Inps, lo scontro è sulla governance

Scritto il alle 08:43 da clinguella@finanza

Nominato all’ultimo minuto del governo Letta, il commissario dell’Inps Vittorio Conti,  ha un duro lavoro davanti a sè. Chi si aspettava  il varo contestuale della governance dell’ente  è rimasto deluso. Ora tutti gli scenari sono possibili.

Con la nomina di Vittorio Conti a commissario straordinario dell’Inps non può che registrarsi il permanere dell’onda lunga del ricorso alla tecnocrazia rispetto alla managerialità politico burocratica, ritenuta, la prima, più competente ed efficace.

Un’altra chiave di lettura è quella secondo la quale questa nomina è stata dettata dall’esigenza, dopo le recenti polemiche della saldezza del bilancio, di mettere a posto i conti. Di qui un banchiere anzicchè un esperto previdenziale, anche perché le politiche previdenziali le stabilisce il governo. L’azione di indirizzo generale pertanto non può che valere minimamente  limitatamente alla gestione dell’ente, vista la  diffusa legislazione ordinaria, e l’ attività regolamentare secondaria, nonché  una funzione di vigilanza esterna, a volte eccessiva, da parte delle autorità preposte (i Ministeri del lavoro e dell’economia) . Sono questi  dicasteri in definitiva che  fissano le linee di indirizzo e le regole di gestione, come p. es. lo stabilire le dotazioni organiche, le retribuzioni e gli incentivi, i  concorsi e le procedure concorsuali, la possibilità di outsourcing, le internalizzazioni ecc .

In questa logica il Comitato di Indirizzo e Vigilanza ha una figura di rappresentanza,

Vittorio Conti neo commissario Inps

perché la longa manus del governo è il presidente anche se contornato da un possibile CdA. Infatti sfido chiunque a dire il nome del presidente del Civ, conosciuto in genere solo gli addetti ai lavori. Per la cronaca prima era Guido Abbadessa, ora è Pietro Iocca, ma  per tutti il presidente dell’Inps era Mastrapasqua e basta.
Così alla guida dei pensionati è stato nominato un pensionato d’oro, presumo, vista l’età ed i precedenti incarichi ricoperti..

La scelta  è diretta conseguenza  di un’atmosfera e di un annunciato provvedimento governativo contro la molteplicità degli incarichi. Infatti fra i personaggi “in servizio” interpellati per verificare la disponibilità ad assumere l’incarico, il rifiuto sarebbe stato  dettato dalle carenti garanzie di reimpiego  che l’attuale quadro governativo, estremamente in movimento dopo il pressing  disordinato ma vincente del nuovo segretario del Pd, avrebbe potuto offrire. Non avrebbero avuto nessuna garanzia di essere nominati poi presidente dell’ente, e se avessero  lasciato i loro precedenti incarichi, sarebbero stati a loro volta dei disoccupati, perché colpiti dall’onda d’urto della rottamazione e utili al più a tener compagnia Mastrapasqua.
Chi si aspettava che  la nomina del commissario coincidesse con il varo della nuova governance, è rimasto deluso. In specie le organizzazioni sindacali che sono state solamente informate telefonicamente della scelta effettuata, il che conferma la loro marginalità nell’attuale contesto politico.
Eppure le proposte non mancavano, a partire da quella famosa della commissione Fornero. La proposta conferma  l’assetto duale, con un Consiglio di indirizzo che diventava strategico e prevedeva la ricostituzione di un ristretto  Cda. In realtà, dietro le quinte si svolge uno scontro fra le parti sociali, Sindacato e Confindustria, gli azionisti di maggioranza dell’Inps, ed il governo, responsabile della politica del welfare complessivo e quindi non solo della previdenza, ma anche dell’assistenza, cioè deputato all’applicazione dell’art. 38 della Costituzione.

Per dare poteri reali al  Civ si dovrebbe dare la potestà di approvare in via esclusiva e vincolante il bilancio di previsione e quello consuntivo; approvare il piano industriale e finanziario dell’istituto e i regolamenti generali; esprimere parere sulla nomina del presidente e proporne, attraverso sfiducia motivata, anche la revoca o l’azione sociale di responsabilità nei suoi confronti.
Una presenza più forte dei sindacati può decidere sul reale utilizzo del tfr che viene depositato sul conto tesoreria Inps, destinandolo agli scopi originari, mentre una presenza forte del governo, significa continuare ad utilizzarlo per la diminuzione del debito, nonostante i reiterati rilievi della magistratura contabile.

Ora  il terreno è reso ancora più scivoloso dal nuovo corso del quadro politico. Non bisogna dimenticare che il neo presidente del consiglio in pectore ha dimostrato di essere insofferente non solo ai sindacati e ai loro riti, ma alle discussioni in genere. Si è passato da un “eletto dal popolo” ad un “nominato dalle primarie”. La base della rappresentanza si è molto ristretta mentre corrispondentemente quella decisionale si è molto dilatata. Così è!
Poi siamo sicuri che il modello duale è il migliore? Non è detto. Nelle società private viene messo costantemente in discussione e perfino in quelle pubbliche. L’esempio più clamoroso è quello di Milano.
A2a ha fatto una scelta diversa.
A2a,  nata nel 2008 dalla fusione tra le ex municipalizzate dei comuni di Milano e Brescia per creare una multi utility, è il secondo operatore elettrico italiano con circa 11 mila Mw di capacità e tra i protagonisti nel settore ambientale, con circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti trattati, dei quali, oltre la metà utilizzati per produrre energia elettrica.
Quotata alla Borsa Italiana A2a, ha dato l’addio alla governance duale tornando al consiglio di amministrazione. Un’operazione necessaria, visto che il sistema duale della società ne bloccava ogni iniziativa.
Il Cda è composto da 14 membri, con un presidente eletto ogni tre anni e un amministratore delegato. Il numero dei consiglieri rimane ancora elevato rispetto allo standard e alla media delle aziende quotate in Borsa. Ma è pur sempre un passo avanti rispetto al passato, quando tra consiglio di gestione e di sorveglianza i membri erano 23.
Ovviamente questo modello incontrerà un sacco di ostacoli, anche perché A2a formalmente è una società per azione, mentre l’Inps è, paradossalmente un ente pubblico non economico, nonostante il suo bilancio si aggiri sui 700 milioni di euro.
Può darsi che il nuovo commissario farà solo opera di ordinaria manutenzione in attesa che si definiscano i futuri assetti, sia istituzionali, sia rispetto ai  nuovi uomini incasellati ai posti di comando.
Oltre ai vertici, c’è da rivedere tutto il sistema dei Comitati provinciali, di cui si parla poco, del rapporto dei Patronati e del ruolo che si vuole assegnare ai pensionati, attraverso le loro organizzazioni di categoria, visto che oggi non ne hanno nessuno.
In ultimo bisogna vedere cosà sarà della previdenza complementare. E questo riguarda la complessiva politica governativa. Oltre a decidere se rilanciarla o meno, decidere altresì su Fondoinps, se esso deve rimanere così com’è, oppure diventare il ricettacolo dei fondi negoziali in difficoltà. Come si vede, una partita grossa e prima di vedere chi sarà il nuovo presidente, occorrerà vedere chi sarà il prossimo ministro del lavoro.

Camillo Linguella

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