La corsa al ribasso delle pensioni

Scritto il alle 09:01 da [email protected]

pensionato con il sistema retributivo

L’attacco ai diritti acquisiti per fare cassa. La legge di stabilità sugli scogli delle pensioni

Dai ministri ci si aspetta che quando parlano sappiano di cosa  dicono. Invece molte volte parlano in libertà, magari per vedere che aria tira e poi aggiustare il tiro a seconda delle circostanze. Lo fanno spesso perché sovente manca un quadro complessivo di riferimento, vuoi ideologico, vuoi economico.  Questa volta è il caso di Enrico Giovannini, Ministro del Lavoro. Dissertando  della disparità di diritti tra generazioni sui trattamenti pensionistici, così si è pronunciato «Qualcuno deve dire: “Qualcuno ha ricevuto troppo, sospendiamo la Costituzione, i diritti acquisiti non valgono più e rifacciamo la ridistribuzione”. Capite però l’enormità di cui sto parlando?»

Si, in effetti sono enormità, due enormi…  enormità, la più rilevante è quella sui diritti acquisiti. Toglierli di mezzo significa semplicemente eliminare la certezza del diritto. Le regole non varranno più e si precipita in un far west legislativo che in breve porta alla dissoluzione dello Stato. Si dice:” ma c’è la crisi, uno stato eccezionale da superare, un principio di equità da ristabilire, togliere a chi ha avuto tanto per darlo ai giovani.

E qui si entra nella seconda castroneria. Chi è che ha avuto tanto? Togliendo ai pensionati si rimpolpano le future pensioni dei giovani? Ricordiamo che non  tutti i pensionati con il  sistema retributivo hanno pensioni da 90 mila euro e non dimentichiamo altresì che anche prima della Dini  c’erano pensioni  di fame e grazie al principio di solidarietà insito nel sistema retributivo si poteva integrarle al minimo vitale. In questo modo si consentiva ai moltissimi pensionati sfortunati di vivere un pò meno peggio.

E infatti quando si è pensato di introdurre un contributo si solidarietà sulle pensioni d’oro, cosa giusta e sacrosante, questo contributo è per riaffermare un principio di solidarietà, non per sconvolgere il patto sociale dei diritti acquisiti.Con la scusa di tagliare le pensioni d’oro vogliono tagliare tutte le pensioni in essere calcolate con il sistema retributivo annullando i diritti acquisiti.

Infatti non rispettare i diritti acquisiti significa poter tagliare i trattamenti pensionistici in atto ad libitum, a piacere. Poiché il solo taglio delle pensioni d’oro porta ad un risparmio modesto, bisogna allargare la platea di quelli che possono essere tosati, perché hanno avrebbero avuto “più del dovuto”.

Secondo l’Istat, da cui proviene il ministro del Lavoro, nel 2011 il 5,2% dei pensionati è nella fascia più “ricca”, sopra i 3 mila euro di pensione al mese. Si tratta di 861 mila persone, che assorbono 45 miliardi di euro l’anno, il 17% della spesa totale, poco meno di quanto sborsato (51 miliardi, 19,2%) per i 7,3 milioni, il 44% dei pensionati, sotto i mille euro.

I pensionati aurei  quindi sono meno di un milione di persone. Tosare la pensione a questi 861 mila soggetti non porta nessun vantaggio per i giovani. Primo perché per avere una posizione previdenziale occorre lavorare e non tutti i giovani hanno questa fortuna, secondo, il sistema contributivo non è solidaristico.

Per chi lavora dal 1996, con sistema contributivo puro, nella propria posizione previdenziale ci sono solamente i contributi versati individualmente e in essa non vi potrà andare  neppure un centesimo di quelli tolti ai pensionati d’antan. Fortunatamente le cose sembrano  al momento  di voler andare  in un’altra direzione, diversa da questa lucida follia.

La scure della passata legge di stabilità si abbattè sulle pensioni da 1400 euro in su. Oggi si stanno facendo dei ragionamenti per consentire la piena indicizzazione  per le pensioni fino a 3000 euro lordi, perché si è compreso che queste non possono costituire pensioni d’oro. Si pensa di modificare la norma attraverso un apposito emendamento. Però, alla scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti sulla legge di stabilità, essi risultano essere più di tremila. Un numero spropositato che spingerà il governo a porre la fiducia e a farli decadere tutti. Ma si spera che nella riscrittura del testo si tenga  conto dei più rilevanti. Fra questi quello sulle pensioni. Una volta si diceva che esso era un settore meritevole di “benevola attenzione”.

La legge di stabilità sarà profondamente cambiata e non si sa in che direzione. Certamente in quella che deciderà la Ragioneria Generale dello Stato dopo aver fiutato gli umori del Parlamento e confrontati con le risorse finanziarie.

Perno della questione che rende traballante l’edificio della legge,  è la tragifarsa sull’IMU. L’avessero mantenuta con qualche correttivo in favore dell’equità sociale, oggi marceremmo sicuramente verso una sostanziale ripresa, non quella annunciata dai giornali che non trova riscontro nella realtà. Anzi Confcommercio già si è premurata di denunciare che non ci sarà neppure nel 2014. Con i conti pubblici che non tornano e l’economia che non riprende fiato è facile prevedere il continuare della corsa al ribasso delle pensioni mettendo artificiosamente padri contro i figli.

Camillo Linguella

 

 

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