Inps: rinnovato il Civ a governance invariata

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Fontana della DG dell’Inps senza acqua

Il governo ha rinnovato il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps senza neppure tentare di por mano alla riforma della governance. Era stata giudicata una cosa indispensabile e formalmente promessa a seguito della fusione con l’Inpdap. Il maggior ente del welfare italiano rimane così saldamente nelle mani del presidente Mastrapasqua. Il nuovo Consiglio si è insediato il primo ottobre 2013.

La Corte dei Conti firmando l’atto di registrazione del Decreto Legge n. 201/2011 che trasferisce definitivamente all’INPS, con tutti gli annessi e connessi, le risorse umane, quelle mobiliari e immobiliari, nonché tutte le attività e funzioni del soppresso Istituto Nazionale di Previdenza dei Dipendenti della Pubblica Amministrazione, ha perfezionato l’esistenza del megaInps.

Con la soppressione dell’Inpdap, il pluralismo previdenziale italiano, costituzionalmente previsto, che ha caratterizzato nel bene e nel male la nostra Società,  è stato  definitivamente abolito. Rimangono le cosiddette casse privatizzate, quelle degli ordini professionali, ma anche per questi l’opa di assorbimento aleggia da tempo nell’aria.

Con tale provvedimento amministrativo dovrebbero terminare le indecisioni e le preoccupazioni che da tempo si addensano, inquietudini oltremodo fondate poiché sinora si è proceduto a vivisezionare la balena bianca previdenziale della gestione pubblica in assenza dei Decreti Attuativi che la succitata Legge di riforma tassativamente contemplava ma l’Istituto a causa anche dei tempi magri della spending review, non ha fatto quel salto di qualità che si aspettava.

L’INPS, per ora, unico superstite di un variegato numero di Enti pubblici soppressi, è diventato l’erede universale di tutta la Previdenza e di gran parte del Welfare italiano. Questa era l’occasione per por mano a quella riforma della governance, più volte promessa e di cui invece si è persa ogni traccia.

Alla scadenza del  Civ, il Comitato di Indirizzo e Vigilanza, si poteva procedere ad una sua nuova mini proroga fino a dicembre e nel frattempo approntare il nuovo modello degli enti pubblici non economici, Inail compreso. Invece il governo ha provveduto a nominare il nuovo Civ, lasciando tutto inalterato e confermando la gestione monocratica in capo al presidente Mastrapasqua. Sulla governance nessun accenno. La specifica Commissione istituita dal ministro del lavoro Fornero, terminò i suoi lavori a luglio 2012 e produsse un documento che per non impegnare troppo  nessuno, fu chiamato “Istruttoria Tecnica”. I risultati di questa istruttoria tecnica, che si compendia in ben 88 pagine, dopo aver esaminato tutti i modelli di governance possibili ed immaginabili, da quella dell’Inail a quella dell’Agenzia delle Entrate,  a quelle esistenti in paesi dell’UE come la Germania, la Francia, il Regno Unito e la Spagna, si possono sintetizzare nella conferma del sistema duale con qualche aggiustamento.  Il Civ, Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, composto da rappresentanti dei datori di Lavoro e dei lavoratori sarebbe dovuto diventare  CISV, Consiglio di Indirizzo Strategico di Vigilanza, tanto per far contenti i componenti, ma sempre senza poteri reali. La vera novità era contenuta nella previsione di ricostituire il Consiglio d’Amministrazione.  Al posto del Commissario-Presidente,  veniva proposto un Consiglio d’Amministrazione di 3 membri.

Questo ovviamente non poteva essere, nonostante che erano stati presi impegni concreti in Parlamento, quando i rapporti fra la ministra ed il capo dell’Inps si erano logorati a causa della consistenza dell’esatto numero degli esodati. Archiviato il governo Monti e la sua intrepida ministra, di governance non se ne è più parlato ( da parte di tutti, partiti, governo, sindacati, segno che la cosa va bene così) ed oggi il Civ viene confermato come organismo  quasi esclusivamente di parata nei convegni.

Lo si vede anche dalla composizione, che tranne qualche lodevole eccezione, sono tutte

Carlo Borio, ex presidente del Civ dell’Inpdap

medagliette date al posto della rottamazione. Tanto per fare dei nomi a caso è stato designato Gian Paolo Patta, ex sottosegretario del governo Prodi che sogna di rifare il comunismo nel mondo, non proprio un esegeta della linea pensionistica della sua confederazione, Carlo Borio ex presidente del Civ dell’Inpdap che non seppe evitare la soppressione dell’ente, diversamente di quanto fece ed ottenne Finocchiaro, ex presidente della Covip, quando questa fu anch’essa soppressa.  Pietro Iocca pensionato della cisl ex segretario del Molise che secondo il Corriere della Sera del 30 settembre 2013, è il premio per la fedeltà a Bonanni sarà il nuovo presidente. Per carità tutte brave persone, ma è chiaro che non si è voluto creare un contropotere a Mastrapasqua, mentre i problemi dell’Inps sono enormi.

Le prime grane che il nuovo Civ si troverà ad affrontare, si spera assieme al presidente, sono quelle connesse alla reale integrazione del personale proveniente dall’Inpdap e dall’Enpals senza discriminazioni si sorta, ma valorizzando le professionalità acquisite o riqualificandole per nuovi compiti, il client care, la cura dell’utente iscritto all’Inps che oggi non sa più a chi rivolgersi, se non ai patronati, se vuole colloquiare col mastodonte previdenziale, avendo telematizzato, e male, tutte le procedure. In ultimo c’è il problema immediato della riduzione del salario accessorio, l’ennesima, a fronte dell’assunzione di sempre nuovi compiti e alla riduzione della pianta organica che da 40 mila circa oggi è composta da circa 25mila unità.

Camillo Linguella

 

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