Il Tfr in busta paga, una trappola per una più misera vecchiaia

Scritto il alle 08:58 da [email protected]

Ogni tanto rispunta fuori l’idea di aumentare la busta paga dei dipendenti utilizzando il tfr accumulato. Per non risolvere niente oggi ci garantiamo  una maggiore povertà da pensionati. Esclusi i pubblici dipendenti ed un colpo mortale alla previdenza complementare.

Il mantra di questo momento è quello di aumentare i consumi. Negli ultimi anni si sono drasticamente ridotti a causa della crisi. Le famiglie a corto di liquidità si limitano allo stretto necessario e così tutte le imprese che non producono lo stretto necessario sono andate a loro volta in crisi. Per vincere l’austerità bisogna consumare, consumare e consumare. Ci manca solo che ci convincano a vendere la casa dove abitiamo per comprare una nuova macchina o un frigorifero oppure un nuovo smartphone che costa quanto due frigoriferi.
Ma invece di reperire risorse nuove, si cerca di utilizzare quelle già esistenti da qualche parte. L’idea principe, al momento solo annunciata, per il rilancio dei consumi è quello di mettere in busta paga 80 euro mensili in più, non si sa se lordi o netti, ma non è il caso di cavillare, per chi guadagna fino a 25000 euro all’anno. Pensionati esclusi. Quelli possono anche non consumare.
 Per tutti poi c’è l’idea di dare mensilmente in busta paga l’importo del tfr che viene accumulato.
Il primo ad avere questa “pensata”, bisogna darne atto, fu Umberto Bossi, che nel 2008, alle prime avvisaglie della crisi, già preoccupato dei consumi stagnanti, avanzò l’ipotesi di pagare il tfr subito. “Pensata”  sepolta da una marea di sberleffi, sia perché la crisi era negata, sia per gli evidenti guasti che questa avrebbe provocato proprio a discapito di chi si voleva aiutare. I lavoratori dipendenti.
Ora l’idea che era stata partorita, diciamo così a destra, viene riproposta a sinistra. Il nuovo sostenitore di questa ipotesi è Maurizio Landini che soffre la concorrenza del presidente del Consiglio e anche lui vuole buttare sul tappeto un’idea per accentrare l’attenzione su di sé. A Landini si è aggiunto un ex segretario generale della Cgil, europarlamentare uscente, che in politica non ha brillato come nel  sindacato. Tanto per farsi ricandidare al Parlamento Europeo, giusto per non fare il pensionato. A sua volta a costui si è affiancato un esperto economico, tal Patriarca Stefano per dare un’impalcatura razionale e positiva a questa decisione.
Il tfr consiste in un accantonamento mensile di una parte della retribuzione, il 6.91 per l’esattezza, che il datore di lavoro trattiene dalla busta paga e che restituisce al legittimo titolare quando finisce il rapporto di lavoro. Le somme accantonate sono rivalutate annualmente dell’1,5% più lo 0,75% dell’inflazione.

E’ una specie di risparmio forzoso. L’unico modo indolore per accumulare un capitale e che può essere utilizzato anche prima del pensionamento, come anticipo in casi eccezionali per malattia o per acquisto della casa.
Attualmente è stato calcolato che il flusso annuo del tfr è pari a circa 22 miliardi di euro, di cui 10 sono giacenti presso le imprese che se ne servono per autofinanziamento, 6 milioni al Fondo tesoreria Inps che serve per il debito pubblico e 5 ai fondi pensione.
Chi ci guadagna sicuramente è lo Stato attraverso la fiscalità. Oggi il tfr è tassato in maniera agevolata, ma una volta confluito nello stipendio seguirebbe l’irpef normale.
Se sommiamo gli 80 euro promessi ai 100 euro di tfr sarebbe un aumento di 180 euro mensili.
E’ dal 2007 che non si sente così tanto profumo di soldi. Ma come si dice non è tutt’oro quello che luce.

Da questa operazione sarebbero esclusi i pubblici dipendenti. Per due motivi fondamentali. Il primo è la mancanza delle risorse per frlo, tanto è vero che i 4 ultimi governi che si sono succeduti, Beerlusconi, Monti, Letta e Renzi, hanno mantenuto il blocco dei contratti in atto dal 2009. L’ultimo per sfoltine le riga ne vogliono licenziare ben 85.000. La prima conseguenza saranno 85.000 pensioni in più non programmate e 85.000 versamenti contributivi in meno alle casse dell’ex Inpdap con ulteriore squilibrio dell’Inps che incautamente se lo è accollato.

Il secondo motivo del’esclusione dei pubblici dipendenti consiste nel fatto che quelli assunti prima del 2001 non hanno diritto al TFR, bensi al TFS, il trattamento di fine servizio. Il Tfs non è un accantonamento mensile, nensì una somma una tantum che spetta al pensionamente e che si calcola sull’80% dell’ultima retribuzione moltiplicata per gli anni di servizio. Si tratta quindi di una somma determinabile nel suo importo solo a fine carriera. Per equiparare questi dipendenti agli altri si dovrebbero trasformare tutti i tfs in tfr con un costo inimmaginabile.
Ammesso che quest’operazione andasse in porto, nella maggior parte dei casi  uno se le spenderebbe senza fare niente di costruttivo. E’ come il fumatore che decide di smettere di fumare. Calcola che smettendo risparmierà molti euro all’anno. Sicuramente ci guadagnerà in salute, ma i soldi risparmiati non se li ritroverà da nessuna parte.
Le imprese si dovranno rivolgere alle banche e invece del 1.5 e dello 0.75 dovrà pagare interessi molto più alti e il primo effetto sarà un ulteriore danno all’economia che la misura adottata dice di voler rilanciare.
Infine il tfr in busta paga è un colpo mortale alla previdenza complementare e non è vero che la riforma Fornero assicura pensioni dignitose.
Teoricamente alla restituzione del tfr in busta paga di dovrebbe accompagnare un assegno più alto, se non fosse messo in discussione il principio dell’intangibilità della pensione, visto che quelle superiori, al momento di 3000 euro mensili sono sotto la spada di Damocle di una ulteriore riduzione.
Anche se venisse chiesto come opzione ad ogni singolo lavoratore se vuole mantenere il tfr, versarlo alla previdenza complementare oppure percepirlo mensilmente, è facile prevedere che la quasi totalità sceglierebbe la via della monetizzazione in base alla nota legge economica “pochi, maledetti e subito!
Magari chi  compie questa scelta ha il retro pensiero di servirsene per superare una momentanea emergenza e poi aderire alla previdenza complementare. Oppure ci sarà sempre qualcuno convinto di sapere come investire meglio i propri risparmi. Allora c’è il pericolo che nuovi emuli di “madoff” spunteranno da ogni dove, mentre il risparmio previdenziale è strettamente vigilato dalla Covip.
I più penalizzati in assoluto sarebbero i giovani per i quali il bisogno della monetizzazione immediata fa aggio su qualsiasi ragionamento. E poiché la maggior parte di costoro hanno dei lavori prepari e discontinui ( che aumenteranno con il jobs act) la preoccupazione maggiore dello statista che guarda ad intere generazioni, diversamente dal politicante che guarda a Facebook e scrive su twitter, sarebbe quella di trovare il modo di poter assicurare loro un dignitoso futuro pensionistico rilanciando veramente il lavoro. Perché, non sembri peregrina la cosa, più lavoro, significa più contributi previdenziali e più Tfr accumulato.
Camillo Linguella

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184 commenti Commenta
andrea4891
Scritto il 26 marzo 2014 at 21:48

della previdenza complementare interessa a chi ci mangia, ops … cioè ci marcia … ma no, volevo dire a chi la vende

agli altri, se fossimo un paese normale in tempi normali, dovrebbe far orrore l’idea di scialacquare oggi un altro po’ e restare da vecchi con un pugno di mosche, senza nemmeno i soldi per il pannolone

ma NON SIAMO in tempi normali, e tanto meno un paese normale, e quindi la prima idea che ti passa per il cervello è: perchè rinunciare ad avere quei 4 soldi oggi che sono vivo, ne ho bisogno E ME LI DANNO ??!!

rinunciare ad averli oggi e rischiare che domani, all’età della pensione, SE SARO’ ANCORA VIVO, me li fottano con una di quelle manovrine cui ci hanno avvezzi da anni, magari con la scusa della giustizia sociale … SALVAITALIA … VE LI CHIEDE L’EUROPA … :?::?:

sì, POCHI MALEDETTI E SUBITO …………………….. ARTICOLO QUINTO: CHI HA I SOLDI IN MANO HA VINTO !!!

nei proverbi e modi di dire c’è tutta la saggezza dei popoli, senz’altro maggiore di quella dei relativi governanti, e un’onestà maggiore di quelli che sulla previdenza complementare … pascolano :wink:

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