Il tfr si può anticipare a prescindere.

Scritto il alle 09:02 da [email protected]

emendamentiTsunami è un termine giapponese che sta ad indicare l’irruzione semi-imprevista di una enorme massa d’acqua che porta via tutto. Ebbene uno “sciunami”, si è abbattuto sul Parlamento provocando l’ennesimo rischio di paralisi. E’ quello dei circa 4000 emendamenti sulla legge di stabilità.Si profila però un regalo per le pensioni d’oro.
Emendamenti di tutti i tipi e per tutti i gusti. Alcuni presentati solo per far vedere, altri che vorrebbero cambiare in maniera significativa l’impianto della manovra. Tutto sommato non irragionevoli. Com’era prevedibile, una parte significativa di essi riguarda l’anticipo del tfr e l’aumento della tassazione sui rendimenti finanziari dei fondi pensione. Otto emendamenti chiedono di sopprimere  la norma dell’anticipazione, altri propongono invece di assoggettare l’anticipo del Tfr a tassazione “separata”, in modo che non si cumuli  con il resto del reddito. Poiché il progetto governativo prevede l’irrevocabilità della scelta di ricevere il tfr mensile, un emendamento presentato chiede anche la revocabilità della decisione dopo un anno dalla comunicazione al datore di lavoro.

Nessun emendamento invece si riferisce alla possibilità che il tfr diventi utile ai fini della pensione, né risulta presentato qualche emendamento relativo ai prossimi coefficienti di trasformazione, che a causa dell’andamento negativo del Pil, rischiano di far diminuire le pensioni per quelli che lasceranno il lavoro dal 2016 in poi.
Sulla tassazione dei rendimenti gli emendamenti spaziano dalla richiesta di rinuncia a qualsiasi aumento a quelli che puntano invece sulla riduzione dell’aliquota proposta.
Già da oggi in Commissione si dovrebbe procedere a una prima operazione di scrematura eliminando subito quelli ritenuti inammissibili, mentre gli altri saranno fatti decadere nel corso della discussione o dall’inevitabile voto di fiducia. Finora i provvedimenti governativi sono passati solo con la fiducia.
Ma anche se dovesse essere accolto l’emendamento che vuole eliminare l’anticipo del tfr, cosa assurda solo a pensarci, poiché è il cavallo di battaglia del governo, non sarebbe un gran danno per i lavoratori.
Sicuramente perderebbero i 50/100 euro mensili con cui pagare un po’ di Imu e con quello che avanza fare una pizza e una bicchierata con gli amici, ma conserverebbero qualcosa in tasca in vecchiaia.
Quello che non bisogna dimenticare che il Tfr maturato non è sotto chiave fino alla pensione, lontano ed intoccabile.
Già oggi, di fronte a spese impreviste ed eccezionali, a legislazione invariata, c’è la possibilità di attingere dal salvadanaio del Tfr e meglio ancora da quello custodito dai fondi pensione della complementare.
Vediamo come.
Dopo 8 anni di lavoro presso la stessa azienda, quando ricorre una delle seguenti motivazioni:
• Congedi per astensione facoltativa di maternità, formazione e formazione continua anche aziendale;
• Spese mediche per terapie, interventi, etc.;
• Acquisto o costruzione della prima casa per se o per i figli, ristrutturazione straordinaria della casa di proprietà;
per una sola volta, si può chiedere fino al 70% dell’importo del TFR maturato;
• sugli anticipi per spese acquisto prima casa, ristrutturazione, etc; l’aliquota applicabile all’importo di TFR anticipato è pari al 23%.

Per gli iscritti alla previdenza complementare le cose sono messe decisamente meglio.

Pure l’iscritto alla previdenza complementare può richiedere un’anticipazione della posizione individuale maturata.
La richiesta può essere fatta, a seconda delle esigenze, per determinati importi e per motivi ben precisi. In alcuni casi invece non occorre fornire alcuna giustificazione e la somma avuta può essere sempre reintegrata..

Si può chiedere l’anticipazione in qualsiasi momento per spese sanitarie, a seguito di gravissime situazioni relative all’iscritto, al coniuge e ai figli per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche per un importo non superiore al 75% della posizione maturata al momento della richiesta.
Anche qui va ricordato che sull’anticipo vanno pagate le tasse (art.11 decreto 252/2005) ma sono favorevolissime rispetto all’irpef ordinario.
Sugli anticipi per le spese sanitarie, si ha una tassazione sull’importo erogato pari al 15% che si riduce dello 0.3% per ogni anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari che vanno oltre il 15esimo anno e fino ad un’aliquota del 9%.

Decorsi 8 anni di iscrizione al Fondo, anche se si è lavorato presso aziende diverse:
• per l’acquisto della prima casa di abitazione, per l’iscritto o per i figli, documentato
con atto notarile;
• per la realizzazione sulla prima casa degli interventi di ristrutturazione (manutenzione
ordinaria, straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia),
appositamente documentati come previsto dalla normativa sulla detrazione Irpef
per le ristrutturazioni per un importo non superiore al 75% della posizione maturata
• per “ulteriori esigenze”, cioè senza dover fornire alcuna giustificazione, degli aderenti per un importo non superiore al 30%della posizione maturata decorsi 8 anni di iscrizione.
In questi due casi, si paga la ritenuta a titolo di imposta del 23 per cento.
Mentre discutiamo di questo e di come salvare pensioni di mera sussistenza,  Gian Antonio Stella dalle pagine del Corriere della Sera ci fa sapere che sarebbe stato eliminato ogni tetto alle pensioni d’oro.
La riforma pensionistica della Fornero, la legge 214 del 2011 stabiliva che a decorrere dal 2012 tutte le pensioni dovessero essere calcolate pro-rata, con il sistema contributivo, ponendo un limite agli importi maturati a chi decideva di continuare a lavorare oltre i quarant’anni di contributi: la pensione sarebbe stata incrementata, ma fino a un massimo possibile dell’80% dell’ultimo stipendio.
Limitazione che ora risulta sparita, cancellata, non si sa da chi. Grazie a questa omissione, circa 160mila fortunati – sempre secondo il Corriere, perlopiù alti burocrati, magistrati, funzionari… – avranno la possibilità di incrementare sempre più, anno dopo anno, la propria pensione. A colpi di 2% all’anno, alcuni contribuenti potrebbero arrivare a percepire pensioni pari addirittura al 110% o al 115% dell’ultimo stipendio.
Lo Stato rischia di perdere due miliardi e mezzo di euro in due anni. Secondo una tabella fornita al governo dall’Inps e pubblicata dal Corriere della Sera a margine della ricostruzione di Gian Antonio Stella, i costi di questa operazione sono destinati a crescere in maniera esorbitante.
In totale,  si parlerebbe di ben 2.500.000.000 euro: invece di tassare la previdenza complementare, occorre subito un emendamento governativo per ripristinare quest’ennesimo argine crollato.

Camillo Linguella

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