Salta la busta arancione e slitta la governance dell’Inps

Scritto il alle 08:58 da clinguella@finanza

 Annunciata all’inizio dell’anno con un gran rullare di grancassa la  famosa busta arancione ora viene cestinata. Si sarebbe chiamata  Estratto Conto Integrato (E.C.I.) e avrebbe consentito di fare simulazioni sulla futura pensione. Doveva essere inviata  ad un campione di 1.000.000 dipendenti.

Circa la metà dei pensionati, grazie al sistema retributivo che darebbe molto di più di quello che spetta, ha una pensione di 1000 euro al mese.

La Riforma Dini, la legge 335/95  aveva  prescritto l’invio dell’estratto contributivo a tutti i lavoratori già dal 1996, ma si dovette aspettare nove anni dopo, quando con legge 243 del 23 agosto 2004  fu istituito presso l’INPS il Casellario centrale delle posizioni previdenziali attive che  raccoglie l’intera storia lavorativa di ciascun lavoratore indipendentemente dall’Ente previdenziale di riferimento. I dati contenuti nel Casellario,  consentendo di verificare la propria posizione contributiva complessiva e fare alcune simulazioni,  avrebbe fornito gli elementi per conoscere la presunta pensione. In questo modo si può   programmare il  futuro previdenziale con maggiore consapevolezza, potendo decidere se aderire alla previdenza complementare con cognizione di causa, avendo tutti gli elementi a portata di mano. Il servizio E.C.I. (Estratto Conto Integrato) è stato reso disponibile nella prima fase sperimentale avviata nel dicembre 2011 ad un campione di 100.000 iscritti, escludendo  i soggetti con età anagrafica superiore a 65 anni al 2010.

Ad aprile scorso doveva partire una spedizione massiccia ad un milione di lavoratori, partenza procrastinata con vari pretesti di mese in mese.
Ora la retromarcia ufficiale a causa dell’ “ignoranza” degli italiani in matematica.

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Parlamentare di controllo sull’attività degli enti  di previdenza del 4 dicembre 2013 ha dichiarato: «Busta arancione vuol dire tutto e vuol dire nulla. Io sono sempre stato a favore della trasparenza. Ma se busta arancione vuol dire inviare a casa di tutti un foglio con dei numeri non credo faremmo un buon servizio al sistema, visto anche, come dimostrano i dati Ocse, la scarsa dimestichezza di molta parte della popolazione con la capacità anche matematica».
I tecnici dell’INPS hanno deciso di abbandonare la tecnica svedese della busta che riepiloga tutti i contributi versati e calcola l’importo della futura pensione,  in considerazione di esigenze di maggiore  “chiarezza” e trasparenza. All’Istituto di previdenza ora si sta lavorando su nuove maschere informatiche e su degli applicativi utili per permettere alle persone di fare le loro valutazioni.

L’obiettivo condiviso al 100% è quello di aiutare le persone a fare delle scelte”, ha affermato Giovannini, ammettendo però di non sapere quanto impiegherà il nuovo processo informativo per entrare a regime.
Questo è tanto più risibile in quanto attendibili motori di simulazione sono reperibili su internet, uno fra tutti Efeso-Mefop e la stessa Covip, l’autorità di Vigilanza sulle forme di previdenza complementare, obbliga tutti i Fondi pensione a pubblicare sui propri siti web un apposito motore di simulazione.
Le giustificazioni del titolare del ministero del lavoro sanno molto di lana caprina.
Il dietrofront non può che allarmare ulteriormente i lavoratori, prima perché vedono messo ancora una volta in discussione il loro futuro previdenziale. Infatti da questo stop vedono un futuro ancora peggiore di quanto immaginato, con uno scenario che cambierà ancora continuamente, in peggio,  le regole pensionistiche,  secondo incombe come un macigno il debito “sovrano” dell’Inpdap sul Fondo lavoratori dipendenti, di cui l’allarme dei giorni scorsi della Corte dei Conti.

Quasi in contemporanea il Bilancio sociale 2012 dell’Inps rende noto che circa  la metà dei pensionati (il 45,2%) ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro al mese. Su quasi 7,2 milioni di pensionati che non arrivano a 1.000 euro, poco meno di un terzo (2,26 milioni) non arriva nemmeno a 500 euro.

Questi pensionati, si fa notare per inciso, per la quasi totalità, sono in godimento di pensioni liquidate con il sistema retributivo, quello che la stampa d’opinione si sforza di far passare, riuscendovi, come il sistema di bengodi che ha regalato pensioni non meritate ed esagerate ( perché darebbe molto di più di quello spettante) mettendo i giovani contro i vecchi, inquadrati negli stereotipi “dei non garantiti e dei super garantiti“. Come se non bastasse,  i pensionati pubblici sono diminuiti, a causa del blocco del turnover e dei numerosi pensionamenti anche forzati, di circa 130mila unità (-4%) passando da 3,23 milioni a 3,1 . Il che significa ulteriore aggravio per l’Inpdap, cioè l’Inps,  perché a nuove pensiono, corrispondono meno contributi.
Sul disavanzo Inps Giovannini ha fornito le solite generiche rassicurazioni dilungandosi invece sullo sforzo organizzativo fatto a seguito della soppressione dell’Inpdap e annunciando  il varo di un piano industriale per il 2014.
Sulla governance si perde ancora tempo. Il governo parte dalla proposta della commissione presieduta dal bocconiano Valotti e dal lavoro autonomo fatto dalle Camere nella scorsa legislatura. Sostanzialmente entrambi ripropongono il modello duale con la ricostituzione di un Consiglio d’Amministrazione di 3/5 membri. In quanto alla  realizzazione si prevedono tempi lunghi. Poiché entro i primi mesi del 2014 devono essere approntati i piani industriali ed essendo stato insediato di recente il nuovo Civ,  occorre fare in modo che esso approvi i piani operativi entro il 2014. Se non ci saranno nuovi slittamenti si potrà procedere all’insediamento dei nuovi vertici solo nel 2015. Infatti a questo punto basta far slittare l’approvazione del piano industriale per prorogare con tutta probabilità sine die l’attuale presidente dell’Inps, previsto in scadenza all’inizio dell’anno prossimo.

Camillo Linguella

 

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