NEST: Un nido previdenziale anche per l’Italia

Scritto il alle 09:39 da clinguella@finanza

La necessità di aumentare le adesioni alla previdenza complementare vista l’ignavia o l’inerzia della politica, impone la ricerca di altre strade. Quella inglese forse è quella da percorrere, il progetto Nest, “nido” in italiano sta dando buoni frutti.

Il 2013 è stato sostanzialmente un anno di stagnazione, la volata che dovevano tirare i fondi pensione pubblici Perseo e Sirio, non c’è stata. Il modesto incremento registrato dalla Covip è dovuto  all’onda lunga dei Pip che registrano un aumento del quasi 9% a fronte del decremento dei Fondi negoziali di quasi un punto percentuale.
Tutto il dibattito si balocca attorno all’alibi “Tfr si, Tfr no” sul quale ai ragionamenti si sostituisce spesso un furore ideologico. L’esperienza in campo in Inghilterra, dimostra che senza di esso si deve contribuire di più.
Infatti nel Regno Unito,  con una riforma pensionistica entrata in vigore nell’ottobre del 2012, ha messo in pratica le conclusioni della  Commissione Turner, di emanazione governativa. Essa, partendo dalla constatazione di notevoli asimmetrie dei tassi adesione, con riferimento alla dimensione aziendale, al settore merceologico e al reddito,  giunse alla conclusione  che, per ridare slancio ai fondi pensione, sarebbe stato necessario rimettere mano alle regole che disciplinano  l’adesione volontaria, auspicando l’introduzione di meccanismi automatici, qualcosa  simile a quella fatta in Italia con il d.lgs. 252/2005 con il “silenzio assenso”.
Bisogna ricordare che in Inghilterra non esiste il Tfr, pertanto coloro che non aderiscono alla pensione complementare, al pensionamento avranno diritto alla sola pensione pubblica senza beneficiare di nessuna altra provvidenza.
E infatti il Governo inglese tradusse  in atti legislativi le raccomandazioni della Commissione Turner che hanno introdotto  l’adesione automatica  sia pure  con gradualità. Le prime aziende ad essere coinvolte sono state  quelle di maggiore dimensione, mentre le ultime saranno le piccole imprese e quelle nate nel periodo di transizione alla nuova disciplina. In questo modo tali realtà avranno più tempo per potersi adeguare ai nuovi adempimenti. Lo scenario dovrebbe completarsi entro il 2014. L’obiettivo del Governo é il ‘reclutamento’ di 9 milioni di persone, iniziando con i dipendenti delle grandi imprese per poi far gradualmente entrare nella rete previdenziale anche le piccole e medie imprese – un totale di 750mila aziende.

I nuovi assunti e i lavoratori che non hanno già aderito a un fondo pensione, con un’età compresa tra 22 anni e l’età di pensionamento (attualmente 65 anni per gli uomini e 61 per le donne) e un reddito superiore a 10.000 euro annui (8.105 sterline), saranno automaticamente iscritti o alla forma pensionistica di riferimento dell’azienda o al  Nest ( in inglese Nido), il National Employment Savings Trust,  gestito dallo Stato,  una specie di Fondinps.  Al lavoratore è comunque garantita la possibilità di recedere, entro un mese dall’iscrizione. Il processo di adesione automatica si ripeterà ogni tre anni per i lavoratori che hanno deciso per l’opting out, cioè hanno deciso di uscirne. La contribuzione complessiva sarà pari all’8% (il 3% a carico del datore di lavoro, il 5% a carico del lavoratore).   In Italia il risparmio previdenziale per ogni dipendente è del 8.41% così ripartito  il 7.91% della retribuzione è a carico del lavoratore ( 6.91% che è la percentuale  dello stipendio per l’accantonamento del Tfr + 1% di contributo a suo carico), l’1% a carico del datore di lavoro.

Poi per entrambi i paesi ci sono le agevolazioni fiscali.

 

Come si vede, per maturare una discreta pensione aggiuntiva, un lavoratore che decidesse di non conferire il Tfr, dovrebbe versare un contributo pari almeno al 7/8% della sua retribuzione.
Secondo uno studio pubblicato in questi giorni da Nest, il primo anno del sistema di registrazione automatica é stato un successo. Oltre duemila grandi aziende partecipano al programma con l’adesione di oltre 1,6 milioni di persone. Meno lavoratori del previsto – solo una su dieci – hanno scelto l’opt-out (opzione per uscire). Un sondaggio rivela inoltre che il 61% dei lavoratori non ancora iscritti hanno intenzione di aderire, rispetto al 47% dell’ultimo sondaggio condotto nel 2011. Anche l’opinione pubblica sembra essere a favore: solo il 18% si dice contraria alla registrazione automatica, rispetto al 27% di due anni. Secondo Nest,  le cause risiedono nella crisi economica  che ha fatto cambiare l’atteggiamento degli inglesi, portandoli  a una maggiore propensione al risparmio previdenziale (il 51%). Ora il piano del Governo prevede l’allargamento del sistema a tutte le piccole e medie imprese nei prossimi cinque anni, ma il timore é che molte Pmi non siano pronte ad affrontare i costi e a gestire le complessitá iniziali.
La strada presa dal Regno Unito non sembra tuttavia che possa essere adottata sic ed simpliciter anche da noi,  pur se già annovera entusiasti supporter. Per il rilancio delle adesioni,  si dovrebbe prevedere una adesione automatica per via contrattuale con possibilità di conferire anche solo il 50% del proprio Tfr, limitando la possibilità di chiedere anticipazioni solo per la casa e per cure sanitarie ed eliminando quella per “altri motivi”.
Camillo Linguella

 

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