Alla gogna Inps i pensionati delle FFAA, anche se senza complementare

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Dopo i ferrovieri e gli statali ora Inps a porte aperte pubblica i dati degli iscritti al Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico (Vigili del Fuoco, Corpi di Polizia, Forze Armate, Carriera Prefettizia, Carriera Penitenziaria). Sono circa 536.000 e si tende a dimostrare che sono privilegiati. Qualche asperità è stata smussata e ora dovrebbe andare in vigore il provvedimento di “armonizzazione” con la riforma Fornero. Attualmente non hanno un loro Fondo di previdenza complementare.

A ridosso della Festa della Repubblica e dalla parata ai Fori Imperiali, l’Inps ci ha voluto ricordare lo status pensionistico dei militari, non certo a scopo elogiativo. Dopo che sulla lista di proscrizione di Silla-Boeri sono finiti i ferrovieri che hanno scarrozzato milioni di viaggiatori in condizioni non sempre idilliache, poi è toccato agli statali,  indistintamente condannati in blocco come privilegiati, siano essi medici, infermieri, insegnanti, ricercatori, accomunati dalla ormai celebre etichetta di fannulloni che tanto fa presa nell’attuale clima di cupio  dissolvi, quel desiderio irrefrenabile  di disfacimento di tutto e di tutti.
Ora è la volta delle Forze Armate, Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco e Fiamme Gialle finiti su “Inps a porte Aperte“. Da una parte li elogiamo quando ne celebriamo i loro sacrifici nel difendere i cittadini, applaudiamo il coraggio dei pompieri quando compiono salvataggi eroici, ma non si tollera che in conseguenza di ciò abbiamo delle tutele previdenziali differenti. Pochi riflettono che i più bassi limiti di età per il pensionamento sono forse dovuti al diverso stile di vita fra un impiegato ed un poliziotto. Non si può essere Rambo a 70 anni!.
Comunque qualche cosa di eccessivo c’era anche nella loro normativa pensionistica e ora dovrebbe andare in vigore il provvedimento di “armonizzazione” previsto con la riforma Fornero.
Alla Cassa Trattamenti Pensionistici dello Stato (CTPS)  sono iscritti i ministeriali, i dipendenti della scuola, dell’università e le forze armate per un totale di 1.581.000 dipendenti.
Gli iscritti al Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico (Vigili del Fuoco, Corpi di Polizia, Forze Armate, Carriera Prefettizia, Carriera Penitenziaria, Corpo Forestale) sono circa 536.000. poiché la gestione  della Cassa statali è unitaria,  non è possibile avere nessun dato sulla situazione economica e patrimoniale riferito solo alle FFAA.
In conseguenza della tipologia del lavoro, le norme hanno una caratteristica propria.
I lavoratori del comparto sicurezza ancora oggi, hanno la pensione di vecchiaia con limiti di età inferiori. In particolare;  l’età massima per la permanenza in servizio è ricompresa tra i 61 anni e tre mesi e i 66 anni e tre mesi.
• maturano il diritto alla pensione di anzianità a 57 anni e tre mesi con 35 anni di contributi, oppure – a prescindere dall’età anagrafica- con 40 anni e tre mesi di contributi. Gli iscritti che, alla data del 31 dicembre 2011, avevano già raggiunto la massima anzianità contributiva, possono accedere alla pensione di anzianità all’età di 53 anni e tre mesi.
• usufruiscono di maggiorazioni di servizio in relazione alla loro natura  (ad esempio: servizio di confine; servizio di volo; servizio in zona di guerra etc). Queste maggiorazioni consentono di raggiungere l’anzianità lavorativa per l’accesso alla pensione più rapidamente, però fino ad un massimo di 5 anni.
• Il personale militare che, al momento della cessazione del servizio, percepisce l’indennità di volo e/o di aeronavigazione ha diritto a specifiche maggiorazioni economiche sulla pensione.
 Pensione privilegiata
• La pensione privilegiata  si acquisisce per malattia od infortunio contratti in servizio e per causa di servizio, è stata abrogata per il personale civile nel 2011 che sono assicurati all’Inail, mentre è rimasta in vigore per il personale militare e delle forze di polizia.
E’ determinato dalla pensione ordinaria incrementata di un decimo.
Pensione ausiliaria
Sulla pensione ausiliaria interviene in maniera decisa il regolamento di armonizzazione perché qualche cosa da armonizzare c’è.
La pensione ausiliaria si applica solo al personale e consiste nella possibilità, al raggiungimento dell’età pensionabile o dei 40 anni di anzianità contributiva, di essere congedati dal servizio attivo – con disponibilità ad eventuale richiamo in servizio per un periodo massimo di 5 anni.
A decorrere dal 1° gennaio 2015, spetta, in aggiunta al trattamento di quiescenza, una indennità aggiuntiva variamente commisurata. Al termine del periodo, la pensione viene calcolata considerando come retribuzioni anche quanto percepito in posizione di ausiliaria; ciò determina di conseguenza un trattamento pensionistico maggiorato.
Pensione di vecchiaia
• La pensione di vecchiaia si ottiene al raggiungimento dell’età anagrafica prevista per i singoli ordinamenti (Forze Armate, Carabinieri e Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato e Vigili del Fuoco), che varia anche in funzione della qualifica o grado, congiuntamente al requisito contributivo minimo di 20 anni.
Tali requisiti sono soggetti, a decorrere dal 1° gennaio 2013, all’adeguamento agli incrementi della speranza di vita che si applicano alla generalità dei lavoratori.
Poiché le leggi di riforma del sistema pensionistico approvate nel corso degli ultimi anni  raramente hanno avuto ricadute sul personale militare, il decreto legge n. 201/2011 ha previsto un regolamento di armonizzazione, regolamento che ad oggi non è stato emanato,  anche se il testo è praticamente pronto e dopo i “concerti” fra i vari dicasteri dovrebbe vedere la luce. La materia doveva essere regolamentata con il Dpr 157/2013 secondo uno schema già discusso, ma poi  tutta la parte relativa alla Difesa fu stralciata ed il Dpr regolamentò solo  i doganieri, i poligrafici ed altre categorie. Tuttavia a decorrere dal 1° gennaio 2012 anche per i militari è stata introdotta la quota di pensione contributiva, facendo venir meno la possibilità di avere la pensione fino all’80% dell’ultimo stipendio.
 Niente pensione complementare
• Se a tutt’oggi non è stato emanato il regolamento  di armonizzazione, non è stata regolamentata la previdenza complementare, nonostante  vari ricorsi e addirittura la nomina di un “commissario ad acta” A tutt’oggi questo personale non ha ancora un proprio fondo di categoria di previdenza complementare, per cui tutte le riduzioni operate dal 2011 in poi neppure teoricamente possono essere compensate da una quota di pensione integrativa come invece la legge prevede per tutti gli altri lavoratori, sia dipendenti che autonomi.
Incontri informali ci sono stati con il fondo pensione Perseo Sirio, che finora hanno registrato solo delle disponibilità da parte di Perseo Sirio, ma è ovvio che senza un’intesa politica, senza una decisione del governo e dell’Aran, gli appartenenti delle FFAA rimarranno da una parte additati come pensionati di lusso e dall’altra, ancora per un pezzo senza la possibilità di un recupero pensionistico complementare.

Per costoro tuttavia potrebbero essere studiate delle norme apposite di adesione, in quanto non sempre il passaggio dal Tfs al Tfr è conveniente.  Il tfs, si ricorda è il trattamento di fine servizio proprio degli statali che si calcola sull’ultima retribuzione moltiplicato gli anni di servizio. Invece il Tfr è un accantonamento annuo, rivalutoto, del 6,9 della retribuzione annua. Un’ipotesi già avanzata in altre sedi sarebbe quella di conferire il Tfs al Fondo solo al del pensionamento, oppure versare mensilmente, sempre al fondo pensione una quota del Tfr teorico ( 2%, 10% etc) da scomputare poi all’atto del pensionamento sul Tfs maturato
Camillo Linguella

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