Se i conti dell’Inps traballano, la previdenza complementare è solida e sicura

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In concomitanza con le dimissioni del suo presidente, l’Inps non prevede rose e fiori nel bilancio di quest’anno, almeno nella prima stesura. Infatti nel  2014 il risultato di esercizio  si presenta negativo per 11.997 milioni di euro, un dato che fa scendere il patrimonio (da 7.468 milioni a fine 2013) a -4.529 milioni alla fine di quest’anno.

Questo risultato però non tiene conto della  legge di stabilità che ha appianato la  passività dell’ex-Inpdap, pari a circa 25,2 miliardi di euro. Dal documento emerge altresì che nel 2013 sono stati state liquidate 649.621 nuove pensioni con un calo del 43% rispetto ai 1.146.340 liquidate nel 2012 dovuti alla riforma Fornero.
A fronte del trasferimento definitivo delle anticipazioni concesse dallo Stato fino all’esercizio 2011 pari a 25.198 milioni di euro di cui 21.698 per anticipazioni di bilancio e 3.500 per anticipazioni di tesoreria previsto dalla legge di stabilità il risultato economico di esercizio nel 2014 passa da un disavanzo di 11.997 milioni a un avanzo di esercizio di 13.201 milioni. Il patrimonio netto a fronte di questo cambiamento risalirebbe a quota 20.669 milioni (da -4.529 milioni senza l’intervento della legge di stabilità).
Una tempesta in un bicchiere d’acqua insomma che ha fatto scendere in campo anche il Civ dell’Inps. Il presidente di questo organismo, Pietro Iocca, facendo riferimento  a notizie diramate su organi di stampa ed in particolare sul quotidiano “la Repubblica” del 6 febbraio 2014, nel precisare che nell’INPS non esiste alcun “Comitato di Valutazione interno”, ha smentito categoricamente che, nell’ambito del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, debba essere votata alcuna delibera diretta a sanzionare il Presidente dimissionario Antonio Mastrapasqua.
Iocca ha precisato inoltre che il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza non ha recentemente fornito alcuna informazione o dati agli organi di stampa e, pertanto, si è dissociato dalla diffusione di notizie che mirano al coinvolgimento diretto del CIV stesso.
Questo, paradossalmente, invece di rassicurare, aumenta l’inquietudine dei pensionati,  tutti con il fiato sospeso.

La paura che ciò non sia vero e che il disavanzo venga ridotto … riducendo le pensioni in essere, e come suggeriscono alcuni, tagliando la differenza fra quella calcolata con il sistema retributivo e quella spettante in base al sistema contributivo. Dimenticando un piccolo particolare che agli assunti dal 1996 era stata data la possibilità di costruirsi una pensione aggiuntiva che viene negata in questo caso. Insomma, si sommerebbe una violazione dei diritti acquisiti con una disparità di trattamento.

Gli illuminati politici  che aboliscono a furor di popolo Province e Senato per risparmiare qualche spicciolo, un arretramento della democrazia rappresentativa, non arretreranno di fronte a quest’inezie.
Ma un Inps in cattive acque non conviene a nessuno e, riparato il danno economico, si cerca di renderlo più funzionale. E’ già pronta una bozza che prevede  una struttura di vertice più compatta, con 31 dirigenti generali (più 17 con incarichi di studio e ricerca riassorbibili con i pensionamenti) contro i 56 attuali, un dimezzamento delle direzioni centrali a 15, un polo  unico per gli acquisti, nuovi regolamenti di contabilità e un complessivo ridisegno della rete delle sedi adeguate alle nuove esigenze socio-economiche territoriali,  saranno promosse  possibili sinergie con Agenzia delle entrate, Equitalia e Inail, ridando corpo alla vecchia idea delle Case del Welfare.
Le vicende dell’Inps rilanciano indirettamente la questione della previdenza complementare.

Se il governo rimane tutt’ora inerte, non mancano rilievi ed indicazioni dagli organi di controllo, specie la Corte dei Conti che con la delibera 101 del 27 novembre 2013 ha fatto acute osservazioni. La rilevata prospettiva di inadeguatezza della prestazione pensionistica di base rende più stringente la necessità di un effettivo rilancio della previdenza complementare, quale secondo pilastro indispensabile al buon funzionamento dell’intero sistema.

Chiusa la tormentata questione della governance della Covip che si trascinava da oltre un

Rino Tarelli presidente della Covip

semestre, almeno il terreno della previdenza integrativa è sgombro da quest’incombenza. Il Consiglio dei ministri nella riunione del 6 febbraio 2014 ha approvato in via definitiva la nomina di Rino Tarelli a presidente della Commissione. L’approvazione segue il parere favorevole espresso dalle competenti Commissioni parlamentari. Il CdM ha altresì nominato  Antonella Valeriani e Francesco Massicci  componenti della Covip medesima a seguito di analoga procedura. Termina così una fase di incertezza che aveva fatto sorgere numerosi interrogativi sulla esistenza stessa dell’Autorità di vigilanza, già una volta soppressa dal Governo Monti.
Rilanciare l’Inps come polo pubblico e confermare gli attuali assetti privatistici in previdenza integrativa pubblica, mantenendo separati gli aspetti di finanziamento a ripartizione il primo e a capitalizzazione individuale il secondo, occorre rilanciare le adesioni perdurante la sua scarsa quota complessiva
prossima al 25% dei lavoratori potenzialmente interessati con  la carente partecipazione dei giovani che maggiormente avranno bisogno di un’integrazione pensionistica.

Secondo la Corte dei Conti nella citata delibera del novembre scorso, occorrono scelte non più rinviabili rivedendo la formula del silenzio-assenso per l’iscrizione automatica e arginando  la polverizzazione dei fondi che hanno pochi  iscritti e poche risorse,
la cui scarsa consistenza a volte sono insufficienti a coprire gli stessi costi di gestione.

In ultimo bisogna vedere se il governo, tramite l’Aran e la Funzione Pubblica si farà promotore di qualche azione unitamente alle fonti istitutive, datori di lavoro e parti sociali, rispetto ai Fondi Pubblici Sirio e Perseo.

 Il loro stentato decollo è essenzialmente motivato dalla mancanza di equiparazione delle regole del settore privato, in primis del silenzio assenso e della fiscalità, elementi che rendono legittima qualche soluzione rispetto alla loro operatività. Fra le altre misure da adottare, è la possibile adesione, come ho scritto nel precedente articolo, ai fondi pubblici, mantenendo la buonuscita, oppure l’adesione senza versamento del tfr.

Camillo Linguella

 

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