanda di adesione. Per l’esatta individuazione della data di sottoscrizione, si farà riferimento alla data di apposizione della firma da parte del rappresentante dell’amministrazione. Conseguentemente all’adesione, pertanto, l’Inpdap effettua il computo del TFS maturato fino alla data di sottoscrizione dell’opzione (che si trasforma nel primo accantonamento di TFR) e lo rivaluta, ai sensi dell’art. 2120 del codice civile, unitamente a quelle quote di TFR, maturate successivamente alla data di opzione che non sono destinate a previdenza complementare. Le quote, invece, di TFR destinate a previdenza complementare sono accantonate con la stessa decorrenza valevole per le altre componenti della contribuzione al fondo pensione (contributi a carico di datore di lavoro e lavoratore) secondo le regole del fondo. Per i dipendenti iscritti all’ex gestione Inpdap che hanno esercitato l’opzione, è prevista un’ulteriore quota per la previdenza complementare, pari all’1,5% della base contributiva utile ai fini del TFS ( quota virtuale).

La posizione individuale dell’aderente del pubblico impiego che si costituisce presso il Fondo è formata da due parti:

a     – “il montante presso il fondo” comprendente gli accantonamenti fatti tempo per tempo e che includono la contribuzione obbligatoria del dipendente, la contribuzione obbligatoria datoriale, la contribuzione volontaria aggiuntiva del dipendente, l’eventuale ‘bonus’ spettante per 12 mensilità a chi si iscrive nei prima due anni di vita del Fondo; in questo montante possono entrare a far parte anche le quote di tfr provenienti dall’Inpdap quando si smette di lavorare ma non si ha diritto al pensionamento;

b  – “il montante figurativo pressol’Inps ex gestione Inpdap” corrispondente agli accantonamenti di Tfr (in misura parziale o intera), all’eventuale accantonamento aggiuntivo calcolato sull’imponibile Tfs spettante per coloro (iscritti all’ex Inpdap ai fini Tfs) che aderendo esercitano il diritto all’opzione da Tfs a Tfr. Questi accantonamenti vengono conferiti al Fondo solo al momento della cessazione del servizio che abbia almeno un giorno di interruzione rispetto al successivo.

 

 

 

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