Inps: il Civ s’indigna

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Poletti e il presidente del Civ Inps Iocca

Poletti e il presidente del Civ Inps Iocca

I provvedimenti del governo contenuti nella legge di stabilità fanno insorgere il Civ dell’Inps che chiede la revoca di alcune misure. Atto giusto ma improduttivo di effetti.
Il Civ è quell’accolta di persone designate dalle organizzazioni sindacali e dalla confindustria destinate a produrre indirizzi ( sulla gestione? Sulle politiche previdenziali?) del più grande ente previdenziale italiano. I limiti e l’inconsistenza di questo organo già si erano evidenziate con il padre padrone Antonio Mastrapasqua che pure aveva di fronte un combattivo presidente come Guido Abbadessa. Non è che l’attuale presidente, Pietro Iocca, ex segretario generale della Cisl del Molise sia remissivo ed accondiscendente, per carità, è che nell’attuale contesto politico, con l’avversione dichiarata ai sindacati, il peso specifico del Civ è ancora diminuito e poi Treu non ha niente che lo si possa paragonare a Mastrapasqua. Tutt’altra tempra e sensibilità. La fragilità del cosiddetto “modello duale” che guida gli enti ha sollecitato le forze politiche sindacale a fare un restyling.

Tanto è vero che si era deciso con il governo Monti e poi ripreso da Letta di rivedere tutta la governance Inps ridefinendo gli organi e le relative competenze. Doveva succedere all’inizio di quest’anno, poi a giugno e forse entro i sei mesi del mandato di Treu, se no anche lui se ne va a casa e occorrerà trovare qualche pensionato disponibile.
Anche se nel frattempo la ministra Madia ha stabilito che i pensionati statali non possono assumere più  incarichi. Ma l’eccezione è stata fatta con l’attuale commissario straordinario e lo si farà anche in seguito.

Questo in base al principio delle monarchie assolute che chi fa le leggi non è obbligato a seguirle ( rex ex lege soluto).
Comunque diciamo che il Civ dell’Inps  ha voluto dare una prova di testimonianza e infatti  nella riunione del 25 novembre 2014 ha approvato un ordine del giorno con il quale sollecita l’immediato intervento dei Ministeri vigilanti affinché siano rimosse le previsioni contenute dall’art. 26 del disegno di legge di stabilità 2015 e, in particolare, quelle di cui ai commi 2, 7 e 10 e che riguardano delle misure sulle  cure termali degli iscritti Inps, sul fondo credito dei pensionati e la riduzione dei compensi ai patronati. I ministeri vigilanti sono il Mef ed il Lavoro, pensare che facciano qualcosa è pura utopia e quindi anche se il Civ ha ragione, alla fine la legge passerà così com’è, con un esproprio di risorse.
L’iniziativa del CIV è motivata dalle ulteriori riduzioni delle spese di funzionamento dell’Inps previste dal predetto art. 26, con particolare riguardo all’eliminazione delle prestazioni economiche accessorie erogate per le cure termali, al prelievo di 50 milioni di euro delle entrate per interessi attivi del Fondo Credito dell’ex INPDAP, nonché alla riduzione di 150 milioni del finanziamento agli Istituti di Patronato e alla diminuzione dell’aliquota per il loro finanziamento.
In relazione all’eliminazione delle prestazioni erogate per le cure termali, il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza ritiene infatti che la norma in discussione, provocherà una sostanziale riduzione dell’assistenza sanitaria  degli assicurati e non comporterà comunque alcun risparmio ma ci potrà essere anche un aggravamento di spesa.
Con riferimento, invece, al prelievo di 50 milioni di euro delle entrate per interessi attivi del Fondo credito dei dipendenti pubblici  (Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali ex INPDAP), il Civ, nell’evidenziare che tale Gestione ha carattere mutualistico ed è autofinanziata con contribuzione dei lavoratori e dei pensionati, sottolinea che il detto prelievo diminuisce, per un pari importo, il volume delle prestazioni erogabili in favore degli iscritti che saranno costrette ad accedere ad altri canali creditizi, banche, società finanziarie eccetera, pagando interessi sicuramente (molto) più alti.
Per ciò che riguarda, infine, la riduzione di 150 milioni del finanziamento agli Istituti di Patronato e la relativa diminuzione dell’aliquota,  tali misure avranno ricadute negative sulla qualità dei servizi erogati dall’INPS, che finora ha potuto effettuare la spending review scaricando sulle spalle dei patronati tutte le attività di sportello o di front office come.Gli Enti di patronato svolgono il compito di assistenza per il riconoscimento dei diritti in base alle normative in materia di: previdenza, salute e benessere nei luoghi di lavoro, infortuni e malattie professionali e prestazioni socio assistenziali.
La legge n. 152 del 2001, aggiornando la disciplina degli Istituti di patronato e confermandone le funzioni, ha previsto nuovi campi di intervento. Nel 2008 un nuovo Regolamento ha ulteriormente esteso gli ambiti d’azione.
Oggi i patronati in Italia e all’estero per volume di attività; contattano ogni anno oltre 5milioni di persone in Italia e 600mila connazionali residenti all’estero. I maggiori patronati italiani, l’Inca, Inas, Itale a Acli fanno parte del Coordinamento patronati (Ce.Pa) per svolgere meglio i loro compiti di supporto ai dipendenti.
Con i tagli previsti, l’Inps si troverà a dover far fronte direttamente alle attività consulenziali e alle richieste di prestazioni avanzate dai cittadini, attualmente svolte gratuitamente e con alti livelli di qualità e professionalità dai patronati ad un costo maggiore.
Camillo Linguella

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