Perché aderire a Perseo e Sirio.

Scritto il alle 08:56 da clinguella@finanza

Il pianeta pensioni diventa sempre più ingarbugliato ed insicuro e l’assegno di pensione sarà sempre più basso. La liquidazione della buonuscita sempre più a “spizzichi e bocconi”. Per i pubblici dipendenti l’unica salvezza è la previdenza complementare.

Passate le feste di fine anno, i Fondi pensione del pubblico impiego, Perseo e Sirio, riprendono la loro frenetica attività per la raccolta delle adesioni. Hanno circa un anno di tempo per convincere i loro potenziali  assicurati ad aderire.  Perseo è il Fondo pensione complementare dei dipendenti delle Autonomie Locali e della Sanità, mentre  Sirio è il fondo dei dipendenti dei Ministeri, degli Enti Pubblici non Economici, l’Enac ed il Cnel, dell’Università e degli Enti di Ricerca e Sperimentazione, Agenzia del Demanio, Agenzie Fiscali, Coni e Federazioni sportive.
Portando a compimento un lungo e non facile percorso iniziato con l’accordo Aran-Sindacati  del 1° ottobre 2007, nell’interesse di tutti si augura che possa raggiungere gli obiettivi prefissi. Lo scenario non è facile, ma alla fine il traguardo sarà raggiunto.
Le riforme pensionistiche iniziate dalla legge 335/95 fino all’ultima riforma del 2011, che ha esteso il sistema contributivo a tutti a decorrere dal 2012, hanno nel tempo abbassato il tasso di sostituzione. Quest’indice misura il rapporto fra ultimo stipendio e prima rata di pensione. Se la legge (legge 247/2007) si pone come obiettivo il conseguimento per a tutti  di un tasso di sostituzione minimo del 60%, significa che nella realtà esso sarà molto inferiore specie per coloro che sono a metà strada del loro percorso lavorativo o quelli che lo iniziano adesso. La previdenza complementare nasce allo scopo di far mantenere ai pensionati  lo stesso tenore di vita di quando erano in servizio.
Ogni tanto qualcuno afferma che la nostra è la Costituzione più bella del mondo ( ed infatti la vogliono cambiare) e ogni tanto varrebbe la pena leggerla. Non è così uggiosa come si pensa. Certo, il linguaggio è datato e alcune volte risente degli equilibrismi politici dell’epoca, ma è meglio della Divina Commedia o il Principe, almeno come linguaggio. L’articolo 38 si interessa della sicurezza sociale.
Esso così  recita
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera. “
La Costituzione impone l’ adeguatezza delle prestazioni previdenziali, cioè la loro idoneità a garantire una terza età serena.  I fondi pensione si pongono solamente l’obiettivo, ambizioso,  di contribuire a realizzare il principio costituzionale dell’adeguatezza delle pensioni . Cioè  offrire,  una rendita previdenziale aggiuntiva sufficiente a colmare il gap dei tassi di sostituzione e mantenere inalterato il proprio  tenore di vita.
Ancora oggi, a 19 anni di distanza dalla Dini,  la percezione che i lavoratori italiani hanno del loro futuro previdenziale, è molto bassa.  Molti i motivi, soprattutto la diffidenza  soprattutto sotto il profilo  finanziario  e del conferimento del Tfr/Tfs.

Questi  preconcetti al momento sembrano sopravanzare gli aspetti positivi, a cominciare dai benefici fiscali.

I motivi della disaffezione sono stati analiticamente esaminati “Quarto rapporto sulla previdenza complementare nel settore pubblico contrattualizzato” del Dipartimento della Funzione Pubblica del  27 novembre 2013 e non ci torneremo sopra, ma bisogna pur ricordare che dal 2018 comincerà la fase ordinaria delle  pensioni basse. Poche saranno quelle integrate da una pensione aggiuntiva. Ci sarà solo la prospettiva  di una vecchiaia triste e povera e umiliante perché si dovrà ricorrere all’aiuto degli altri, in una società che diventa sempre meno solidale.
Perseo e Sirio sperano  di superare  questi attuali  fattori di impedimento  con un rapporto franco e paritario con tutti i lavoratori di riferimento, sapendo e ricordando come questi Fondi non hanno scopo di lucro e tutte le risorse sono destinate  esclusivamente agli aderenti.
Contro le paure di perdite e di “scippi” bisogna sempre  tener presente che in Italia esiste un sistema di controllo molto efficace ed una legislazione stringente ed “ i soldi”  sono  ben custoditi nei libroni dell’ex Inpdap, perché sono virtuali.
Tutte cose che dovrebbero ormai essere note a tutti. Ma proprio per comunicarle meglio Perseo ha fatto una massiccia campagna promozionale e certamente  Siro vorrà rilanciare in grande stile una sua campagna comunicativa. Anche se apprezzabili, questi sforzi impegnano molte risorse e dovrebbe essere un compito che si dovrebbero assumere le pubbliche istituzioni, non solo in quanto partner paritari degli fondi pensione, ma perché su di esse grava l’interesse generale dello Stato, fra cui compete  la realizzazione dell’articolo 38 soprariportato.
Né si può sempre invocare, a spiegazione dello scarso numero di adesioni fin qui registrato,  l’elemento del risparmio insostenibile. Pur non dimenticando il lungo ed ormai insostenibile blocco contrattuale, in moneta reale, nel caso di adesione a Sirio o Perseo, si tratta di mettere da parte una cifra che varia, a seconda dello stipendio, dai 20 ai 50 euro mensili. Cifre assolutamente sostenibili. Vale meno di una pizza al mese con gli amici.

E neppure ci si può abbarbicare all’altro elemento della liquidazione di fine lavoro. La mitica somma nella quale sguazzare come dei Paperon de Paperoni, ormai non esiste più. Sempre più parcellizzata per motivi di bilancio pubblico, ha perso gran parte del suo fascino. Oggi la prima tranches della buonuscita non può superare i 50.000 euro, con pagamento dopo un anno o due anni, se il pensionamento è per età o  per dimissioni, mentre con la previdenza complementare, il pagamento on cash, a prescindere dall’importo, ed è esigibile dal giorno successivo.

Camillo Linguella

 

 

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