Il crollo di un potentissimo

Scritto il alle 07:55 da clinguella@finanza

Anche se manifesta l’intenzione di non volersi dimettere, alla fine farà come la Di Girolamo quando si è vista abbandonata da tutti ed il presidente dell’Inps dovrà lasciare.

Io non so se sia vero quello che si dice e cioè che quando si sono diffuse le prime voci sulle difficoltà di Mastrapasqua, in alcune stanze di Via Ciro il Grande, sede della direzione generale dell’Inps, sono state sturate delle bottiglie di spumante avanzate da Natale.
Quello che mi stupisce e penso stupisca anche l’opinione pubblica, non è il fatto che avesse una molteplicità di incarichi, più di una ventina, ognuna delle quali giustamente remunerata, come vicepresidente di Equitalia, membro del board della Fimit, ecc… tutte cariche in qualche modo riconducibili all’Inps, un ente pubblico con partecipazioni in altre strutture pubbliche, ma che fosse dirigente di una struttura privata, nella fattispecie direttore generale dell’Ospedale Israelitico di Roma, è stata la vera sorpresa.
Da qui discendono alcune considerazioni, la prima mi sembra  che un dipendente pubblico non possa  assumere nessun incarico in una struttura privata se non espressamente autorizzato. Nel caso dell’ospedale non si tratta di una partecipazione ad un consiglio di amministrazione,  una consulenza o un collaborazione saltuaria di carattere professionale,  ma di un incarico di lavoro dipendente, sia pure con una qualifica elevata . La seconda considerazione è il pensiero, rivelatosi erroneo, che la direzione di una struttura sanitaria così complessa, richiedesse un impegno a tempo pieno, dalla mattina all’alba fino a sera tardi. Invece è stato dimostrato che questo ruolo può essere espletato anche nei ritagli dei venti e passa incarichi, di cui fra l’altro ha smentito di avere. E con ottimi risultati anche, visto che sotto la direzione del nostro i conti sono tornati a posto.
Io comunque sono garantista e finchè la magistratura non pronuncerà la sentenza definitiva, sperando in tempi brevi invece, dei soliti dieci o venti anni, come dice la legge, è innocente. Ma sono anche dell’avviso che meriti  un po’ di riposo dopo questo surmenage sicuramente stressante e  neppure ripagato dal riconoscimento della  collettività. L’Inpdap assorbito dall’Inps, ha molte case albergo per pensionati con pregevoli conforts.

Anche perché tranne Forza Italia, che lo difende, tutti gli altri già si stanno dando da fare per piazzare un loro uomo. Ci sarebbe stata anche la “pensata” di mettere il ministro del Lavoro Giovannini, in pericolo anche lui di essere dimissionato da ministro, al posto di Mastrapasqua, ma poi si sono ricordati che la legge non lo consente  perché  vieta per almeno dodici mesi alle personalità «vigilanti» di svolgere ogni ruolo anche commissariale in un organismo «vigilato».
Molti pensano che il candidato ideale è Tiziano Treu, prima come commissario e poi come presidente. Ex senatore, autore del famoso pacchetto Treu che ha introdotto il lavoro precario in Italia e che  è stato rottamato alle ultime elezioni potrebbe svolgere il ruolo di presidente certamente in maniera meno autocratica.

Ma anche i sindacati e la confindustria, che sono quelli che versano i contributi, cercano di approfittare per rafforzare la loro presenza dopo l’eclisse durato troppo tempo ed hanno fatto il nome di  Raffaele Bonanni , segretario generale della Cisl, cosa che non gradita al premier Enrico Letta  e  al segretario Pd Renzi, una volta tanto in sintonia.
Questo blog già da tempo aveva sottolineato come l’Inps sotto la presidenza di Mastrapasqua, tendesse ad assumere sempre più gli aspetti di un potere autonomo.

Ma il problema non è Mastrapasqua in sè, che come presidente si è dimostrato, al di là di tutto quello detto, capace. Il problema sono le regole di comando degli Enti, Perchè se non cambiano, con qualsiasi altro presidente, la situazione rischia di riprodursi.

All’indomani della soppressione dell’Inpdap e dell’Enpals, dopo che era stato soppresso anche l’Ipost, si pose subito il problema di chi e come si dovesse governare questo ente gigantesco  giustamente battezzato Superinps.
Tutti  avevano applaudito la scelta di dar vita ad un unico ente previdenziale perchè corrisponde alla necessità oggettiva ( e teorica) di superare una divisione, storicamente determinata, per cui ogni categoria doveva avere la sua cassa pensioni.  Che la Costituzione di cui tutti sono sostenitori all’art 38, comma 4 parla di “organismi” e “istituzioni” e non di unico ente, è un dettaglio trascurabile.
Poi  si è assistito ad uno sconcertante balletto di cifre sciorinate dai diversi soggetti in campo. Dapprima il Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza denunciò il possibile default dell’Inps a causa dei debiti pregressi dell’Inpdap, smentito dal presidente dello stesso ente e dal ministro del lavoro, infine lo stesso presidente fa sua le tesi del Civ sullo squilibrio dei conti Inps per l’operazione Inpdap per poi rimangiarsi nuovamente tutto. Questa sovrapposizione di ruoli rendeva ancora più urgente l’esigenza di ridefinire le regole.

La  Fornero il 3 ottobre 2012, durante un’audizione presso la Commissione bicamerale di controllo sugli enti di previdenza  si sbilanciava ad affermare:
“Il Governo è pronto a cambiare il sistema di governance degli enti di previdenza e assistenza, dall’Inps all’Inail, ed è pronto anche a discutere quale sia lo strumento legislativo migliore per portare a casa questo risultato entro la legislatura”.

La Fornero aveva fatto delle proposte concrete con la ricostituzione di un nuovo consiglio d’amministrazione ed un Civ dotato di maggiori poteri, ma caduto il governo Monti, Giovannini, ministro del lavoro, si era subito premunito di affossare l’ipotesi Fornero fino a questi giorni quando le indiscrezioni trapelate attraverso i soliti giornali bene informati, hanno incrinato il piedistallo di  uno degli uomini più discussi, ma di fatto, più potente d’Italia.

Pertanto l’auspicio è che a prescindere chi sia il presidente dell’Inps, il governo traduca immediatamente in legge le proposte contenute nella Commissione Fornero dello scorso giugno 2013.

Camillo Linguella

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