“Riprendiamoci il Futuro”: l’Associazione Lavoro & Welfare rimette al centro del dibattito la previdenza complementare

Scritto il alle 09:28 da [email protected]

Mentre i precedenti governi hanno ignorato il problema, l’Associazione Lavoro e Welfare ha elaborato una serie di proposte di rilancio della previdenza complementare. L’esigenza è giusta, ma alcune proposte devono essere precisate meglio, come quella della “adesione automatica” e della possibilità di conferire solo il 50% del Tfr

 Il 13 dicembre 2012, presso la Sala del Parlamentino sede INAIL a  Roma, si è tenuto il convegno dal titolo:Previdenza Complementare: “Riprendiamoci il Futuro”, organizzato dall’Associazione Lavoro&Welfare in collaborazione con Alkimis SGR. La previdenza complementare non decolla come si sperava, esordisce A. Finocchiaro, presidente della Covip, aprendo i lavori, tant’è che si parla di una sua  delegittimazione sociale. Pesa anche una pesante parcellizzazione delle forme di previdenza complementare, attualmente 545. A questa frammentazione  del sistema si aggiunge una ancora più articolata situazione nelle linee di investimento.  E’ indubbio che di fronte a questi scenari occorre trovare degli strumenti per favorire le aggregazioni. Un quarto dei fondi esistente sarebbe più che sufficienti, ma le resistenze sono tante.

A tutt’oggi gli iscritti sono circa 5.800.000 e la componente giovani  continua a rimanere  scarsa. Si spera che la partenza dei fondi pubblici Perseo e Sirio dia un incremento delle adesioni. Ma per agevolarli  bisognerà superare subito  le differenze  normative ancora esistenti, specie nella fiscalità, fra lavoratori pubblici e quelli privati.  A rendere più cupo l’orizzonte c’è la non  risolta questione dell’omissione contributiva del datore di lavoro. Quando ciò si verifica, il lavoratore è lasciato sostanzialmente solo, per cui occorre un intervento legislativo che equipari i contributi della previdenza integrativa a quelli obbligatori.

Mentre le adesioni ai fondi  negoziali ristagnano, aumentano solo i Pip, più costosi e che non assicurano particolari performance, probabilmente per la incisiva capacità di convincimento dei collocatori delle relative polizze.

Se parte la busta arancione, come è stato promesso dal prossimo gennaio, ma promesse in tal senso erano già state fatte un passato, forse il lavoratore avrà più consapevolezza rispetto alla previdenza complementare, vedendo le previsioni della sua futura pensione. Sulle anticipazioni la legge ha privilegiato la possibilità di accedervi per motivi di salute, e acquisto della casa, con un residuo di possibilità per “motivi vari”  ebbene questa ultima fattispecie è ancora la più prevalente e vi si fa ricorso come se fosse un bancomat.  Un’altra nota dolente è quella degli investimenti, il 60% degli investimenti è in titoli di stato, mentre nel mercato immobiliare gli investimenti raggiungono il 6% Prevale un approccio passivo. La politica di investimento deve essere decisa all’interno dei Fondi con la creazione della Funzione Finanza, evitando il ricorso all’esterno, Inoltre viene raccomandato di evitare di fare raffronti poco omogenei fra rendimenti del Tfr e rendimento dei Fondi, se non altro per la variabile tempo. Il primo è annuale mentre il secondo si basa sul lungo periodo.

Giovanni Pollastrini,  dell’Associazione Lavoro e Welfare,  ha tenuto la relazione centrale;  è partito dalla considerazione, ovvia per molti, ma non per tutti, che  contrariamente a come si pensa, la riforma Monti Fornero non ha reso superflua la previdenza integrativa, anzi.  La prima questione è quella dei controlli e bene hanno fatto le forze sociali ed il Parlamento  a far mantenere in vita la Covip. Ora bisogna rafforzarla e far sviluppare la vigilanza su tre direttrici: quella sulle forme di previdenza complementare, quella sulla gestione delle casse dei professionisti privatizzate, quella sui fondi sanitari integrativi. Sugli investimenti si auspica l ‘entrata in vigore del nuovo decreto 703/96, sperando che non sarà bloccato dalla crisi di governo. Altro punto fondamentale è l’eliminazione delle differenze normative fra i lavoratori pubblici e quelli privati.

Per il rilancio delle adesioni, e qui viene la proposta forte, di dovrebbe prevedere una adesione automatica per via contrattuale con possibilità di conferire anche solo il 50% del proprio Tfr, mentre va eliminata la possibilità di chiedere anticipazioni per “altri motivi”. I successivi interventi hanno sottolineato altri aspetti del problema, come quello di creare una rete fatta dai patronati o dai Caf per la raccolta materiale delle adesioni oppure stipulare apposite convenzioni con banche o assicurazioni.

Cesare Damiano, presidente dell’Associazione Lavoro & Welfare ha rilanciato con forza la tematica della previdenza complementare confermando l’architettura già disegnata  è ancora valida:  legislativamente con la legge 247/2007 ( art.1 comma 12:“proporre politiche attive che possano favorire il raggiungimento di un tasso di sostituzione al netto della fiscalità non inferiore al 60 per cento, con riferimento all’aliquota prevista per i lavoratori dipendenti;” ) c’era un indirizzo a stabilizzare la pensione pubblica al 60%, il resto della copertura deve essere data dalla previdenza complementare. Prima di far questo bisogna metter mano al cantiere pensione che non è ancora chiuso e risolvere tutte le questioni ancora aperte, come quella degli esodati.

Quando si parla di sostenibilità del sistema bisogna aver chiaro che si parla di sostenibilità del sistema previdenziale non di quello dei conti pubblici che riguarda tutta la collettività, non una sola parte di essa.

La prima questione è l’equiparazione delle regole fra pubblici e privati, studiare la possibilità  per via contrattuale di una possibile adesione automatica alla previdenza complementare e sugli investimenti renderli il più redditizi possibili senza intaccare le dovute garanzie agli aderenti.

Ora se è indubbio la necessità di mettere al centro dell’agenda della prossima compagine governativa il problema delle pensioni nel suo complesso, alcune proposte illustrate da Lavoro e Welfare non sembrano convincenti.

Gli assiomi della previdenza italiana sono due: La previdenza pubblica è obbligatoria, quella complementare è su base  volontaria. Nessun arzigogolo bizantineggiante può aggirare questi due punti. E’ ovvio che poi si può fare di tutto, ma quello che ha reso e rende spaventati gli italiani sulle pensioni, è il continuo cambiare delle regole. La strada per aumentare le adesioni sono molteplici, c’è quella di fondo del  miglioramento  il mercato del lavoro, perché a lavoro stabile corrispondono risorse certe da destinare anche al risparmio previdenziale, dare possibilità ai fondi nel costruire le reti di propri collocatori,  inviare annualmente il prospetto della propria situazione pensionistica a tutti i lavoratori che contenga l’importo in valore corrente del futuro assegno di pensione, oltre

Cesare Damiano, presidente Lavoro & Welfare

naturalmente procedere pervicacemente alla diffusione della cultura pensionistica, non con iniziative sporadiche e isolate. Ben venga l’equiparazione delle regole pubblico privato, specie in campo fiscale. Ne è convinto anche il governo ( quello attuale)  e speriamo che con quello nuovo dalle parole si passi effettivamente ai fatti. Sul restringimento della possibilità di avere le anticipazioni “per altri motivi” bisogna stabilire una casistica precisa per accedervi, senza dimenticare la funzione di ammortizzatore sociale che le anticipazioni hanno svolto durante la crisi economica, perché probabilmente i lavoratori altrimenti non avrebbero saputo dove “andare a parare”, come si dice, e magari finire nelle mani dell’usura. Perché è a questi livelli che essa colpisce non maggiore frequenza ed incisività.

L’ultima questione, la possibilità di poter aderire conferendo il 50% del Tfr: è un arretramento rispetto alla situazione attuale.

Il legislatore, proprio perché a conoscenza del radicato attaccamento alla mitica “liquidazione” ha previsto la possibilità che si possa riscuotere il 50% del montante maturato in capitale ed il resto in rendita.  Secondo la proposta si conferisce il 50% alla previdenza complementare ed il rimanente 50% dovrebbe affluire al Fondo tesoreria presso l’Inps,  di cui a tutt’oggi nessuno sa l’ammontare dei tfr complessivi riscossi  e quale destinazione se ne fa di questi soldi. Inoltre poiché siamo tutti convinti che nel lungo periodo i rendimenti della previdenza complementare battono le rivalutazioni annue del Tfr, si propone di consegnare alla fine una somma più esigua di quella che avrebbe fruttato quello stesso 50% versato ai Fondi.

In ultimo l’adeguatezza della rendita dipende dal montante accumulato, banalmente, più si versa e più si prende.

Camillo Linguella

 

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