Tfr/Tfs

pensionati sereni. C’è chi si accontenta di poco

Trattamento di Fine Rapporto

Il Trattamento di Fine Rapporto è un istituto previdenziale, a garanzia dei lavoratori, introdotto dalla  Legge 297 del 1982. Essa ha sostituito il vecchio articolo 2120 del Codice Civile. Il Trattamento di Fine Rapporto è una forma di retribuzione differita, liquidata al momento della cessazione del rapporto di lavoro del lavoratore dipendente.

La Legge 297/82 ha disciplinato in maniera le modalità ed i criteri di calcolo per la determinazione dell’indennità dovuta dal datore di lavoro e prevede l’erogazione delle somme al termine del rapporto di lavoro.

Il TFR si determina calcolando, per ciascun anno di servizio, un importo pari, e comunque non superiore, all’entità della retribuzione lorda dovuta per ogni annualità, divisa per il parametro fisso 13,5. La quota rappresenta quindi il 7,41% della retribuzione (precisamente il 6,91% corrisposto all’ex dipendente più lo 0,50% corrisposto all’Inps per finanziare il Fondo di garanzia). Tale importo viene rivalutato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, di una percentuale costituita dall’1,5% in misura fissa e dal 75%  dell’indice Istat dei prezzi al consumo. Gli elementi che concorrono alla formazione del TFR sono numerosi e vanno dallo stipendio base alle indennità di funzione comprendendo, in via generale, tutti i compensi a carattere continuativo.

Il TFR è una indennità riservata ai lavoratori dipendenti del settore privato.

Il TFR non è soggetta alla tassazione ordinaria per rientrare in una procedura di tassazione separata, espressamente elaborata per tale tipo di indennità e per indennità equipollenti.

Non è previsto un trattamento di fine rapporto per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa ed in genere per i rapporti di lavoro autonomo.

Dopo almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro i lavoratori possono chiedere al datore di lavoro un’anticipazione fino al 70% del TFR maturato alla data della richiesta. La domanda deve essere giustificata da uno dei seguenti motivi:

• spese sanitarie di carattere straordinario;

• acquisto della prima casa di abitazione (per il richiedente o per i figli);

• spese da sostenere durante i congedi per maternità o per formazione.

L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro.

Il TFR viene pagato al momento della cessazione del rapporto di lavoro dal datore di lavoro. In caso di insolvenza di quest’ultimo, e in seguito all’apertura di una procedura concorsuale o esecuzione individuale, il trattamento di fine rapporto, debitamente accertato e determinato a seconda delle suddette procedure,viene erogato ai lavoratori dal FONDO DI GARANZIA (L.29 maggio 1982 n. 297) tramite l’Inps.

PRESCRIZIONE

Il diritto al TFR si prescrive in cinque anni (art. 2948, comma 5, c.c.) che decorrono dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Quando il diritto al TFR è riconosciuto da sentenza di condanna passata in giudicato si prescrive in dieci anni (art. 2953 c.c.).

FONDO DI GARANZIA

L’ art. 2 della legge 29 maggio 1982, n. 297 ha istituito presso l’ Inps il “Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto” – esteso col dl 80/92 alle ultime retribuzioni (artt.1 e 2) e anche alla previdenza complementare (art.5) – avente lo scopo di sostituirsi al datore di lavoro, in caso di insolvenza di quest’ ultimo, nel pagamento del T.F.R. e/o delle ultime tre mensilità ai lavoratori subordinati, cessati dal lavoro, o loro aventi diritto. (art.2120 c.c.) Col dlgs 19/8/2005 n. 186 adottato in attuazione della direttiva del Consiglio dell’ Unione Europea 2002/74/CE del 23 settembre 2002 sono state regolamentate anche le situazioni “transnazionali”.

In virtù della L. 88/89, il Fondo di Garanzia è confluito nella Gestione Prestazioni Temporanee ai lavoratori dipendenti.

CASI D’INTERVENTO

Il Fondo di Garanzia interviene in tutti i casi di cessazione del rapporto di lavoro subordinato a condizione che sia stato accertato lo stato di insolvenza del datore di lavoro.

PROCEDURE CONCORSUALI

Regio Decreto 16/03/1942 n. 267 (Legge Fallimentare) Decreto Legislativo 9 Gennaio 2006 n.5 Dlgs 169/2007

Sono Procedure Concorsuali tutte le procedure che mirano alla sistemazione complessiva dell’ azienda in crisi, con soddisfazione di tutti i creditori nell’ ambito della parità di trattamento tra essi. Esse però si differenziano in maniera radicale, in quanto alcune hanno lo scopo di conservare l’ azienda e consentirne la prosecuzione dell’ attività (amministrazione straordinaria), mentre le altre hanno la funzione di far cessare l’ impresa (fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo con cessione dei beni).

AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA

L’Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi è una procedura concorsuale di tipo conservativo finalizzata alla continuazione dell’impresa attraverso l’attuazione di un piano di risanamento.

TFR IN BUSTA PAGA
In via sperimentale, in relazione ai periodi di paga decorrenti dal 1º marzo 2015 al 30
giugno 2018, i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici e i lavoratori del settore agricolo, che abbiano un rapporto di lavoro in essere da almeno sei mesi presso il medesimo datore di lavoro, possono richiedere al datore di lavoro medesimo, entro i termini definiti con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che stabilisce le modalità di attuazione della presente disposizione, di percepire la quota maturanda di cui all’articolo 2120 del codice civile, al netto del contributo di cui all’articolo 3, ultimo comma, della legge 29 maggio 1982, n. 297, compresa quella eventualmente destinata ad una forma pensionistica complementare di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, tramite liquidazione diretta mensile della medesima
quota maturanda come parte integrativa della retribuzione. Questa è assoggettata a tassazione ordinaria,  e non è imponibile ai fini previdenziali.

La manifestazione di volontà, qualora esercitata, è irrevocabile fino al 30 giugno 2018. All’atto della domanda il lavoratore deve aver maturato almeno sei mesi di rapporto di lavoro presso lo stesso datore di lavoro. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano ai datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali e alle aziende dichiarate in crisi. In caso di mancata espressione della volontàfermo quanto stabilito dalla normativa vigente.

Trattamento di fine rapporto/Trattamento di fine servizio

Ai dipendenti pubblici alla cessazione del rapporto di lavoro vengono erogati due diversi trattamenti  ,

: Trattamenti di Fine Rapporto  –  Consiste nel trattamento “una tantum”  che il dipendente  consegue alla cessazione del servizio, ma ha natura e modalità  di calcolo diverse.

Trattamenti di Fine Servizio (indennità di buonuscita – indennità premio di servizio – indennità di anzianità) – Consistono in una somma di denaro “una tantum” corrisposta al dipendente al momento della cessazione dal servizio

I lavoratori in regime di Tfs

 I dipendenti pubblici assunti a tempo indeterminato prima del 1° gennaio 2001 Rimane in ogni caso in regime di tfs il personale cosiddetto “non contrattualizzato” e individuabile ne:

 I magistrati ordinari, amministrativi e contabili  Gli avvocati e i procuratori dello Stato  Il personale militare e delle forze armate di polizia

 Il personale della carriera diplomatica e prefettizia

 I professori e i ricercatori universitari

 I dipendenti della Camera dei Deputati del Senato della Repubblica e del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica

 Il personale dei Vigili del Fuoco (nota operativa n.35/2008)

 I dipendenti degli Enti che svolgono la loro attività in materie contemplate dall’art. 1 del Decreto L.vo del Capo provvisorio dello Stato 17/7/1947, n. 691 e delle leggi n. 281/1985 e n. 287/1990 (personale della Borsa, Consob, ecc.) I trattamenti di fine servizio Retribuzione di riferimento: (fissata dalla legge) voci fisse e continuative più l’ indennità integrativa speciale (la contingenza dei dipendenti pubblici, in acronimo IIS)  Finanziamento della prestazione: contribuzione la cui misura è pari al 9,60% dell’80% della retribuzione di riferimento (retribuzione contributiva utile).

Ripristino dei trattamenti di fine servizio dei dipendenti pubblici

Decreto legge 29 ottobre 2012, n. 185, recante l’abrogazione dell’art. 12, comma 10, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ai fini dell’attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 223 del 2012 L’art. 1 del decreto legge 29 ottobre 2012, n. 185 ha disposto l’abrogazione dell’art. 12, comma 10, del D.L. 78/2010 a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, nel contempo, la riliquidazione d’ufficio entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto stesso (31 ottobre 2012) di tutti i trattamenti di fine servizio liquidati in base all’art. 12, comma 10 del D.L. 78/2010 (abrogato) senza recupero delle eventuali somme erogate in eccedenza al dipendente.

La norma dispone anche l’estinzione di diritto di tutti i processi pendenti nonché l’inefficacia di tutte le sentenze emesse (tranne quelle passate in giudicato) in materia di restituzione del contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5% della retribuzione contributiva utile.

L’abrogazione della norma determina il ripristino della normativa previgente in tema di calcolo dei trattamenti di fine servizio comunque denominati (indennità premio di servizio, per i dipendenti delle autonomie locali, delle regioni e della sanità, indennità di buonuscita per i dipendenti civili e militari dello Stato, indennità di anzianità per i dipendenti degli enti pubblici non economici e delle altre amministrazioni che erogano questa prestazione e che non sono iscritte alle gestioni del Tfs dell’ex Inpdap). Venendo meno il computo della prestazione su due quote (la seconda delle quali con modalità simili a quelle del calcolo del Tfr per le anzianità successive al 2010) i trattamenti di fine servizio devono essere determinati esclusivamente in base alle disposizioni di cui al DPR 29 dicembre 1973, n. 1032 e alla legge 8 marzo 1968, n. 152, a seconda che si tratti di indennità di buonuscita o indennità premio di servizio, che individuano quale base di calcolo la retribuzione contributiva utile percepita alla cessazione del rapporto previdenziale (retribuzione dell’ultimo giorno di servizio, espressa su base annuale, per l’indennità di buonuscita, ovvero degli ultimi dodici mesi di servizio effettivo per l’indennità premio di servizio) da riferire all’anzianità utile complessiva. Le riliquidazioni I trattamenti di fine servizio liquidati dal 1/1/2011 al 30 ottobre 2012 saranno essere riliquidati d’ufficio entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto stesso. Se in sede di riliquidazione l’importo spettante risultasse inferiore a quello precedentemente erogato non si procede al recupero della somma erogata in più. Al calcolo di tutte le riliquidazioni si procederà centralmente presso la Direzione Generale ex Inpdap.  Permanenza del contributo del 2,5% a carico del dipendente A seguito dell’entrata in vigore del decreto legge n. 185/2012 nulla cambia per quanto riguarda l’assolvimento degli obblighi contributivi, poiché, essendo state ripristinate le  vecchie regole, il contributo previdenziale sulla retribuzione contributiva utile rimane dovuto, nella misura complessiva del 9,60% (7,10 a caricodell’amministrazione e 2,50 a carico del lavoratore) per gli iscritti alla gestione ex Enpas e nella misura complessiva del 6,10% (3,60 a carico dell’amministrazione e 2,50 a carico del dipendente) per gli iscritti alla gestione ex Inadel.

 

 

 

Tfr pubblico impiego

Consiste in una somma di denaro corrisposta al dipendente alla risoluzione del rapporto di lavoro il cui diritto sorge al termine di un servizio pari ad almeno 15 giorni continuativi nel mese, regolato dall’art . 2120 del codice civile (settore privato) esteso al settore pubblico con l’Accordo quadro Aran – Sindacati  29/07/1999  e dal  Dpcm 20 dicembre 1999

 Destinatari: i dipendenti del settore privato e pubblico. Nel settore pubblico riguarda i dipendenti a tempo determinato con contratto in essere al 30/05/2000 ovvero assunti successivamente e i dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato a decorrere dal 1°/1/2001 (Dpcm 2 marzo 2001)

 E’ costituito da accantonamenti annui di quote del 6,91% della retribuzione utile.  Gli accantonamenti vengono annualmente contabilizzati e rivalutati  con l’applicazione del tasso  dell’1,5% in misura fissa e del 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo Istat. La rivalutazione è applicata agli accantonamenti maturati fino al 31/12 dell’anno precedente e non opera per gli accantonamenti dell’anno in corso.

La tassazione dei trattamenti di fine servizio è diversa da quella del  trattamento di fine rapporto. Di seguito il confronto

TFS  quota esente del 26,04% (statali) o del 40,98% (enti locali

 defiscalizzazione di € 309,87 (£ 600.000) per ogni anno di servizio o frazione di anno  tassazione in funzione del reddito di riferimento

TFR  rendimenti annui tassati dell’11%

 applicazione dell’aliquota media Irpef degli ultimi 5 anni sulla prestazione lorda (tassazione provvisoria conguagliata dall’Agenzia delle Entrate sui redditi ultimi anni)  Per i rapporti a tempo determinato inferiori a 2 anni c’è una detrazione di € 63 annui, da scomputare direttamente dall’irpef lorda.

La riforma del 2010: il TFS calcolato come  TFR per i periodi successivi  al 31 dicembre 2010

Il comma 10  dell’art 12 legge 122/10  stabilisce che: “Con effetto sulle anzianità contributive maturate a decorrere dal 1° gennaio 2011, per i lavoratori alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per i quali il computo dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, in riferimento alle predette anzianità contributive non è già regolato in base a quanto previsto dall’articolo 2120 del codice civile in materia di trattamento di fine rapporto, il computo dei predetti trattamenti di fine servizio si effettua secondo le regole di cui al citato articolo 2120 del codice civile, con applicazione dell’aliquota del 6,91 per cento”.

 Per tutte le anzianità maturate a partire dal 1° gennaio 2011 varia la modalità di calcolo del TFS. Il calcolo si effettua accantonando il 6,91%, ma sulla retribuzione utile  considerata nella misura dell’80%  (invariata quindi rispetto all’imponibile previsto in precedenza) e segue il criterio di  rivalutazione previsto per i TFR.

 Nulla è innovato nelle modalità di tassazione, che continua ad applicarsi secondo le norme già vigenti sul TFS.

 Per la valutazione di eventuali riscatti occorre distinguere se temporalmente il periodo oggetto di riscatto si colloca entro il 31/12/2010 o in epoca successiva. Se è precedente aumenta l’anzianità utile della prima quota del TFS. Se successivo si trasforma in quota di retribuzione da accantonarsi insieme alle altre quote

 Per coloro in servizio al 31/12/2010 con diritto acquisito per la corresponsione del TFS la prestazione finale è determinata su due quote: la prima per l’anzianità utile al 31/12/2010 calcolata con le vecchie modalità ; la seconda basata sugli accantonamenti del 6,91% per tutti gli anni successivi.

 Per l’arrotondamento dei servizi, ogni periodo segue le norme pertinenti al tipo di calcolo effettuato

 Nulla è innovato in tema di individuazione dei beneficiari in caso di decesso in servizio

Un esempio

Un dipendente con 10 anni di servizio al 31/12/2010 ed altri 10 nel periodo successivo ha diritto ad un TFS calcolato per i primi 10 anni con le vecchie modalità e gli ultimi 10 con il sistema degli accantonamenti. I due importi, sommati, danno l’importo lordo su cui calcolare la tassazione prevista dalle vecchie norme sul TFS.

La Corte Costituzionale ha dichiarato  illegittimo il prelievo del 2,50% sul Tfr disposto con decreto legge 78/2010 (Sentenza n. 223/2012)

Bisogna vedere quali effetti adesso comporterà  la sentenza della Corte costituzionale.

Erogazione della prestazione ai pubblici dipendenti

 Sia che si tratti di prestazioni di fine servizio comunque denominate , sia che si tratti di TFR, a partire dalle cessazioni intervenute dal 31/5/2010 sono state introdotte nuove modalità riguardanti l’accesso al pagamento.

 Se la prestazione dovuta ha un importo lordo massimo di 90.000 € viene erogata in un’unica soluzione e seguendo la scadenza già prevista per la generalità dei casi

 Nel caso in cui la prestazione superi l’importo lordo di 90.000 € ma sia inferiore a 150.000€, fermo restante il pagamento del primo acconto nei modi sopra stabiliti, la seconda rata è erogata dopo 12 mesi dalla decorrenza del diritto al primo pagamento  Nel caso in cui la prestazione superi l’importo lordo di 150.000 €, fermi restanti i pagamenti dei primi due acconti nei modi sopra stabiliti, la terza ed ultima rata è erogata dopo 24 mesi dalla decorrenza del diritto al primo pagamento La disciplina inerente alla nuova modalità di pagamento del trattamento di fine servizio dilazionato in più rate non si applica, in via transitoria, per alcune situazioni:

 Collocamenti  a riposo per limiti di età intervenuti entro il 30/11/2010;

 Collocamenti a riposo per dimissioni intervenuti entro il 30/11/2010 a condizione che la cessazione sia stata comunicata/accolta entro il 30/5/2010  I trattenuti in servizio, comunque cessati entro il 30/11/2010, il cui collocamento a riposo è da considerarsi comunque come avvenuto per “limiti di età” Per mancanza di espressa previsione legislativa le deroghe non sono applicabili in tutti i casi di cessazione per decesso, per inabilità  e  per limiti di servizio (in mancanza di istanza prodotta entro il 30/5/2010

Con l’art. 1, commi 22 e 23, del DL 138/2011, conv. dalla L. n.148/2011 nuove scadenze  di pagamento delle prestazioni di fine lavoro con modifica ai termini dell’ art. 3 del DL 79/97, conv. dalla L. 140/1997. Questi  i nuovi termini per cessazioni successive al 13 agosto 2011

Termine breve:  entro 105 giorni (15+90) – Inabilità – Decesso Termine di 6 mesi – Raggiungimento limiti di età – Cessazione servizio per termine contratto tempo determinato – Cessazione servizio per anzianità massima contributiva entro il 31/12/2011 – Termine di 24 mesi – Tutti gli altri casi di cessazione e, quindi, per: – Dimissioni volontarie – Recesso da parte del datore di lavoro (licenziamento, destituzione dall’impiego ) – Deroghe  per vecchi termini – I vecchi termini valgono se entro il 12 agosto (31 dicembre per il personale scolastico e Afam) 2011 si è maturato il dritto a pensione per limiti di età e massima anzianità contributiva.  Pertanto:

105 giorni (entro) per inabilità, decesso, limiti di età o servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza, compreso il raggiungimento del termine finale dei contratti a tempo determinato –

– 6 mesi in tutti gli altri casi – In caso di pensione di anzianità (con il sistema delle quote), ma senza aver raggiunto al 12 agosto 2011 il requisito del limite di età e/o quello dell’anzianità massima, il termine è di –

–     6  mesi – anche qualora successivamente avesse raggiunto, al momento della cessazione, i predetti requisiti di accesso.

Termini di pagamento del tfs/tfr
                     Regime generale per le cessazioni dal 1.1.2014

Le nuove regole in materia di pagamento rateale e di termini di erogazione dei Tfs e dei Tfr, introdotte dall’art. 1, commi 484 e 485, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità 2014) e comma 184,  191 e 196 dell’art 1 legge 232/2016 ( legge di bilancio 2017).
In relazione alle cessazioni dal servizio dal 1° gennaio 2014, i trattamenti di fine servizio e fine rapporto, comunque denominati, vengono corrisposti: in unica soluzione se  di importo pari o inferiore a 50.000 euro; in due o tre rate annuali, se di ammontare superiore a 50.000 euro a  seconda che l’importo complessivo superi i 50.000 euro ma sia inferiore a 100.000 (in tal caso le rate sono due: 50.000 la prima e la parte eccedente la seconda) ovvero sia pari o superiore a 100.000 euro (e in tal caso le rate sono tre: 50.000  la prima; 50.000 la seconda e la parte eccedente i 100.000 la terza).

Regime generale per le cessazioni dal 1.1.2014
 
Termine breve: entro 105 giorni dalla cessazione
 
In caso di cessazione dal servizio per inabilità o per decesso, trova applicazione il termine breve in relazione al quale la prestazione deve essere liquidata entro 105 giorni dalla cessazione

Termine di  12 mesi
 
La prestazione può essere liquidata e messa in pagamento dopo dodici mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro quando questa è avvenuta per:
raggiungimento dei limiti di età; rientrano tra le cessazioni per limiti di età i collocamenti a riposo d’ufficio disposti dalle amministrazioni al raggiungimento del limite di età ordinamentale (65 anni per la maggior parte dei dipendenti pubblici), anche se inferiore al limite di età per la pensione di vecchiaia, e in presenza dell’avvenuto conseguimento del diritto a pensione; l’articolo 24, comma 4, secondo  periodo,  del  decreto legge 201/ 2011, va inteso  nel  senso  che  per  i  lavoratori  dipendenti  delle pubbliche  amministrazioni  il  limite  ordinamentale,  previsto  dai singoli  settori  di  appartenenza  per  il  collocamento  a   riposo d’ufficio e vigente alla data di entrata in vigore del  decreto legge stesso, non è modificato dall’elevazione  dei  requisiti  anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia e  costituisce  il  limite  non superabile, se non per il trattenimento in servizio o per  consentire all’interessato  di  conseguire  il diritto  alla pensione;
cessazioni dal servizio conseguenti all’estinzione del rapporto di lavoro a tempo determinato per raggiungimento del  termine finale fissato;
cessazione dal servizio a seguito di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro.

 Termine di 24 mesi
 
La prestazione viene messa  in pagamento dopo  24 mesi dalla cessazione, quando questa è avvenuta per cause diverse dall’età inabilità o decesso, anche se non è  stato maturato il diritto a pensione. Tra queste cause si ricordano in particolare:
le dimissioni volontarie, con o senza diritto a pensione anticipata;
il recesso da parte del datore di lavoro (licenziamento, destituzione dall’impiego etc.).
Scaduti i 24 mesi, l’istituto deve mettere in pagamento la prestazione entro 3 mesi. Decorsi questi due periodi (complessivamente pari a 27 mesi) sono dovuti gli interessi.

Deroghe per chi ha maturato il diritto a pensione entro il 12 agosto (31 dicembre per il personale della scuola e dell’Afam)  2011

Non sono interessate dai termini sopra indicati le seguenti tipologie di dipendenti per i quali continua a trovare applicazione la disciplina previgente:
lavoratori che hanno maturato i requisiti contributivi ed anagrafici per il pensionamento, sia di anzianità che di vecchiaia (raggiunti limiti di età o di servizio) prima del 13 agosto 2011;
personale del comparto scuola e delle istituzioni di alta formazione artistica e specializzazione musicale (AFAM) interessato all’applicazione delle regole sulla decorrenza della pensione (rispettivamente dal primo settembre e dal primo novembre) e che ha maturato i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2011; rientra nella disciplina derogatoria anche il personale docente dipendente da istituzioni scolastiche comunali.

Per il personale interessato dalle deroghe sopra indicate, pertanto, i termini rimangono i seguenti:
105 giorni per le cessazioni dal servizio per inabilità, decesso, limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza (comprese le cessazioni per limiti di età o raggiungimento della massima anzianità contributiva a fini pensionistici, a condizione che i relativi requisiti siano stati maturati entro il 12 agosto 2011, con eccezione del personale della scuola e AFAM i cui requisiti possono  essere stati maturati anche entro il 31 dicembre 2011)   e per le cessazioni dal servizio conseguenti all’estinzione del rapporto di lavoro a tempo determinato per  raggiungimento del  termine finale fissato nel relativo contratto di lavoro;
6 mesi  per tutte le altre casistiche.

I  lavoratori che alla data del 12 agosto (31 dicembre per il personale della scuola e delle Afam) 2011   abbiano maturato i requisiti congiunti di età ed anzianità contributiva (cosiddetta “quota”) ma non abbiano ancora raggiunto i limiti di età ovvero l’anzianità contributiva massima, il Tfs/Tfr è erogato dopo sei mesi.
Non sono interessate dal termine a regime di 12 mesi, le seguenti tipologie di dipendenti per i quali continua a trovare applicazione la vecchia disciplina:
lavoratori che hanno maturato i requisiti contributivi ed anagrafici per il pensionamento, sia di anzianità che di vecchiaia (raggiunti limiti di età o di servizio) dopo il  12 agosto 2011 ed entro il 31 dicembre 2013 e che cessano per raggiunti limiti di età;
personale del comparto scuola e delle istituzioni di alta formazione artistica e specializzazione musicale (AFAM) interessato all’applicazione delle regole sulla decorrenza della pensione (rispettivamente dal primo settembre e dal primo novembre) e che ha maturato i requisiti per il pensionamento dopo il 31 dicembre 2011 ed entro il 31 dicembre 2013; rientra nella disciplina derogatoria anche il personale docente dipendente da istituzioni scolastiche comunali a condizione che le stesse abbiano recepito nei  propri regolamenti le disposizioni relative all’ordinamento dei docenti della scuola statale.

 Comparto sicurezza
I termini di pagamento da applicare ai trattamenti di fine servizio spettanti al personale appartenente al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico  che cessa dal servizio anticipatamente rispetto al limite ordinamentale previsto per la qualifica o grado rivestito o rispetto ai requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia se differenti, si specifica quanto segue.

Deve essere applicato l’ordinario termine di pagamento di 24 mesi con riferimento a tutti i casi di collocamento a riposo avvenuti a seguito di dimissioni volontarie con diritto (maturato dopo il 12 agosto 2011) al pensionamento anticipato rispetto ai limiti ordinamentali di età o ai requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia, se differenti.

Pertanto, si applica il termine ordinario di 24 mesi per i Tfs relativi alle cessazioni:
con un’età di almeno 57 anni e tre mesi (requisito da adeguare alla speranza di vita a decorrere dal 2016 ai sensi dell’art. 12 del decreto legge 78/2010 e s.m.i.) ed un’anzianità contributiva di 35 anni;
con 40 anni e 3 mesi di anzianità contributiva (requisito da adeguare alla speranza di vita a decorrere dal 2016 ai sensi dell’art. 12 del decreto legge 78/2010 e s.m.i.) intervenuta prima del raggiungimento del limite ordinamentale previsto per la qualifica o grado rivestito o dei requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia se differenti.

Diversamente, nel caso in cui l’iscritto abbia conseguito entro il 31 dicembre 2011 i 40 anni di anzianità contributiva ai fini pensionistici, il termine di pagamento è quello di sei mesi.
Lo stesso termine di sei mesi vale anche nel caso in cui l’iscritto abbia raggiunto entro la predetta data del 31 dicembre 2011 l’aliquota massima dell’ottanta per cento della retribuzione pensionabile, a condizione che i 53 anni e 3 mesi  siano compiuti entro il 31 dicembre 2013. Si sottolinea, in proposito, che il raggiungimento entro il 12 agosto 2011 della sola aliquota massima dell’ottanta per cento della retribuzione pensionabile, non accompagnato dall’età anagrafica minima dei 53 anni compiuti entro la medesima data, non consente di ritenere maturati alla predetta data i requisiti per il pensionamento.
Conseguentemente questa fattispecie non rientra nelle deroghe di cui all’art 1, comma 23, del decreto legge n. 138/2011 (conservazione del previgente termine di 105 giorni) e, pertanto, il termine di pagamento è quello di sei mesi, sopra ricordato, sempre che i 53 anni e tre mesi  siano compiuti entro il 31 dicembre 2013.
Se, invece, la predetta età adeguata  alla speranza di vita a decorrere dal 2016 è compiuta dopo il 31 dicembre 2013 il termine di pagamento è di 12 mesi in quanto i requisiti per il pensionamento sono conseguiti dal 2014.

Pensionamento in deroga alle norme dell’art. 24 del decreto legge 201/2011  previsto ai sensi dell’art. 2, comma 11, del decreto legge 95/2012 per il personale soprannumerario di pubbliche amministrazioni interessate da processi di riduzione e razionalizzazione

Il  personale in soprannumero, al quale si applica la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro, accede al pensionamento in base alle regole vigenti prima dell’art. 24 del decreto legge 201/2011 (riforma Monti Fornero).
Per questi lavoratori, pertanto, i requisiti anagrafici e contributivi per la maturazione del diritto a pensione sono quelli previsti dalla disciplina vigente prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero. Se tali requisiti risultano conseguiti prima del 1° gennaio 2014, allora trovano applicazione le regole in materia di pagamento rateale e di termini di erogazione dei Tfs e dei Tfr previsti dalle norme vigenti anteriormente alla stessa data. Se, invece, i requisiti per il diritto a pensione risultano maturati dopo il 31 dicembre 2013 allora trovano applicazione le nuove regole in materia di rateizzazione e termini di pagamento dei trattamenti di fine servizio e fine rapporto. Resta fermo che, per il personale in esubero che accede al pensionamento in deroga alla disciplina introdotta dall’art. 24 del decreto legge 201/2011    il termine di pagamento  del Tfs o del Tfr non decorre  dalla cessazione dal servizio ma dalla data in cui il personale in parola maturerebbe il teorico diritto a pensione secondo le regole introdotte dal predetto art. 24 del decreto legge 201/2011

Dipendenti  che utilizzano l’Ape, la Rita o il Cumulo
Per i lavoratori pubblici, nonché per il personale degli enti pubblici di ricerca, che cessano l’attività lavorativa e richiedono l’Ape o la Rita ( rendita temporanea integrativa di previdenza complementare) o il cumulo, i termini di pagamento delle indennità di fine servizio comunque denominate,  iniziano a decorrere al compimento di conseguimento della pensione di vecchiaia,  e sulla base della disciplina vigente in materia di corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato. In pratica un lavoratore che va in pensione a 63 anni utilizzando l’Ape per la buonuscita deve aspettare almeno 4 anni e 7 mesi!

 

 

 

 

 

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