Previdenza complementare: conoscere l’abc della finanza per evitare sorprese

Scritto il alle 09:06 da [email protected]

mamma miaI fondi negoziali della previdenza complementare non sono a prestazione definita, nel senso che quando si aderisce nessuno garantisce il risultato finale, esso dipenderà da una serie di elementi fra cui i rendimenti finanziari. Lo stesso ragionamento si può fare anche per la previdenza pubblica. In questo caso il risultato finale non dipenderà dai rendimenti finanziari, ma delle regole che di volta in volta legislatore avrà cambiato. Siamo partiti dalla legge Dini che prevedeva la possibilità di andare in pensione già a 57 anni con 5 anni di contributi e siamo arrivati alla Fornero dove ci vogliono 67 ( 20 anni in più) e 20 di contributi ( 15 anni in più).
Paradossalmente mentre con la pensione Inps il cittadino è un soggetto passivo che non può schivare nessun colpo, nella previdenza complementare diventa un soggetto attivo che può costruirsi la rendita con le proprie mani.
Tuttavia, poiché nella previdenza complementare le decisioni sugli investimenti sono a carico degli iscritti, discende la necessità di poter capire e di valutare, anno dopo anno, se le scelte di investimento effettuate sono in linea con ciò che si sperava di ottenere in termini di rendimento rispetto a quello che si vorrebbe avere come pensione integrativa. Tale funzione  era svolta dai Patronati e dai Sindacati, quando queste organizzazioni avevano un seguito ed un appeal granitico e competenze specifiche. L’ Inpdap aveva cominiciato a fare attività consulenziale, ma con incorporazione nell’Inps non se ne è fatto più niente. Il mastodonte previdenziale italiano ha già troppe gatte da pelare per dedicarsi a queste quisquilie. L’alternativa è rivolgersi a consulenti specializzati. In questo caso è facile prevedere che il lavoratore in questione si troverà ad aver sottoscritto un Pip. Fortunatamente anche i Fondi pensione si stanno attrezzando, attraverso la cosiddetta “Funzione Finanza” ad offrire ai propri aderenti un adeguato servizio di consulenza.
A parte le ricerche effettuate in tutti i paesi avanzati, dalle quali emerge una diffusa impreparazione sostanziale ed una ignoranza specifica del mercato finanziario, personalmente mi è capitato più volte di verificare la confusione enorme anche sulle cose più elementari o che dovrebbero essere tali, come la differenza tra azioni e obbligazioni,la differenza fra l’interesse semplice e quello composto, la difficoltà a leggere l’estratto conto bancario, ecc… figuriamoci poi i concetti di volatilità, i mercati regolamentati e non. Spread è una parola ormai acquisita al vocabolario di tutti, ma pochi sanno con precisione cosa significa, quali  i suoi effetti sul debito pubblico e sulle nostre tasche.
Una volta, quando in Italia l’inflazione viaggiava a due cifre, c’era il cosiddetto “BOT people” che investiva in Bot perché dava dei rendimenti sicuri e molto elevati ( una delle causa dell’attuale indebitamento pubblico). Poi sono venuti gli investitori nelle aziende di Stato man mano che venivano privatizzate come Enel ed Eni. Poi ci sono stati i primi rovesci borsistici come per la Cirio e la Parmalat che ha rovinato molti piccoli risparmiatori e da allora la diffidenza verso tutti i prodotti finanziari nella gente comune ha imperversato ovunque ed imperversa tuttora.
In aggiunta l’attuale crisi ha ulteriormente convinto la quasi totalità della platea di lavoratori che tutto quello che riguarda le borse ed i titoli mobiliari è non solo pericoloso, ma ineluttabilmente destinato a far perdere le proprie risorse, che in genere non sono mai eccessive. Mettere in gioco il trattamento di fine rapporto, una somma sicura, certa nell’ammontare e garantita dalla legge, per aderire alla previdenza complementare, il cui risultato finale dipende da come va la borsa, avendo sullo sfondo il fallimento del Fondo pensione statunitense Henron, che ha deprivato della pensione i suoi iscritti, annichilisce non poche anime belle. Né sono persuasivi e compensativi i ragionamenti sui benefit fiscali aggiuntivi e della contribuzione del datore di lavoro.
Nonostante ciò iI numero delle adesioni degli italiani hanno superato i 6 milioni e duecentomila una cifra imponente e di tutto rispetto. Questi vanno assistiti e tutelati.
Ma la gran parte non ha un’ elevata familiarità con le tematiche finanziarie, familiarità strettamente correlata al reddito, età e grado di istruzione. Si fidano, altri al contrario, pensano di sapere più di quanto in realtà conoscono ma fanno difficoltà a comprendere le informazioni ricevute.

Per fare una corretta formazione, l’Ocse individua tre punti fondamentali:
1) informare: fornire tutte le informazioni e spiegazioni necessarie per far conoscere i rischi connessi all’investimento finanziario;
2) insegnare: fornire le nozioni e le conoscenze fondamentali della finanza con un linguaggio facilmente comprensibili; le informazioni da veicolare devono essere improntate alla semplicità e alla chiarezza.
3) offrire consulenza: assistere i soggetti nelle scelte di investimento di modo che riesca a fare un corretto uso degli strumenti e delle conoscenze a sua disposizione.
Parlare di educazione finanziaria significa quindi fare riferimento a una molteplicità di interventi di soggetti diversi non sempre direttamente coinvolti nell’investimento finanziario.

I programmi di educazione finanziaria dovrebbero andare in parallelo con l’educazione previdenziale . Quest’ultima deve prioritariamente inculcare il concetto i dipendenti ed i lavoratori autonomi sul fatto che, per poter disporre in età avanzata di un reddito adeguato alle proprie necessità, sarà necessario aderire alla previdenza complementare fin dall’inizio della carriera lavorativa. In quest’ambito vanno spiegate le differenze delle varie forme di previdenza complementare e i vari tipi di rendita e da che cosa dipende l’ammontare finale della rendita.
Compreso il meccanismo della previdenza complementare, l’educazione finanziaria pur non essendo la panacea di tutti i mali, facilita la scelta della propria linea di investimento o cambiarle per avere una vecchiaia serena con quell’adeguato tenore di vita previsto e auspicato dalla legge. Perché la conoscenza delle regole previdenziali già avrà fatto capire che con la sola pensione pubblica  non sarà possibile.

Va messa a punto una strategia di lungo periodo tesa a favorire a ogni livello e in ogni fascia sociale la promozione di una vera e propria cultura previdenziale-finanziaria.
Secondo Pierpaolo Scandurra, di certificatiederivati, una società top di formazione finanziaria, il successo dei programmi di alfabetizzazione finanziaria è strettamente legato al linguaggio e agli strumenti utilizzati per veicolare le informazioni. L’educazione finanziaria ha come obiettivo la crescita del livello di comprensione delle tematiche finanziarie, ma è necessario che ciò avvenga attraverso l’uso di un linguaggio non tecnico, chiaro e semplice. Le informazioni dovrebbero essere fornite in modo standardizzato, evitando il più possibile di ricorrere a termini gergali. In questo senso un ruolo importante spetta al legislatore e alle autorità di controllo che possono imporre l’utilizzo di documenti informativi standardizzati e accurat tipo la  “nota informativa” dei Fondi.
Per portare avanti il programma di educazione fu sottoscritto un protocollo del 2008 fra la Covip ed il Ministero della Pubblica Istruzione, ma al di fuori di poche e sporadiche iniziative,non si è proceduto a tappeto. I motivi sono molteplici. A partire dallo scarso interesse per la cosa specie dal Miur e dalle forze datoriali, ma anche per i costi. In tempi di spending review sono poche le risorse a disposizioni e poche le iniziative pubbliche. Bisogna insistere su seminari e incontri nelle aule scolastiche ed universitarie,con la concessione di crediti formativi, perché gli strumenti tradizionali come le pubblicazioni cartacee (brochures, riviste, newsletter) e i siti web che riescono a raggiungere una platea molto vasta sono indispensabili ma non esaustivi. Non bisogna mai dimenticare che nonostante gli approcci interpersonali siano sempre più virtuali grazie a facebook, twitter e quant’altro, la gente vuole poter porre domande ad una persona fisica che le sta difronte e ricevere una risposta da competente.
Questo fra l’altro è uno dei segreti del successo dei Pip che si basano proprio sul colloquio diretto fra potenziale cliente e collocatore di polizze.

Camillo Linguella

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