Boom delle pensioni di anzianità

Scritto il alle 09:15 da [email protected]

Il 20 luglio scorso è stato pubblicato il monitoraggio dei flussi pensionistici Inps. Dai dati si osserva nei primi due trimestri del 2015 una sostanziale stabilità del numero dei trattamenti di vecchiaia ed un contestuale incremento delle pensioni di anzianità/anticipate rispetto agli analoghi valori riferiti all’anno precedente. Tale incremento risulta particolarmente accentuato nella gestione degli Artigiani dove le pensioni di anzianità/anticipate relative alle decorrenze dei primi sei mesi del 2015, dato ancora parziale a causa del ritardo nelle liquidazioni, si attestano già in questa prima rilevazione su un valore pari al triplo del dato del primo semestre 2014, mentre nel FPLD e nei Commercianti ci si attesta su un valore doppio.

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Tale andamento , chiosa il comunicato dell’Inps, dipende principalmente dalle regole imposte dall’attuale normativa previdenziale della Fornero che ha introdotto la pensione anticipata in luogo della pensione di anzianità, accusandola praticamente di essere troppo permissiva. La pensione d’anzianità fino al 2011 veniva liquidata o con 40 anni di contributi o con il sistema delle quote: tale nuovo trattamento a partire dal 2012 richiede una anzianità decisamente superiore rispetto ai 35 minimi richiesti nelle quote. In particolare coloro i quali nel 2011 non sono riusciti ad agganciare il requisito delle quote anche in presenza di anzianità elevata (inferiore comunque a 40), poiché con età inferiore al requisito minimo richiesto (60 anni per i dipendenti – 61 per gli autonomi), hanno cominciato quest’anno a raggiungere in misura consistente i 42 anni e 6 mesi di anzianità richiesti dal trattamento anticipato.  Insomma si tratta sempre di 42 anni e passa di lavoro effettivo.

Se 42 anni vi sembran pochi….quanti anni si dovrebbe lavorare per avere la pensione!

Tali considerazioni non valgono ovviamente per i cosiddetti salvaguardati, per i quali sono stati conservati in generale i requisiti per il pensionamento vigenti prima del 2012.


Per quanto riguarda le donne inoltre, si ravvisa un notevole incremento dei trattamenti di anzianità legati alla scelta dell’opzione donna che, ad oggi, dovrebbe essere consentita solo fino alla fine del 2015. Osservando i dati complessivi del primo semestre 2015 rispetto all’intero anno 2014, l’incremento delle decorrenti di anzianità/anticipate determina una consistente variazione degli indicatori statistici riguardanti la composizione per categoria, per sesso, e per ripartizione geografica: le pensioni di anzianità/anticipate infatti vengono liquidate generalmente ad individui con carriere più complete e quindi principalmente ad uomini residente al Nord. Tale circostanza fa sì che mentre per ogni 100 pensioni maschili decorrenti nel 2014 ne risultavano decorrenti 119 femminili, questo rapporto nel 2015 scende a 106, ed inoltre mentre per ogni 100 pensioni decorrenti nel .2014, 47 si riferivano a pensionati residenti al Nord, nel 2015 tale rapporto sale a 52.

Intanto scoppia la grana del mancato pagamento della cosiddetta 14. Circa 70-80 mila pensionati non hanno ricevuto al 1 luglio la 14/a per un problema di elaborazione dei dati dell’Inps. Le prime segnalazioni in Emilia-Romagna e Lombardia.  La prestazione oscilla “tra 300 e 500 euro” ed è “una boccata di ossigeno per chi deve tirare avanti con neanche 500-600 euro al mese”. In polemica con la mania delle cifre che ha preso l’Inps, mettendo in secondo piano i dati reali, secondo alcuni operatori sociali, i vertici dell’Inps invece di far fare statistiche, ieri era l’attacco al fondo del clero, dovrebbero pensare ad erogare puntualmente le prestazioni, specie ai meno abbienti.

c.l.

 

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 22 luglio 2015 at 14:23

Penso che Boeri più che pontificare tanto su come dovrebbero essere le pensioni.. dovrebbe pensare a far funzionare l’inps.. che di magane, purtroppo, non ne ha poche

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