Se conosci l’abc della finanza eviti brutte sorprese

Scritto il alle 08:42 da clinguella@finanza

L’importanza della conoscenza dei meccanismi dei mercati finanziari. Il Tfr rimane centrale per la vecchiaia, la facoltà di spenderlo subito non ha fatto breccia.

L’ammontare della rendita della previdenza complementare dipende da diversi fattori, essenzialmente dal tfr conferito e dai rendimenti finanziari, le cui scelte sono a carico dell’aderente.
Per evitare investimenti sbagliati occorre avere una minima infarinatura finanziaria.
Esistono due tipologie di fondi pensione, quelli a prestazioni definite (DB)  e quelli a contribuzione definita (DC) Nei primi  l’entità della rendita è prefissata.
Ad essi possono aderire solamente i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti.
Nei secondi si predetermina solo la contribuzione che il lavoratore deve sostenere nel tempo) e la rendita che sarà erogata  al momento del raggiungimento dei requisiti pensionistici, sarà  proporzionale ai contributi versati e capitalizzati in funzione dei rendimenti finanziari  netti.
I fondi italiani per la maggior parte sono a contribuzione definita
Anche per la pensione Inps ci troviamo di fronte ad un fondo a contribuzione definita.  In questo caso il risultato finale non dipenderà dai rendimenti finanziari, ma delle regole che di  volta in volta legislatore vorrà  cambiare. Siamo partiti dalla legge Dini che prevedeva la possibilità di andare in pensione già a 57 anni con 5 anni di contributi e siamo arrivati alla Fornero dove ci vogliono 67 ( 20 anni in più) e 20 di contributi ( 15 anni in più).
Paradossalmente mentre con la pensione Inps il cittadino è un soggetto passivo che non può schivare nessun colpo, nella previdenza complementare diventa un soggetto attivo che può costruirsi la rendita con le proprie mani.
Tuttavia, poiché nella previdenza complementare le decisioni sugli investimenti  sono a carico degli iscritti, discende la necessità di poter capire  e di valutare,  anno dopo anno, se le scelte di investimento effettuate sono in linea con ciò  che sperava di ottenere in termini di rendimento rispetto a quello che si vorrebbe avere come pensione integrativa. 

L’aderente è chiamato a scegliere fra varie linee di investimento che i fondi hanno stabilito. La linea prudente, quella garantita, quella dinamica. Quale scegliere e soprattutto che cosa sono? Molti non ne hanno mai sentito parlare e molti non conoscono in cosa consistono. Occorre qualcuno che li instradi
Questa funzione di indirizzo prima era svolta dai Patronati e dai Sindacati quando queste organizzazioni avevano un seguito ed un appeal granitico e competenze specifiche. L’alternativa è  rivolgersi a consulenti specializzati. In questo caso è facile prevedere che il lavoratore in questione si troverà ad aver sottoscritto un Pip. Fortunatamente  anche  i Fondi pensione si stanno attrezzando, attraverso la cosiddetta “funzione Finanza” ad offrire ai propri aderenti un adeguato servizio di consulenza.
Le ricerche effettuate in tutti i paesi avanzati,  fanno emerge una diffusa impreparazione sostanziale ed una ignoranza specifica dei mercati finanziari, del loro funzionamento e dei prodotti finanziari. Personalmente mi è capitato più volte di verificare la confusione enorme che esiste persino  sulle cose più elementari, come la differenza tra azioni ( titoli di capitale) e obbligazioni ( titoli di debito), la differenza fra l’interesse semplice e quello composto, la difficoltà a leggere l’estratto conto bancario, ecc… figuriamoci  poi i concetti più sofisticati, che gli operatori danno come ovii, come quello di  volatilità,  mercati regolamentati e non, Sim, Sgr, Oicr. Spread è una parola ormai acquisita al vocabolario di tutti, ma pochi sanno con precisione cosa significa e quali sono i suoi effetti sul debito pubblico e sulle nostre tasche.
Una volta, quando in Italia l’inflazione viaggiava a due cifre, c’era il cosiddetto “BOT people” che investiva in Bot perché dava dei rendimenti sicuri e molto elevati ( una delle causa dell’attuale indebitamento pubblico). Poi sono venuti gli investitori nelle aziende di Stato man mano che venivano privatizzate come  Enel ed  Eni.  Poi  ci sono stati i primi rovesci borsistici  dovuti ai crack di titoli “sicuri” come la Cirio e la Parmalat che hanno  rovinato molti piccoli risparmiatori.
Da allora la diffidenza verso tutti i prodotti finanziari ha imperversato ovunque ed imperversa tuttora.
In aggiunta a questo,  l’attuale crisi ha  ulteriormente convinto la quasi totalità dei lavoratori che tutto quello che riguarda le borse ed i titoli mobiliari è non solo pericoloso, ma ineluttabilmente destinato a far perdere i propri risparmi che in genere non sono mai eccessivi.
Dovendo mettere in gioco il trattamento di fine rapporto, una somma sicura, certa nell’ammontare e garantita dalla legge, per aderire alla previdenza complementare, il cui risultato finale dipende da come va la borsa, avendo sullo sfondo il fallimento del Fondo pensione statunitense Enron, che ha deprivato della pensione i suoi iscritti, annichilisce non poche anime belle. Né sono persuasivi e compensativi i ragionamenti sui benefit aggiuntivi come quelli fiscali e della contribuzione del datore di lavoro.
La familiarità con le tematiche finanziarie, è strettamente correlata al reddito, età e grado di istruzione. Altri al contrario, pensano di sapere più di  quanto in realtà conoscono e fanno difficoltà a comprendere le informazioni ricevute.

In materia, l’Ocse ha individuato tre punti fondamentali:
1) informare: fornire tutte le informazioni e spiegazioni necessarie  per far conoscere i rischi connessi all’investimento finanziario;
2) insegnare: fornire le nozioni e le conoscenze fondamentali della finanza con un linguaggio facilmente comprensibili; le informazioni da veicolare devono essere improntate alla semplicità e alla chiarezza.
3) offrire consulenza: assistere i soggetti nelle scelte di investimento di modo che riesca a fare un corretto uso degli strumenti e delle conoscenze a sua disposizione.
Parlare di educazione finanziaria significa fare riferimento a una molteplicità di  interventi di  soggetti diversi  non sempre direttamente coinvolti nell’investimento finanziario e dovrebbero andare in parallelo con l’educazione previdenziale. Per poter disporre in età avanzata di un reddito adeguato alle proprie necessità, sarà necessario aderire alla previdenza complementare fin dall’inizio della carriera lavorativa. Ma se non si conoscono i meccanismi e le regole, prevale la confusione e soprattutto la paura di perdere il tfr. Infatti il trattamento di fine rapporto, nonostante la facoltà data dal governo di poterselo spendere subito,  non  è stato toccato affatto. Al di là di tuti i ragionamenti possibili, questa scelta non solo ha dimostrato un maturità che nessuno si aspettava, ma anche la sacralità dell’istituto della “liquidazione” come viene correntemente chiamato il Tfr.

Va messa a punto  una strategia di lungo periodo tesa a favorire a ogni livello e in ogni fascia sociale la promozione di una vera e propria cultura previdenziale-finanziaria.
Per portare avanti il programma di educazione fu sottoscritto un protocollo del 2008 fra la Covip ed il Ministero della Pubblica Istruzione, ma al di fuori di poche e sporadiche iniziative,non si è fatto pressocchè niente. I motivi sono molteplici. A partire dallo scarso interesse da parte del ministero. L’avvicendamento dei vari governi non ha portato nessun cambio di rotta che ha trovato un facile alibi  nella necessità di riduzione dei costi imposti dalla spending review.
Invece bisogna insistere su seminari e incontri nelle aule scolastiche ed universitarie,con la concessione di crediti formativi, perché gli strumenti tradizionali come  le pubblicazioni cartacee (brochures, riviste, newsletter) e i siti web che riescono a raggiungere una platea molto vasta sono indispensabili ma non esaustivi. Non bisogna mai dimenticare che nonostante gli approcci interpersonali siano sempre più virtuali grazie  a facebook, twitter e quant’altro, la gente vuole poter porre domande ad una persona fisica che le sta difronte e ricevere una risposta competente.
Questo fra l’altro è uno dei segreti del successo dei Pip che si basano proprio sul colloquio diretto fra potenziale cliente e collocatore di polizze.
Camillo Linguella

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