La tassazione

La Tassazione.

La tassazione della previdenza complementare è disciplinata dal Decreto legislativo n.252/2005 e riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato ed i lavoratori autonomi ed i soci di cooperative. Per i dipendenti pubblici valgono le norme previste dal decreto legislativo n. 124/1993, in genere meno favorevole.

Lavoratori del settore privato ed autonomi

I contributi versati alle forme di previdenza complementare dal lavoratore e dal datore di lavoro (o committente) sono deducibili dal reddito complessivo dichiarato ai fini Irpef per un importo non superiore a 5.164,57 euro. L’agevolazione determina un risparmio in termini di minori imposte pagate pari all’aliquota fiscale più elevata applicata al reddito complessivo del lavoratore.

Ad esempio, per un lavoratore che versa alla previdenza complementare contributi pari a 1.000 euro ed è tassato con aliquota marginale Irpef del 23 per cento, il costo effettivamente sostenuto dal lavoratore sarà pari a 770 euro, con un risparmio fiscale pari a 230 euro.

Ai fini del computo del limite di 5.164,57 euro si deve tener conto di tutti i versamenti che affluiscono alle forme pensionistiche, collettive e individuali. Occorre considerare, pertanto: _ le quote accantonate dal datore di lavoro ai fondi per TFR e ai fondi di previdenza del personale dipendente istituiti ai sensi dell’articolo 2117 del codice civile; _ i contributi versati a favore dei familiari fiscalmente a carico. La parte dei contributi versati (anche per le persone a carico) al fondo di previdenza complementare per i quali il contribuente non ha potuto fruire della deduzione, non sono tassati al momento della liquidazione della prestazione. Il contribuente ha però l’obbligo di comunicare alla forma pensionistica complementare l’importo non dedotto (o che non sarà dedotto) nella dichiarazione dei redditi. Detta comunicazione va fatta entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento, ovvero, se il diritto alla prestazione matura prima di tale data, entro il giorno di maturazione.

Dal 2007 la deducibilità è stata estesa anche ai contributi versati a forme pensionistiche complementari istituite presso gli Stati membri dell’Unione Europea e presso gli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazione. In sostanza, dal punto di vista fiscale, i contributi versati a forme pensionistiche di Paesi sopra indicati sono stati equiparati a quelli italiani.

Prosecuzione volontaria della contribuzione

Si continua a beneficiare ugualmente del vantaggio della deducibilità fiscale, anche nei casi di prosecuzione volontaria, oltre il raggiungimento dell’età pensionabile, dei versamenti dei contributi alle forme pensionistiche complementari. Si ricorda che tale scelta di contribuzione libera è ammessa a condizione che l’aderente possa far valere, alla data del pensionamento, almeno un anno di contribuzione a favore delle forme di previdenza complementare.

 L’AGEVOLAZIONE PER I LAVORATORI DI PRIMA OCCUPAZIONE

Una maggiore deduzione è stata prevista in favore dei lavoratori con prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007, cioè per quei lavoratori che alla data di entrata in vigore del Decreto legislativo n. 252 del 2005 non erano titolari di una posizione contributiva aperta presso un qualsiasi ente di previdenza obbligatoria.

In particolare, limitatamente ai primi 5 anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, è consentito, nei 20 anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, di dedurre dal reddito complessivo dichiarato ai fini Irpef contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro, fino a un ammontare pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche, e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro l’anno. In sostanza, l’importo massimo annuale complessivamente deducibile (a partire dal 6° anno successivo a quello di iscrizione) sale per questi lavoratori a 7.746,86 euro.

CONTRIBUTI VERSATI PER I FAMILIARI A CARICO

L’agevolazione fiscale spetta anche quando si versano contributi nell’interesse dei familiari a carico. In tal caso, però, la deduzione in favore del contribuente nei confronti del quale dette persone sono a carico spetta per l’ammontare non dedotto dalle persone stesse, fermo restando l’importo complessivo di 5.164,57 euro. Si ricorda che un familiare, per essere considerato a carico di un altro, deve possedere un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili sostenuti. Nel computo del reddito si considerano anche le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa cattolica. Per quanto riguarda la comunicazione alla forma pensionistica complementare dei contributi non dedotti, deve essere resa al fondo con riferimento al titolare della posizione previdenziale, precisando che l’ammontare complessivo delle somme non dedotte dall’iscritto non è stato dedotto neanche dal soggetto di cui questi è a carico.

Se il contribuente a favore del quale sono stati versati i contributi è a carico di più persone, il beneficio fiscale spetta a colui il quale è intestato il documento comprovante la spesa. Se, invece, il documento è intestato al familiare a carico, è possibile specificare con una annotazione sul documento stesso la percentuale di spesa imputabile a ciascuno degli aventi diritto.

 Rendimenti

I fondi pensione in regime di contribuzione definita, gestiti in via prevalente secondo il sistema tecnico-finanziario della capitalizzazione, sono soggetti all’imposta sostitutiva del 20 per cento, a titolo definitivo. L’imposta si applica sul risultato netto maturato della gestione in ciascun periodo d’imposta, che è pari alla seguente differenza:

valore del patrimonio netto del fondo al termine del periodo d’imposta, al lordo dell’imposta sostitutiva più le erogazioni effettuate per il pagamento di riscatti, prestazioni previdenziali e somme trasferite ad altre forme pensionistiche, meno i contributi, somme ricevute da altre forme pensionistiche, redditi soggetti a ritenuta, redditi esenti o comunque non soggetti ad imposta, meno il valore del patrimonio del fondo all’inizio dell’anno.

Credito d’imposta
A decorrere dal periodo d’imposta 2015, agli enti di previdenza obbligatoria dei professionisti, è riconosciuto un credito d’imposta pari alla differenza tra l’ammontare delle ritenute del 26 per cento sui redditi di natura finanziaria e quelle computate nella misura del 20 per cento a condizione che i proventi siano investiti in attività a medio o lungo termine individuate con apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Anche per le forme di previdenza complementare, a decorrere dal periodo d’imposta 2015 è riconosciuto un credito d’imposta pari al 9 per cento del risultato netto maturato, a condizione che un ammontare corrispondente al risultato netto sia investito in attività di carattere finanziario a medio o lungo termine, individuate con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Con lo stesso decreto sono stabiliti le condizioni, i termini e le modalità di applicazione riguardo alla fruizione del credito d’imposta, nel limite di spesa d i80 milioni di euro a decorrere dal 2016.

LE PRESTAZIONI

La principale finalità della previdenza complementare è quella di consentire al lavoratore di integrare, al momento del pensionamento, la pensione di base, corrisposta dagli Enti di previdenza obbligatoria, con prestazioni pensionistiche aggiuntive. Si ricorda che dal 1° gennaio 2007, si ha diritto alla pensione complementare dopo aver maturato i requisiti di accesso stabiliti nel regime obbligatorio di appartenenza, con almeno cinque anni di iscrizione ad una forma di previdenza complementare. Le prestazioni erogate dal fondo di previdenza possono essere corrisposte: _ in forma di capitale, fino ad un massimo del 50 per cento del montante finale accumulato; _ in forma di rendita (periodica).

 LE PRESTAZIONI EROGATE IN FORMA DI CAPITALE

Le prestazioni possono essere erogate in forma di capitale, secondo il valore attuale, fino al massimo del 50 per cento del montante finale accumulato. La restante parte deve necessariamente essere erogata in forma di rendita. Per individuare l’importo massimo erogabile in capitale, dal montante finale (cioè dal montante effettivamente esistente presso la forma pensionistica), devono essere detratte le somme già erogate a titolo di anticipazione e non reintegrate da parte dell’iscritto. Sul risultato ottenuto si calcola il 50 per cento. L’ammontare da erogare in forma di rendita sarà costituito dalla differenza tra il montante finale accumulato e il risultato così ottenuto. Nel caso in cui le anticipazioni siano superiori all’ammontare finale accumulato, questo dovrà essere interamente erogato in rendita. La prestazione può essere erogata interamente in capitale se la rendita, derivante dalla conversione di almeno il 70 per cento del montante finale, è inferiore al 50 per cento dell’assegno sociale. Le prestazioni pensionistiche complementari erogate in forma di capitale sono assoggettate a tassazione per il loro ammontare complessivo, al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta (da assumere al netto dell’imposta).

Sulla parte imponibile della prestazione erogata è operata una ritenuta, a titolo d’imposta, con l’aliquota del 15 per cento. È prevista, inoltre, una riduzione di detta aliquota pari a 0,30 per cento per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali . La suddetta ritenuta è applicata dalla forma pensionistica a cui risulta iscritto il lavoratore

LE PRESTAZIONI IN FORMA DI RENDITA

Le prestazioni pensionistiche complementari, erogate in forma di rendita, sono imponibili per il loro ammontare complessivo al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta e, dei redditi di capitale derivanti dai rendimenti dell’ammontare della posizione individuale maturata, che dà origine alle prestazioni pensionistiche in corso di erogazione (di cui alla lettera g-quinquies del comma 1 dell’articolo 44 del TUIR), se determinabili. Così come previsto per le prestazioni erogate in forma di capitale, anche su quelle in forma di rendita è operata da parte di chi la eroga una ritenuta a titolo d’imposta, sulla parte imponibile, con l’aliquota del 15 per cento. Tale aliquota è ridotta dello 0,30 per cento per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. La parte della prestazione che corrisponde ai contributi non dedotti non va tassata, in quanto è prevista solo la tassazione delle prestazioni relative a somme che hanno goduto della deducibilità fiscale durante la fase di costituzione della prestazione stessa.

L’obbligo di effettuare e versare la ritenuta non spetta più al fondo pensione (come avveniva in passato) ma a chi eroga a decorrere dal 2007 le prestazioni in forma di rendita (generalmente la compagnia di assicurazione). l’imposta è inferiore anche rispetto a quella prevista per il TFR che il lavoratore ha deciso di lasciare in azienda. Infatti, il TFR è tassato, in linea generale, con l’applicazione dell’aliquota media di tassazione del lavoratore che, in base alle aliquote Irpef attualmente in vigore, non può essere inferiore al 23 per cento.

LE IMPOSTE SULLE ANTICIPAZIONI

– quelle erogate in qualsiasi momento, per un importo non superiore al 75 per cento, per spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni relative a sé, al coniuge e ai figli per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche: ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15 per cento. È prevista, inoltre, una riduzione di detta aliquota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. La ritenuta si applica sull’importo erogato al netto dei redditi già assoggettati ad imposta e dei contributi non dedotti ad esso proporzionalmente riferibili.

– quelle erogate decorsi otto anni di iscrizione, per un importo non superiore al 75 per cento, per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa di abitazione per sé o per i figli: ritenuta a titolo di imposta del 23 per cento. La ritenuta si applica sull’importo erogato, al netto dei redditi già assoggettati ad imposta e dei contributi non dedotti ad esso proporzionalmente riferibili. Non è prevista alcuna riduzione.

-quelle erogate decorsi otto anni di iscrizione, per un importo non superiore al 30 per cento, per ulteriori esigenze degli aderenti: ritenuta a titolo di imposta del 23 per cento. La ritenuta va applicata sull’importo erogato al netto dei redditi già assoggettati ad imposta e dei contributi non dedotti ad esso proporzionalmente riferibili. Non è prevista alcuna riduzione.

IL REINTEGRO DELLE ANTICIPAZIONI

Al fine di ricostituire la posizione individuale esistente all’atto dell’anticipazione, la legge prevede che, a discrezione dell’aderente alla forma pensionistica, le anticipazioni possano essere reintegrate in qualsiasi momento, mediante contribuzioni anche annuali eccedenti il limite di 5.164,57 euro. La reintegrazione può avvenire in unica soluzione o mediante contribuzioni periodiche. Per agevolare il contribuente che decide di reintegrare la propria posizione presso il fondo, è riconosciuto un credito d’imposta pari all’imposta pagata al momento della fruizione dell’anticipazione, proporzionalmente riferibile all’importo reintegrato. Tale credito può anche essere utilizzato per compensare altre imposte. Per il riconoscimento del credito d’imposta occorre idonea documentazione, costituita da: _ certificazione dell’anticipazione erogata e delle relative ritenute; _ comunicazione presentata dall’aderente al fondo circa la volontà di reintegrare l’anticipazione percepita, con l’indicazione delle somme reintegrate.

IL REGIME FISCALE DEI RISCATTI

Il regime fiscale applicabile ai riscatti , si applica una ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15 per cento, ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. La base imponibile è calcolata con gli stessi criteri previsti per le prestazioni pensionistiche erogate in forma di capitale

Se il riscatto è dovuto alla perdita del requisito di partecipazione al fondo, allora la tassazione è del 23%.

La tassazione per i dipendenti pubblici

Il regime fiscale di TFS e TFR 

 quota esente del 26,04% (IBU per gli statali ) o del 40,98% (IPS per i dipendenti degli Enti locali e Sanità)

 defiscalizzazione di € 309,87 (£ 600.000) per ogni anno di servizio o frazione di anno  tassazione in funzione del reddito di riferimento

TFR

 rendimenti annui tassati dell’11%

 applicazione dell’aliquota media Irpef degli ultimi 5 anni sulla prestazione lorda (tassazione provvisoria conguagliata dall’Agenzia delle Entrate sui redditi ultimi anni)  Per i rapporti a tempo determinato inferiori a 2 anni c’è una detrazione di € 63 annui, da scomputare direttamente dall’irpef lorda Il regime fiscale della contribuzione

Regole vigenti con il d.lgs. 124/93 valide per i pubblici dipendenti

I contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile entro il limite più basso tra:

  •  il 12% del reddito complessivo
  •  l’importo assoluto di € 5164,57 annui
  •  il doppio del TFR versato a previdenza complementare. dei rendimenti Imposta sostitutiva dell’11% applicata sul risultato netto di gestione  del fondo, annualmente maturato, come per gli altri.

Le prestazioni in forma periodica sono soggette a tassazione  ordinaria (Irpef), al netto di quanto già tassato (rendimenti)

Le prestazioni in capitale sono soggette a tassazione separata.

 

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