Ancora sul Rapporto Inps 2012

Scritto il alle 09:17 da clinguella@finanza

Le contraddizioni sulla sostenibilità Inps – I patronati front office dell’ente

Ormai sul rapporto Inps 2012 già ci sono i primi granellini di polvere e le lamentazioni, gli stupori, le indignazioni i media e le grancasse specializzate nel piagnucolio nazionale sono prese da altri argomenti. Per cui dopo essersi indignati sulle pensioni di mille euro al mese della metà degli italiani e di quelle di 500 euro di un altro quindici per cento, quello che rimane è il disavanzo di 9 miliardi che i lavoratori italiani saranno chiamati a ripianare.

Dalla nuova preannunciata riforma delle pensioni, in questo caso è facile fare il profeta, nessuna iniziativa per aumentare le pensioni sarà fatta, ma solo iniziative volte a diminuirle ulteriormente, con nuovi tagli che ora si chiameranno flessibilità intergenerazionale.  Basti pensare che per  gli esodati c’è solo un riferimento a pag 63 del Rapporto.

Altro che pensione minima di mille euro uguali per tutti.

Solo un esponente di un movimento politico di radicale opposizione ha rilevato (oltre a me naturalmente, ma io ovviamente non faccio testo), e sottolineato la contraddizione delle dichiarazioni del presidente dell’Inps sull’impatto dell’assorbimento dell’Inpdap e conseguente passivo. Oggi il presidente afferma come nel 2012 la gestione finanziaria di competenza del Nuovo Inps (che ha incorporato Inpdap e Enpals) ha evidenziato un buco di quasi 9 miliardi di euro, dovuto esclusivamente alla Gestione dei dipendenti pubblici ex Inpdap e comunque questo disavanzo non mette a rischio il sistema.

Lo stesso presidente il 22 marzo scorso scrisse agli allora ministri Grilli e Fornero che l’inglobamento di Inpdap ed Enpals stava affossando i conti dell’Inps: ”Il patrimonio netto è sufficiente a sostenere una perdita per non oltre tre esercizi” ossia fino al 2015.

Lo stesso problema, quello dello squilibrio dei conti a seguito della fusione con l’Inpdap, lo sollevò il presidente del Civ Guido Abbadessa, immediatamente ripreso e redarguito da tutti quanti. Infatti Abbadessa era visto come un contropotere e infatti nella presentazione del rapporto non è stato neppure invitato a fare un saluto. La questione della governance di cui si è ricordata solo la vicepresidente della Camera attiene proprio al governo di questo ente mastodontico e pervasivo. E’ ovvio che chi, una volta rispedita la Fornero a fare la professoressa, i cui rapporti all’ultimo non erano proprio idilliaci, vuole mantenere le cose come stanno e arrivare al 2014 in pool position per un rinnovo alle stesse condizioni attuali, si guarda bene dal porre il problema sul tappeto.

La riduzione delle spese di gestione.

Mastrapasqua ha sottolineato l’impegno dell’Inps nella riduzione della spesa: è stato tagliato il 50% della spesa corrente di gestione, pari nel 2011 a 1,1 miliardi di euro: “C’è una Pubblica Amministrazione che ha già ridotto e di molto la sua spesa. E se l’ha fatto l’Inps dovrebbe farlo ogni altra Pa, centrale e locale”. Si tratta tuttavia di un taglio severo: “In alcuni casi si chiede al cittadino-utente di accettare una lesione del suo diritto alla qualità delle prestazioni”.

Anche i risparmi di gestione di cui si vanta l’Inps che invita, da posizione di superiorità, gli altri enti e ministeri , bisogna fare un po’ di chiarezza. Non è che in questi non ci sia spazio per ulteriori riduzioni della spesa pubblica, per carità. Sprechi ed inefficienze che aumentano la spesa complessiva ce ne sono e come, ma il grosso del risparmio Inps è dovuto ad un marchingegno che i ministeri non possono utilizzare. Oltre alla riduzione del personale a seguito del blocco del turn over, alla riduzione del salario accessorio del 40% circa ad invarianza di produttività e alla revoca di alcune indennità al personale ex Inpdap ed ex Enpals, l’Inps ha  potuto ottenere questi risparmi accollando to molte delle sue incombenze istituzionali, a soggetti privati ai patronati che di fatto sono diventati i front office dell’Inps. I ministeri non possono delegare i loro compiti istituzionali. L’Inps ha chiuso tutti gli sportelli aperti al pubblico, messe tutte le procedure on line e delegato gran parte dei suoi  i compiti ai patronati, fare e ricevere le domande di pensione, di riscatto, l’isee, aggiornare la posizione contributiva, ecc.. Se portate una domanda qualsiasi all’Inps, non la riceve, nol l’accetta neppure se inviate una raccomandata. Bisogna inviarla on line con internet e se non siete capaci, andate ad un patronato.L’Inps la mette così invece:La telematizzazione che ha fatto dell’Inps un oggetto di best practice in tutta la Pubblica Amministrazione italiana e un caso di studio all’Università Bocconi, deve diventare l’orizzonte virtuoso anche per chi è ancora abituato a troppa carta e poca tecnologia.

Il grosso del risparmio Inps viene da qui. I quali patronati oltretutto, raramente ottengono un minimo di gratificazione morale. Vogliamo immaginare cosa sarebbe successo se i patronati non avessero svolto l’operazione Cud?  Sicuramente una rivolta sociale.

Il patrimonio abitativo

Tra i tanti temi toccati dalla Relazione, due sono stati messi in particolare evidenza: il primo riguarda il patrimonio immobiliare e la legislazione che in questi anni ha bloccato la sua valorizzazione. E’ dal 2009 che si chiede una modalità più coerente e più rapida per assicurare agli attuali inquilini la possibilità di acquistare la casa in cui abitano, e all’Istituto la necessità di valorizzare un patrimonio anche mediante un’alienazione trasparente e produttiva. Solo che questa volta i proventi della vendita degli immobili che potrebbe dare un po’ di vitalità ad un mercato asfittico, non dovrebbero andare alle varie Scip per ripianare i conti dello stato, ma con leggi diverse che facciano tesoro delle esperienze non sempre positive del passato, alimentare il social housing magari eludendo i Fondi chiusi come la Fimit e andando direttamente in favore delle PMI. Naturalmente in questo periodo di crisi dove non tutti possono accollarsi un mutuo, l’acquisto deve essere opzionale.

Camillo Linguella

 

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