Le pensione integrative dei bancari possono diminuire

Scritto il alle 08:43 da clinguella@finanza

I fondi preesistenti devono aggiornare le riserve tecniche. Assicurata la funzionalità della Covip.

Il ministro del lavoro ha annunciato che procederà a riformare la riforma Fornero, sicuramente una diminuzione delle pensioni ulteriore mascherata per opportunità per i giovani. Ormai è un vezzo. Come una delle più tenaci leggende metropolitane, è stata sparsa la voce che i vecchi hanno tramato di tutto per far avere pensioni misere ai giovani e da nababbi a se stessi. Purtroppo la realtà è un’altra: tutti i provvedimenti emanati dalla Dini in poi tolgono ai vecchi ma non danno un euro in più ai giovani, neppure di speranza. L’annuncio della riforma ha scatenato una

le pensionate d’oro nemiche dei giovani

eccezionale fioritura di proposte di modifiche una meglio dell’altra.

 Intanto che si compia questa ulteriore riforma, già nel decreto legge che rilancia il lavoro giovanile fino ai 29 anni e quelli da 30 in poi si arrangino come possono, è contenuta una norma che può penalizzare le pensioni integrative dei bancari. La norma in questione, art. 10 DL 76/2013 dice che quei fondi pensione che pagano direttamente le rendite ( la pensione integrativa o complementare si chiama rendita) devono verificare se dispongono i soldi necessari per poterlo fare anche in futuro. Le fonti istitutive, cioè i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori possono rideterminare la disciplina oltre che del finanziamento, anche dell’importo delle pensioni, non solo quelle future, ma anche quelle in corso di pagamento. I fondi che oggi erogano direttamente i pagamenti delle rendite, sono i cosiddetti fondi preesistenti.

 I Fondi pensione preesistenti sono forme pensionistiche complementari che, come suggerisce il termine “preesistenti”, operavano antecedentemente all’emanazione della normativa che per la prima volta ha disciplinato in modo organico il sistema della previdenza complementare, ovvero il Decreto Lgs. 124 del ’93.

In tale occasione, il legislatore ha consentito a questa tipologia di fondi pensione di continuare a operare in deroga alla disciplina generale. Nel 2005 una legge successiva – il Decreto Lgs. 252/2005 (sostitutivo del Decreto Lgs. 124/1993) – ha fissato nuove regole per il sistema della previdenza complementare prevedendo anche un graduale adeguamento alla nuova disciplina per i Fondi pensione preesistenti da realizzarsi con un apposito Decreto Ministeriale (DM 62/2007). Questi Fondi pensione rappresentano un insieme molto eterogeneo di forme di previdenza complementare a carattere collettivo destinate a specifici ambiti di lavoratori.

La Covip precisa che si distinguono in:

Fondi pensione preesistenti autonomi – dotati di soggettività giuridica (associazioni non riconosciute, associazioni riconosciute, fondazioni o enti morali);

Fondi pensione preesistenti interni – costituiti all’interno di società (banche, imprese di assicurazione. Secondo la Covip i fondi preesistenti sono 361 con 650mila iscritti. Ma quelli che pagano direttamente le rendite sono solo 7. La necessità nasce da una direttiva europea sui cosiddetti rischi biometrici. Pertanto devono fare un accantonamento aggiuntivo del 4% delle riserve tecniche per la tutela dei rischi conessi alla longevità (longevity risk) e l’invalidità. Il rischio che cambi qualcosa sulle rendite in atto è abbastanza minimo, perché tutte le verifiche tecniche  effettuate hanno rilevato un patrimonio adeguato. Invece la direttiva in questione potrebbe scoraggiare molti Fondi pensioni dall’idea di erogare direttamente le rendite a causa di questi nuovi vincoli.

Il decreto legge in questione, sempre all’art 10, si occupa anche della funzionalità della Covip disponendo che sino alla nomina degli altri componenti della Covip, il componente in carica dal 28 giugno 2013, continua ad assicurare lo svolgimento di tutte le funzioni.

Camillo Linguella

 

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