Ferie: con la pensione Inps neppure la pensione Miramare.

Scritto il alle 08:43 da clinguella@finanza

 

Sogni di mezz’estate

Quest’anno si presume che circa il 40% degli italiani non andrà in vacanza. Nel 2010 quando la crisi non mordeva ancora erano solo il 20% coloro che rimanevano a casa. Di questo 40% quasi l’80% è composto da lavoratori in difficoltà e da pensionati. La pensione Inps è ormai insufficiente e la previdenza complementare non decolla fra l’indifferenza dei governanti. Non si riesce neppure ad andare, anche per una sparuta settimana o week end nella più scalcinata pensione di una qualsiasi “riviera”, da quella di Ponente  a quella di Rimini.

Solo l’Inpdap, alla ribalta solo per gli aspetti negativi, come il buco pensionistico di 9miliardi procurato all’Inps ( la classica scoperta dell’acqua calda, visto che lo Stato non aveva mai versato i contributi previdenziali) continua a mettere in piedi un’adeguata politica per gli anziani.

La Gestione Dipendenti Pubblici offre una serie di interventi e servizi ai pensionati con l’obiettivo di favorire il mantenimento di un adeguato tessuto relazionale e di cura.

Per gli ultrasessantenni l’Inpdap  organizza soggiorni estivi in località turistiche italiane affidando il servizio a operatori turistici specializzati. Ai soggiorni senior si accede per concorso. E’ una politica di welfare da estendere agli altri assicurati dell’Inps. Ma questo ha altro da fare.

Proprio in questi giorni l’Istituto di Previdenza sociale sta provvedendo alla restituzione delle somme trattenute sulle pensioni d’oro, quelle per intenderci superiori ai 90.000 euro annui. Il penultimo governo per ridurre la spesa pubblica aveva pensato di prelevare per qualche annetto un contributo di perequazione sulle pensioni di importo elevato, pensando che avrebbero pagato senza fiatare, dimentico che chi più ha, più vuole. Il contributo di perequazione istituito con la legge n. 111/2011 era uguale al 5% per le pensioni sopra 90mila euro e fino a 150 mila euro; al 10% per le pensioni oltre 150mila euro all’anno. Il valore totale delle assegni aurei sfiora i 3,3 miliardi di euro. La riduzione, su cui si sono levate le proteste tutto sommato era poca cosa, circa 25 milioni l’anno per 3 anni. Ma come si fa a vivere con una pensione di soli 85mila o 135mila euro? Non si può: Il debito pubblico, i sacrifici, lo spread, tutto bene. Ma perché proprio a loro. Detto fatto hanno presentato ricorso argomentando sulla disparità di trattamento, La Corte Costituzionale con sentenza  116/2013, pubblicata il 12/6/13 ha dato loro ragione. Cosi per compensare questo mancato introito, il governo tecnico Monti Fornero ha bloccato l’adeguamento all’inflazione per le pensioni superiori ai 1400 euro mensili. Sicchè per chi percepisce una pensione attorno a questa soglia il blocco è rilevante, chi invece percepisce una cosiddetta pensione d’oro, neppure se ne accorge.

L’Inps  con messaggio del giorno 11-07-2013, n. 11243 ha fornito le indicazioni per la rideterminazione degli importi di pensione e la restituzione del contributo. La velocità dimostrata dall’Inps in questo caso ha del sorprendente, che smentisce un luogo comune sulle lungaggini burocratiche. Così almeno i beneficiati della rapida soluzione della vertenza potranno fare delle vacanze degne di questo nome.

Certamente i 25 milioni annui prelevati dalle pensioni d’oro, riversato sulle pensioni non avrebbe risolto il problema degli assegni bassi, ma è lo spettacolo offerto che fa indignare i più. E stavolta non sono stati i politici a protestare, ma i grand commis dello Stato. Bisogna cominciare a mettere dei tetti pensionistici, in modo che il surplus può essere versato nella solidarietà. Già la legge 335/95 prevedeva dei tetti con il sistema contributivo, pari a 99mila euro all’anno. Ma questa norma fu subito svuotata; dal 2001 non si applica ai dirigenti. Infatti è pacifico che retribuzioni di tale importo sono una cosa usuale per gli addetti alle mansioni più basse previste dai contratti.

Non bisogna mai dimenticare l’art.38 della nostra  attuale Costituzione prescrive che devono essere assicurati ai pensionati “mezzi adeguati alle esigenze di vita” e affida il compito di farlo ad “organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato”. Pertanto, una delle prime operazioni da fare nel post ferie è aggredire il problema delle pensioni minime anche a costo di fare arrabbiare ancora di più quelli che le hanno massime, magari anche a costo di rilanciare la previdenza complementare.

E con questo buone vacanze a chi può e a chi non può.

Camillo Linguella

 

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