Eppur si muove!

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Lo scorso 19 Marzo 2014 si è tenuto  a Roma il tradizionale Convegno di Primavera “Eppur si muove! Previdenza complementare e sistema Paese nell’ambito delle nuove regole”. Alberto Brambilla, già presidente del nucleo valutazione della spesa pensionistica,  rilancia il ruolo del secondo pilastro.
Il convegno, organizzato da Itinerari Previdenziali,  ha  trattato  un tema, quello della previdenza complementare che sembra poco ricordato sia dai Governi succedutisi in questi ultimi 4 anni, sia dagli attori sociali, in particolar modo le grandi organizzazioni sindacali. Tuttavia, pur in presenza di una crisi economica che continua ad avere pesanti riflessi sull’occupazione e sullo sviluppo del nostro Paese, la previdenza complementare ha segnato nel 2012 e nel 2013 indiscutibili segnali positivi.  Seppur non elevati, sia in termini di adesioni sia di patrimonio in gestione gli incrementi ci sono stati; nel 2013, le adesioni che nel 2012 erano cresciute del 5,3% rispetto all’anno precedente, sono cresciute  di un ulteriore  6,8% passando da 5.828.674  iscritti del 31/12/2012 a 6.223.716 a dicembre 2013, mentre il patrimonio è aumentato del 8,4% passando dai 104,401 miliardi del 31/12/2012 ai 113,135 attuali. Nel 2012 il patrimonio era già aumentato rispetto al 2011, di 13,7 miliardi (di cui 6,3 miliardi generati da plusvalenze della gestione finanziaria). Infine i rendimenti.  L’anno scorso sono stati + 5,7% quelli dei fondi , mentre il Tfr si è rivalutato di un modesto 1,9%.
Gli investimenti nel sistema Paese continuano ad essere  modesti e incentrati prevalentemente su titoli di Stato. Tutto questo mentre nei fatti si accentua l’accanimento sui pensionati. Accanimento messo  momentaneamente da parte in vista delle elezioni europee. Se ne parlerà dopo.
Come si vede  non si è alla stasi, sotto l’apparente stagnazione qualcosa si muove. E’ vero che si tratta di aumenti da bradisismo di Pozzuoli, rilevabili sono con raffinati strumenti di registrazione, ma ci sono.  L’adesione complessiva si è stabilizzata intorno al

Alberto Brambilla

25% con un leggero arretramento degli iscritti ai fondi pensione negoziali, perché ai pensionamenti non fanno da bilanciamento nuove adesioni.
La domanda è sempre la stessa: Come fare per aumentare le adesioni? E prima ancora come aumentare la consapevolezza della necessità di una previdenza integrativa di quella pubblica?

Sul ristagno delle adesioni, ad un certo punto è venuto a mancare lo slancio iniziale. La cartina di tornasole è offerto dall’andamento di quelle ai fondi pensione pubblici Sirio e Perseo. In merito a questi fondi , questa è una mia riflessione, mi domando ancora se è stato utile crearne due oppure, in tempi di lacrime e sangue, come indicato dalla spending review di Cottarelli sarebbe forse utile prevedere una forma di più stretta sinergia o altro per questi due fondi che oltretutto insistono su una analoga platea di dipendenti pubblici. Nel primo caso forse potrebbe essere  utile un nuovo semestre di “silenzio assenso”   per i fondi negoziali, da estendere anche ai fondi dei dipendenti del pubblico impiego, visto che si riducono di anno in anno le adesioni “tacite” mentre aumentano quelle ai fondi pensioni aperti ed ai Pip.

Sugli investimenti non è facile, non è facile trovare una strada, per far  sì che le risorse accumulate con i contributi dei lavoratori, dei datori di lavoro e del tfr, abbiano ricadute positive sulla nostra economia e, in definitiva, su sviluppo e occupazione. In questo caso la situazione è molto più complessa. Non bastano le mere enunciazioni e le dichiarazioni di buona volontà. Se non decollano i fondi di debito o i mini bond, data la poco numerosità delle società italiane quotate in borsa, è giocoforza per chi vuole investire in azioni, comprare prevalentemente quelle di paesi stranieri. I ‘fondi di debito’ sono quei fondi d’investimento che erogano finanziamenti tramite sottoscrizione di emissioni obbligazionarie per finanziare le piccole e medie imprese non quotate.  Ma anche questi non sono ancora entrati nel patrimonio della cultura finanziaria italiana. Occorrono pertanto nuove regole di investimento e nuovi modelli comportamentali.
Rino Tarelli, presidente sella Covip, nella sua relazione è partito proprio dalla amara constatazione che ormai è troppo tempo che non si fa niente per la previdenza complementare come se ci fosse una mancata percezione del problema rispetto anche alla rapidità su cui si interviene su altre tematiche ed altri scenari.
Questa apparente inerzia non inganni, sembra nascondere le brame sul patrimonio dei fondi, visto l’indiscutibile appeal che riscuote negli ambiti paragovernativi. Per sventare manovre senza senso si deve partire da alcuni presupposti incontrovertibili, perché quando parliamo del patrimonio dei fondi pensione , ha affermato Tarelli , questi  hanno l’obbligo di garantire la pensione complementare, perchè  questo è il loro fine istituzionale stabilito dalla legge e per questo hanno in custodia ed in gestione soldi dei lavoratori, risorse di cui si privano durante la vita lavorativa per avere una pensione aggiuntiva. Quindi i fondi per poter conseguire i propri fini, devono avere la piena titolarità delle scelte. Né aiutano le proposte come quelle di Landini, che ripropone una vecchia proposta di Bossi ( ma guarda un po’) cioè di rimettere il tfr nella busta paga mensile dei lavoratori. Ma Landini non è rimasto da solo. Con una lettera a La Stampa del 23 marzo 2013, un europarlamentare ex numero uno della Cgil, in ricerca di ricanditatura alle europee, pensa anche lui che mettere il Tfr in busta paga è cosa utile e giusta. Supportato dal sedicente ( cioè che si attribuisce da solo la qualifica) “esperto di politiche economiche e del lavoro”, Stefano Patriarca, teorizza che dopo le ultime riforme, le future pensioni saranno adeguate e quindi non c’è bisogno poi così tanto di una pensione integrativa. E si che le cifre in gioco non sono da poco. L’attuale Tfr accantonato, secondo Patriarca,  sarebbe di 22 miliardi di euro, 10.5 accantonato presso le imprese, 5.5 nei fondi pensione e 6 miliardi all’Inps.

Così il tenore di vita quotidiano non cambierà per niente e sarà fortemente compromesso quello della vecchiaia.
Il secondo presupposto enunciato dal presidente della Covip, è vedere come i fondi possono contribuire ad uscire dalla crisi. Occorrerebbe offrire un ventaglio di opportunità di investimento, sapendo che quasi la metà delle risorse, circa 40 miliardi di euro, è investito nel debito pubblico.
Inoltre, causa crisi, nel 2013 più di un milione di iscritti alla previdenza complementare ha sospeso i versamenti ed eufemisticamente vengono chiamati “silenti”. In sostanza i fondi si trovano ad affrontare una situazione eccezionale senza supporto politico, reso ancora più marcato dal perdurante silenzio del governo dove un occhio di riguardo è rivolto al patrimonio dei fondi.
Ormai sono poche, fra le persone avvedute, che non siano convinte della necessità della previdenza complementare visto l’incertezza della pensione pubblica anche sotto il profilo della sostenibilità.
Non siamo ancora al si salvi chi può, ma i pericoli incombenti sulle future pensioni aumentano di giorno in giorno. E intanto si mettono in discussione le pensioni di oggi, quelle superiori ai tremila euro al mese.
Al professor Alberto Brambilla, deus ex machina di itinerari previdenziali ha già messo in cantiere l’edizione di quest’anno che si svolgerà nella sede della Borsa Italiana a  Milano il 14,15 e 16 maggio prossimo  e che si propone di far conoscere ai più e soprattutto ai giovani quello che rimane ancora sostanzialmente un oggetto misterioso: la previdenza complementare. Praticamente un ufo.
Camillo Linguella

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