Tfr in busta: ora sappiamo le ragioni del governo

Scritto il alle 09:09 da clinguella@finanza

falòUn quotidiano economico parlando di “balle sulla previdenza integrativa”, ci aiuta finalmente a conoscere quali possono essere state le valutazioni del Governo sull’anticipo del tfr. In più un’ulteriore non buona notizia: per l’anno prossimo la rivalutazione delle pensioni sarà zero. Cauti segnali di disponibilità a rivedere l’aumento della tassazione sui Fondi e Tfr.

Dopo tutta una serie di prese di posizioni negative da parte dei mass media capitanati dai quotidiani nazionali La Repubblica, il Corriere e La Stampa, dai magazines Espresso e Panorama, dal sito Lavoce.info in merito all’anticipo del trattamento di fine rapporto in busta paga, anche la Banca d’Italia con tutti i crismi istituzionali, nella sua audizione sulla legge di stabilità evidenziò i pericoli che la misura comportava per le future pensioni.
Secondo la società di consulenza Progetica, un trentenne alle prese con una carriera intermittente, in un paese che cresce vicino allo zero, con un reddito costante in termini di valore reale di mille euro al mese, quando andrà in pensione, questa sarà di 500 mensili. Se invece il Pil dovesse crescere con una media dell’1,5 per cento all’anno e riuscisse ad avere un contratto a tempo indeterminato, potrebbe contare su una prospettiva di 900 euro al mese in moneta corrente.
Finora il governo non ha mai spiegato perché, dovendo fare cassa, ha deciso di attingere dalla previdenza integrativa.

E’ una radicale inversione di tendenza, rispetto alla politica portata avanti dalla legge Dini in poi, che sostanzialmente era quella della trasformazione del tfr in pensione aggiuntiva. Operazione che doveva consentire un duplice scopo, dare pensioni più alte rispetto a quelle ridotte dalla Dini medesima, e mettere in circolo quei capitali che altrimenti ristagnavano nelle aziende. Compito che è stato svolto dai Fondi pensione in maniera egregia dando anche un aiuto concreto allo Stato con l’acquisto rilevante di titoli di debito e superando indenni la crisi dei subprime.
Finalmente abbiamo se non un portavoce, un “disvelatore” sicuramente inconsapevole del pensiero governativo. “Italia oggi” del 6 novembre 2014 in maniera abbastanza sprezzante, liquida la questione presentando la previdenza complementare come un sostanziale bluff che merita di essere se non liquidata, almeno fortemente ridimensionata.
Secondo il quotidiano in questione sulla materia sono state dette “delle falsità inaudite” riferito al fatto che la misura era dannosa specie per la previdenza complementare, sia l’anticipo mensile in busta paga, sia l’aumento della tassazione. Negando la centralità del Tfr nell’alimentare la previdenza integrativa. Che è invece una fonte principale di finanziamento se si vuole costituire una rendita adeguata.

Sull’aumento della tassazione tuttavia  si registrano cauti segnali di apertura  dal governo. Secondo il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, intervenendo in commissione Bilancio ala Camera, nella replica al termine della discussione generale, “Il Governo intende esaminare con la massima attenzione e ampia disponibilita” le proposte di modifica, per rivedere l’aumento dell’aliquota fiscale applicata sui fondi pensione privati e sul Tfr, prevista dalla legge di stabilità.  L’apertura del governo è però legata al rispetto dei  saldi di finanza pubblica.

A poco più di venti anni dal varo della legge istitutiva, il Dlvo 124/93, più di 6 milioni di lavoratori hanno aderito alla previdenza complementare destinando il proprio di Tfr. Un numero piuttosto considerevole, nonostante la relativa “gioventù” dello strumento del secondo pilastro, tante è vero che molti lavoratori, colpiti dalla crisi, pur non versando più restano iscritti ai Fondi, invece di chiedere il riscatto della posizione.
Certo che nel settore pubblico, il decollo è abbastanza frenato. Ma qui le resistenze passive vengono dal governo che dovrebbe sborsare l’1% della retribuzione per ogni suo dipendente che vi aderisce. Nel settore del lavoro autonomo i destinatari si sono iscritti ai Pip che hanno avuto invece un fortissimo incremento.
Un’affermazione assolutamente gratuita che dovrebbe essere un po’ più argomentata e suffragata è quella secondo la quale “Vanno aggiunte le alte spese di amministrazione, tra cui la manutenzione di organismi sindacal-confindustriali che di previdenza non capiscono assolutamente niente. È, inoltre, una vergogna che i sindacalisti partecipino, dato che si può rilevare che i rendimenti sono alti se la contrattazione salariale va male.

In merito alle alte spese, non mi risultano sprechi o spese pazze tipo quelle dei Consigli regionali, tanto per intenderci. Sui costi la Covip ne ha fissato il range e tutti li possono controllare andando a vedere l’Isc( indicatore sintetico dei costi) di ciascuna forma di previdenza complementare. Anzi proprio i Fondi pensione per il pubblico impiego Perseo e Sirio, a prescindere dall’andamento delle iscrizioni, per contenere ulteriormente i costi e ridurre i dupicati di organismi, due Consigli d’Amministrazione, due direttori generali, ecc, dal 1 ottobre scorso, si sono fusi, dando vita ad un unico fondo pensione.

In quanto all’incompetenza, la legge prevede criteri precisi per far parte degli organi di amministrazione dei fondi, quelli di onorabilità e professionalità e inoltre i fondi pensione di categoria non hanno scopo di lucro. Infine non capisco, ma è insipienza mia, la correlazione fra alti rendimenti e bassi salari. Oppure è quello che si diceva una volta qualunquismo a tanto al chilo, giusto per impressionare.
Ma venendo agli altri fatti, c’è un altro problema, con l’inflazione zero, il tfr si rivaluterà del solo 1.5% mancando la quota aggiuntiva dello 0,75% del tasso di inflazione. Come pure non saranno forse rivalutate neppure le pensioni ordinarie per lo steso motivo.
Invece le pensioni complementari come ogni anno, a prescindere dall’iniqua tassazione è probabile che saranno congruamente rivalutate per i rendimenti finanziari ottenuti.
Camillo Linguella

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