Rendite / R.i.t.a

La pensione complementare

Le regole vigenti con il d. lgs. 124/93 valide per i pubblici dipendenti
• Prestazione pensionistica per vecchiaia: 5 anni di partecipazione al Fondo ed età anagrafica sistema pensionistico obbligatorio
• Prestazione pensionistica per anzianità: 15 anni di partecipazione al Fondo età anagrafica inferiore all’obbligatoria di max 10 anni e cessazione attività lavorativa
• La liquidazione del maturato può essere richiesta in capitale nella misura max del 50%; se la rendita ricavabile dal montante maturato è inferiore all’assegno sociale allora si può chiedere tutta la prestazione in capitale
Cosa prevede il d. lgs. 252/05
• Unica prestazione pensionistica: 5 anni di partecipazione al Fondo e maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche previste dal sistema obbligatorio (anzianità e vecchiaia)
• Cessazione con successiva inoccupazione superiore a 48 mesi, anticipo accesso alla prestazione di max 5 anni (pensione anticipata)
• Liquidazione in capitale di max 50%, tranne che il 70% del maturato non risulti inferiore al 50% dell’assegno sociale; in tal caso possibile tutto in capitale.

la rendita

La pensione derivante dall’iscrizione ad una forma di previdenza complementare, si chiama rendita. Essa tende a restare uno degli argomenti più residuali nell’intero sistema del secondo pilastro pensionistico. L’attenzione è tutta concentrata sull’adesione, sui rendimenti e poco si parla di quella  che è lo scopo finale di tutta la questione.

Dal momento del pensionamento e per tutta la durata della vita dell´aderente, gli verrà erogata una pensione complementare (rendita), cioè sarà pagata periodicamente una somma calcolata in base al capitale che l´aderente avrà accumulato e alla sua età a quel momento.

 

Ciascuna rendita può essere  erogata in rate posticipate mensili, bimestrali, trimestrali, quadrimestrali, semestrali o annuali, a scelta dell’assicurato. In sintesi, quanto maggiori saranno il capitale accumulato e/o l´età al pensionamento, tanto maggiore sarà l´importo della rendita.

L´iscritto può scegliere di percepire la prestazione pensionistica:

 – Interamente in rendita, mediante l´erogazione della pensione complementare

 – Parte in capitale (fino ad un massimo del 50% della posizione maturata) e parte in rendita.

Nel caso in cui, convertendo in rendita almeno il 70% della posizione individuale maturata, l´importo della pensione complementare sia inferiore alla metà dell´assegno sociale INPS (per il 2013 pari a Euro 442,30 €, pari a 5.749,90 € annui,  l´iscritto può scegliere di ricevere l´intera prestazione in capitale. Esempio se un dipendente ha accumulato una posizione individuale di supponiamo 100.000 €, decide di riscuotere il 50% in capitale, pari a 50.000€, sui 50.000 euro restanti si calcola la rendita, se essa è inferiore a 221.15 euro, metà dell’assegno sociale, allora si prendono tutti i centomila euro.

Per i pubblici dipendenti se la rendita ricavabile dal montante maturato è inferiore all’assegno sociale allora si può chiedere tutta la prestazione  in capitale.

Ai fini della determinazione dell´anzianità di iscrizione necessaria per ottenere le prestazioni, sono considerati utili tutti i periodi di partecipazione alle forme pensionistiche complementari maturati dall´aderente senza che lo stesso abbia esercitato il riscatto.

Le rendite sono molteplici, le tipologie più ordinarie sono:

1. Vitalizia immediata  rivalutabile.

Tale rendita è adatta per chi desidera avere l’importo più elevato a partire dalla somma trasformata in rendita, senza alcun tipo di protezione per i superstiti.

 2. Reversibile

All’atto della scelta della rendita si deve indicare il beneficiario designato che non può essere cambiato dopo l’avvio dell’erogazione della prestazione.

3. Certa per X anni

Rendita vitalizia immediata certa per 5 o 10 anni rivalutabile. Tale rendita è adatta per chi desidera proteggere i superstiti per un periodo determinato periodo  di tempo. Il beneficiario designato può essere modificato anche dopo l’inizio dell’erogazione della prestazione.

4. Controassicurata

Rendita vitalizia immediata controassicurata rivalutabile. Tale rendita è adatta per chi desidera proteggere, in modo tale da garantire che possano ricevere la parte residua di capitale che non è stato ricevuto sotto forma di rendita. Il beneficiario designato può essere modificato anche dopo l’inizio dell’erogazione della prestazione.

5. Vitalizia LTC  (Long term care)

Rendita vitalizia immediata con maggiorazione in caso di perdita di autosufficienza, rivalutabile.

Il  calcolo della  rendita si ottiene moltiplicando il Montante finale x Coefficiente di conversione.

Coefficiente di conversione dipende da:

• Basi demografiche, tavole  che le Assicurazioni utilizzano per definire il valore delle rendite da erogare. Si basano sulle speranze di vita in relazione al sesso ed all’età al momento della richiesta della rendita.

 • Tasso Tecnico: Nelle assicurazioni vita è il rendimento minimo che viene riconosciuto dalla compagnia in via anticipata sulla rata di rendita (accrescendone l’importo). • Caricamenti : Sono una parte significativa dei costi gestionali delle imprese assicurative. A parità di altre condizioni, i fattori che influenzano la rendita vitalizia sono : Diversità di genere – uomo / donna (un uomo prenderà una rendita maggiore  di  una donna) Maggiore o minore età anagrafica (a maggiore età corrisponde una rendita maggiore) Caricamento (maggiori costi gestionali riducono il valore della rendita) Tavola demografica (a maggiori aspettative di vita corrisponde una rendita inferiore).

La scelta del tipo di rendita deve essere fatta all’atto della richiesta della pensione complementare. Le rendite sono erogate da compagnie di assicurazioni a cui viene versato il montante, ma anche i fondi pensione possono erogare direttamente le rendite in base alla previsione del Dlvo legislativo 252/05.

 

Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA)
Con circolare del 22 marzo 2017 la Covip ha comunicato ai fondi pensione chiuisi e aperti e alle società che gestiscono Pip, i piani individuali di previdenza, le disposizioni per applicare la cosiddetta Rita, la Rendita integrativa temporanea  anticipata che troverà applicazione in via sperimentale  dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018. Essa riguarda i soli iscritti alle forme pensionistiche complementari in regime di contribuzione definita. La Legge 232/2016 esclude espressamente i fondi complementari in regime di prestazione definita.
Si ricorda che i sistemi a contribuzione definita (DC, defined contribution) sono quelli nei quali è determinata la contribuzione da versare ma non il risultato finale. Sono tali in genere la quasi totalità delle forme pensionistiche italiane. Quelle a prestazioni definita (DB, defined benefit), sono quelle che al maturare di certi eventi, età, anni di iscrizione ecc, viene predeterminata la prestazione. In genere riguardano i lavoratori autonomi.
Possono chiedere l’applicazione della Rita sia i lavoratori privati che quelli pubblici.
La finalità perseguita è quella di offrire, tramite le forme pensionistiche complementari a contribuzione definita, un sostegno finanziario che sono vicini al raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia e che hanno i requisiti per ottenere l’APE (Anticipo finanziario a garanzia pensionistica).
Gli iscritti alla previdenza complementare che si trovino in possesso di determinati requisiti e che cessano dal rapporto di lavoro, possono su base volontaria anticipare il momento del pensionamento, avvalendosi, in tutto o in parte, della posizione individuale accumulata presso la forma stessa, per fruire di un anticipo pensionistico della durata massima di 3 anni e 7 mesi. A costoro è infatti consentito chiedere l’erogazione frazionata di tutto o parte del montante accumulato fino al conseguimento del diritto alla pensione nel sistema pensionistico obbligatorio.
Per ottenere la “Rita” occorre possedere tutti i requisiti per l’APE, e cioè: età anagrafica minima di 63 anni; maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e 7 mesi; anzianità contributiva minima di 20 anni; maturazione dell’importo minimo di  pensione, al netto delle rate dell’APE  pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo previsto ((700€ circa) e non essere già titolari di una pensione diretta.
L’esistenza di questi requisiti sarà attestata dall’INPS. I soggetti interessati a fruire della “rendita integrativa temporanea anticipata” dovranno poi produrla alle forme pensionistiche complementari .
Oltre al possesso dei requisiti per l’APE, la norma richiede la cessazione del rapporto di lavoro. Le forme pensionistiche complementari dovranno accertare la sussistenza anche di detta situazione. Non sono, invece, previsti requisiti minimi di contribuzione alla previdenza complementare.
Non è neppure richiesto che il soggetto abbia fruito dell’APE. E’ infatti rimessa alla scelta dei lavoratori la possibilità di avvalersi dell’APE e della RITA in modo congiunto ovvero alternativo.
La “rendita integrativa temporanea anticipata” è un istituto innovativo, che va ad aggiungersi alle prestazioni pensionistiche già erogabili, trattandosi di una opzione aggiuntiva e consiste nell’erogazione frazionata per il periodo considerato del montante accumulato richiesto.
Spetterà pertanto all’iscritto valutare quanta parte del montante accumulato chiedere a titolo di “rendita integrativa temporanea anticipata”, potendo la stessa gravare sull’intero importo della posizione individuale o su una sua porzione. Le forme dovranno così consentire all’iscritto di esprimere la scelta ritenuta più opportuna in merito alla percentuale di smobilizzo della posizione accumulata.
Considerate le caratteristiche di tale prestazione, consistenti nell’erogazione di un capitale, seppur frazionato, in un arco temporale predefinito che al massimo potrà risultare di 3 anni e 7 mesi, si ritiene che rientri nella competenza della forma pensionistica complementare procedere direttamente alla sua erogazione.
In merito poi alla periodicità del frazionamento, si ritiene rimessa alla forma pensionistica la relativa definizione, anche attraverso l’eventuale indicazione di più opzioni alternative che possano rispondere alle diverse esigenze degli iscritti.
Nel caso, poi, in cui non venga utilizzata l’intera posizione, l’iscritto conserverà il diritto di usufruire delle ordinarie prestazioni in capitale e rendita a valere sulla porzione residua che continuerà ad essere gestita dal fondo pensione.
Le forme pensionistiche complementari dovranno predisporre: i) un documento ad hoc che spiegale caratteristiche della “Rita”, e un Modulo per la richiesta della prestazione.
Nell’ottica di favorire la gestione attiva della posizione individuale accumulata anche nel corso di erogazione della “rendita integrativa temporanea anticipata”, si ritiene opportuno che la porzione di montante di cui si chiede il frazionamento continui ad essere mantenuta in gestione, così da poter beneficiare anche dei relativi rendimenti. Salvo diversa volontà dell’iscritto, da esprimersi al momento della richiesta, tale montante dovrà essere riversato nel Comparto più prudente della forma pensionistica complementare. Le rate da erogare verranno ricalcolate di volta in volta e terranno quindi conto dell’incremento o della diminuzione del montante derivante dalla gestione dello stesso.
Quanto ai costi, il documento sulla “rendita integrativa temporanea anticipata” dovrà esplicitare chiaramente gli importi che saranno addebitati per l’erogazione di ogni rata, ovvero “una tantum”. Tali importi dovranno essere comunque contenuti e strettamente limitati alle spese amministrative effettivamente sostenute.
In caso di decesso dell’iscritto in corso di percezione della “rendita integrativa temporanea anticipata”, il residuo montante corrispondente alle rate non erogate, ancora in fase di accumulo, sarà riscattato secondo le regole esistenti.
Infine sulle rate della “rendita integrativa temporanea anticipata” si applicano i limiti di cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità previsti per le prestazioni pensionistiche.

La Rita Unificata

(Circolare Covip n. 888 del 8/2/2018)

Fra le varie misure varate recentemente, due sono quelle che nelle intenzioni degli ideatori potrebbero teoricamente assorbire, neutralizzandola, la pressione per eliminare l’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile prevista dalla legge Fornero: l’ape volontaria e la rendita anticipata della pensione complementare. Questi due nuovi istituti, la cui natura previdenziale, specialmente l’ape, è molto discutibile, hanno una caratteristica in comune. Non gravano sulle casse dello Stato, ma direttamente sulle spalle dei richiedenti. In sostanza una nuova tipologia di ammortizzatore sociale che li distingue radicalmente dall’ape sociale che è un intervento assistenziale di carattere solidaristico e quindi a carico della collettività.
Previsti n partenza dal maggio dell’anno scorso, la partenza effettiva slitta di mese in mese.
La manovra finanziaria 2018 rende strutturale la Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata) che era stata introdotta con la legge di bilancio per il 2017 (Legge n.232/2016) in via sperimentale dal 1° maggio 2017 – 31 dicembre 2018).
Inoltre, che la legge annuale per il mercato e la concorrenza (Legge n.124/2017) che era partita nel 2015, aveva introdotto la “Rendita Temporanea” con diverse condizioni di accesso rispetto alla RITA e che, a differenza della RITA, non poteva essere richiesta dai dipendenti del settore pubblico cui si applica il Decreto Legislativo 124/1993. Quindi, due misure diverse. Ora la “Rendita Temporanea” è stata incorporata nella Rita e disciplinata, in via strutturale, sia per i dipendenti privati che per i dipendenti del settore pubblico con requisiti di accesso diversi da quelli previsti precedentemente.
Vediamo di seguito le caratteristiche, i requisiti di accesso e la tassazione applicata.
La RITA consiste nell’erogazione in tutto o in parte del montante accumulato presso la previdenza complementare – su richiesta dell’aderente – in forma di rendita temporanea. L’ erogazione decorre dal momento dell’accettazione della richiesta fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Rispetto al montante residuo ai fini della richiesta in rendita e in capitale non rileva la parte di prestazione richiesta come RITA.
Essa si applica alle forme di previdenza complementare in regime di contribuzione definita (sono definiti i contributi mentre le prestazioni a cui si avrà diritto dipenderanno dalla gestione finanziaria e dai contributi versati). Sono quindi escluse quelle in regime di prestazione definita (sono definite le prestazioni mentre i contributi saranno fissati in modo da coprire le stesse tenendo conto del rapporto tra gli attivi e i pensionati). Si ricorda che i Fondi Pensione Negoziali sono a contribuzione definita.
Non è più collegata all’Ape volontaria e alla certificazione rilasciata dall’INPS e prende come riferimento l’età anagrafica relativa alla pensione di vecchiaia prevista nel regime obbligatorio di appartenenza.
Sono previsti i seguenti requisiti di accesso:
• aver cessato l’attività lavorativa;
• maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi;
• possesso del requisito minimo di 20 anni di contributi nei regimi obbligatori alla data di presentazione della domanda di accesso alla RITA.
Viene inoltre riconosciuta nel caso di:
• inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi;
• maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi.
Per i dipendenti pubblici che cessano l’attività lavorativa e richiedono la RITA il termine previsto per l’erogazione del trattamento di fine rapporto e di fine servizio è fissato tra i 12 e i 15 mesi successivi al compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia.
Sull’importo erogato al netto dei contributi già assoggettati ad imposta si applica una ritenuta a titolo di imposta del 15% ridotta dello 0,30% per ogni anno eccedente il 15° anno di partecipazione fino a un limite massimo del 6% per gli importi maturati dal 1° gennaio 2007. Si prevede, inoltre, la facoltà di non avvalersi della tassazione sostitutiva facendolo risultare espressamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso la rendita anticipata sarà assoggettata a tassazione ordinaria.
Soppressione FONDINPS – Forma pensionistica complementare residuale (commi da 173 a 177)
La legge di bilancio 2018 ha altresì disposto la soppressione di Fondoinps (Forma pensionistica complementare residuale). Confluisce in tale forma il TFR dei lavoratori dipendenti privati che non hanno manifestato alcuna scelta esplicita al termine dei sei mesi dall’assunzione sulla destinazione del TFR (cosiddetta adesione con modalità tacita) e contemporaneamente non hanno una forma pensionistica di riferimento istituita attraverso la contrattazione collettiva.
Per rendere pienamente operativa la norma bisognerà attendere un decreto del Ministro del lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze che disciplinerà:
• la data di decorrenza della soppressione;
• la forma pensionistica presso la quale far affluire le quote di TFR maturando (flussi futuri) nell’ipotesi di adesione tacita e mancanza di fondo di riferimento e presso cui trasferire le posizioni individuali già esistenti presso FONDINPS secondo le modalità definite da tale decreto, sentita la COVIP .
La forma pensionistica complementare cui far confluire i flussi futuri e attuali delle posizioni individuali, sarà individuata – sentite le organizzazioni dei datori di lavoro e dei sindacati – tra le forme pensionistiche negoziali di maggiori dimensioni sul piano patrimoniale e adeguate dal punto di vista organizzativo a ricevere il conferimento tacito del TFR.

 

 

 

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 21 settembre 2015 at 20:30

Specchietto carino.. peccato non racconta in base a cosa le rendite si rivalutino.. o meno…
Perché il problema sta proprio li…
Ma nessuno che lo racconta!!! A mio avviso è il meccanismo perfetto per creare i nuovi poveri!!

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