Oggi il Perequation day, ma per pochi

Scritto il alle 09:37 da clinguella@finanza

Oggi scatta il pagamento della perequazione delle pensioni. Salta il dispositivo pro banche ed assicurazioni sulla  trasferibilità facile fra i fondi pensione nel disegno di legge sulla concorrenza. I dirigenti chiedono soccorso a Boeri.

Anche se molti pensionati hanno avuto l’amara sorpresa di constatare che sul cedolino della pensione del corrente mese di agosto 2015 non è riportato il conguaglio derivante dalla presentazione del modello 730/2015 on line, tuttavia, per i pochi  fortunati, il 12,4% del totale, oggi scatta il pagamento degli 800 euro degli arretrati della perequazione. A loro sarà consentita una vacanze più tranquilla, agli altri tanto amaro in bocca, foriero di ricorsi a tutto spiano. Secondo me fondati e che impongono quanto meno una rimodulazione diversa delle modalità  e delle entità dei rimborsi stessi. La perequazione serve a mantenere inalterato il potere d’acquisto della pensione nel corso degli anni. Invece nei provvedimenti adottati ultimamente si mostra come siano stati pienamente tutelati solo i trattamenti pensionistici di importo minore – fino a 3 volte il minimo. Le pensioni medio-alte, per avere le quali sono stati versati corrispondenti contributi,  hanno subito rilevanti perdite, non solo rispetto alle retribuzioni contrattuali, ma anche rispetto al puro mantenimento del potere di acquisto iniziale.

i rimborsi
Questo potere di acquisto non è stato ridimenzionato solamente dalle varie limitazioni del meccanismo di indicizzazione. Anche il prelievo fiscale ha svolto un ruolo non neutrale. Il progressivo inasprimento della tassazione, in parte dovuto al fiscal drag e in parte alla politica tributaria, ha comportato una riduzione del valore reale di tutte le pensioni, ma in particolare di quelle medio alte.
Queste sperequazioni, sono alimentate a dismisura dalla faciloneria dei giudizi sommari che caratterizza l’attuale fase politica-sociale in ogni sua manifestazione. Giudizi che eliminano dalla casta solo i calciatori, i cantanti e gli show men, come Benigni per esempio che viaggia a 300 mila euro in su a serata, non solo espelle i migliori dall’agone sociale, ma spinge richiedere l’attuazione di provvedimenti previdenziali che facilitino la previdenza complementare, nelle ipotesi positive, o verso la decontribuzione, in quelle negative. Infatti i percettori delle retribuzioni medio alte pretenderanno sempre di più di versare meno contributi all’Inps visto che non avranno mai rendite pensionistiche corrispondenti ai contributi versati.
Si chiarisce che i percettori di stipendi medio alti sono persone assolutamente normali, fino a 20500/3000 euro mensili lordi, da non confondersi con i managers, dirigenti, giornalisti eccetera. Questo a scanso di equivoci.
E proprio in direzione di potenziamento della previdenza complementare sembra muoversi il governo.
Infatti nell’ultima riunione della Camera, quella di venerdì scorso, esaminando in sede referente il disegno di legge della Concorrenza, è stato eliminato l’articolo 15 che introduceva la portabilità dei fondi pensione. Al suo posto è stata inserita una norma interamente sostitutiva che rinvia l’esigenza di “aumentare l’efficienza delle forme pensionistiche complementari collettive” ad un tavolo di consultazione tra ministeri e parti sociali.

Nel testo dell’emendamento approvato, si legge che il ministro del Lavoro, di concerto con il ministro dell’Economia, entro 30 giorni, “convoca un tavolo di consultazione cui partecipano le organizzazioni sindacali e le rappresentanze datoriali maggiormente rappresentative in ambito nazionale, nonché esperti della materia previdenziale, finalizzato ad avviare un processo di riforma delle medesime forme pensionistiche”. In sostanza, l’obiettivo è quello di “riorganizzare” i fondi pensione in linea con quanto indicato “da Covip”, cioè “andando ad aumentare la dimensione media dei fondi stessi” anche attraverso “aggregazioni” per “migliorare la gestione ma anche il profilo di rischio a tutela delle pensioni future”.
Il perché di questo dietro front è presto detto. La liberalizzazione della “portabilità” agendo su chi già è iscritto ad una forma di previdenza integrativa, non porta nuove iscrizioni. Se si vogliono aumentare le adesioni bisogna spiegare meglio il prodotto e comunque percorrere altre strade. Bene è stato fatto a coinvolgere le forze sociali ed i sindacati, che saranno anche fuori moda, obsoleti, la rovina dell’Italia eccetera, ma al momento le uniche aggregazioni sociali di rappresentanza strutturate e distribuite in quasi tutti i posti di lavoro.

E’ indubbiamente un punto a favore dei fondi negoziali e sconfigge i cacciatori di polizze che già erano pronti ad appropriarsi delle adesioni fatte ad altre forme pensioni. Ora rimane da vedere la reale volontà del governo a procedere su questa strada.
Sempre sull’articolo 15 che riguarda la previdenza complementare, le commissioni riunite di finanza e lavoro  hanno  abbassato  da 48 a 24 mesi la durata dell’inoccupazione che consente di avere la liquidazione anticipata della rendita a condizione manchino non più di 5 anni dal limite di età dalla pensione pubblica obbligatoria. I regolamenti delle forme pensionistiche complementari potranno però, se lo vogliono, innalzare l’anticipo dai 5 anni fino a un massimo di dieci anni. Una specie di sostentamento al reddito fino al pensionamento.
In ultimo la singolare notizia che il 30 luglio 2015 si è svolto un incontro fra il presidente dell’Inps, Tito Boeri, e una delegazione Cida, Cosmed e Confedir, in rappresentanza del mondo della dirigenza e delle alte professionalità pubbliche e private. “Scopo dell’incontro -si legge in una nota- è stato quello di illustrare al presidente Inps la posizione e le valutazioni del management italiano sui principali temi previdenziali: ipotesi di ricalcolo delle pensioni in essere, flessibilità di accesso al pensionamento, distinzione fra previdenza e assistenza, equità negli interventi sul sistema pensionistico, incentivazione della previdenza integrativa, ricongiunzioni delle posizioni contributive e reversibilità”.
A proposito dei conguagli del 730  l’Istituto è dovuto intervenire nei giorni scorsi con un comunicato stampa in cui ha reso noto di aver dovuto attivare una complessa procedura d’urgenza, per assicurare la consueta erogazione dei rimborsi mediante l’emissione di mandati aggiuntivi rispetto a quelli con i quali verrà corrisposta la pensione del mese di agosto 2015. L’importo di tali mandati non può, pertanto, essere visibile sul cedolino di pensione che è al momento a disposizione dei pensionati.
In effetti  proprio per risolvere con colpi di bacchetta magica le difficoltà organizzative e funzionali dell’Inps che  era stato chiamato Boeri preferendolo a Vittorio Conti ed a Tiziano Treu, i commissari straordinari chiamati dopo Mastrapasqua, competenti si, ma troppo ordinari come immagine.  In effetti  il lavoro di Boeri dovrebbe essere quello di  rendere uno dei  più grande istituto pensionistico europeo funzionale ed efficiente in base agli indirizzi del Civ ( Comitato di indirizzo e vigilanza). A parte il fatto che non ce lo vedo Boeri che chiede al Civ che deve fare, egli  si diverte a fare il ministro delle pensioni. Infatti Boeri trova tempo per incontrare una delegazione sindacali dei dirigenti non per discutere di arretrato pensionistico, tempi di liquidazione delle prestazioni previdenziali  o di altre questioni burocratiche, ma nel merito delle politiche previdenziali che spettano al Parlamento, o,  al massimo al governo. Lo strano che i dirigenti che queste cose le sanno benissimo,  ma mirando a risultati concreti, hanno preferito incontrare invece di chiedere un incontro a Via Veneto, sede del ministro Poletti, hanno preferito andare con il cappello in mano in Via Ciro il Grande.

Camillo Linguella

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