La legge 8/8/1995, n. 335 compie 20 anni

Scritto il alle 08:55 da [email protected]

Domani sono 20 anni esatti dalla promulgazione della legge sulla riforma delle pensioni. Occorre una nuova legge che tenga conto dei mutamenti economici e rilanci la complementare.

Nota come legge Dini, essa prende dal nome dell’allora Presidente del Consiglio, uno dei tanti non eletti, chiamati a salvare la Patria. Come si vede Monti e Renzi hanno un illustre precedente. Dini era direttore generale della Banca d’Italia e nel governo Berlusconi fu chiamato da questi a fare il ministro del Tesoro. Caduto Berlusconi, il 17 gennaio 1995, da ministro divenne presidente del consiglio.  Fu il primo caso di governo tecnico della storia repubblicana, interamente composto da esperti e funzionari non eletti al Parlamento.
Il  4 agosto 1995 la Camera approvò (con 266 sì, 92 no e 125 astenuti) la riforma del sistema previdenziale, promulgata il giorno 8 e pubblicata sulla G.U. il 16 agosto 1995.
La legge n. 335/95 anche rispetto ai successivi interventi di modifica, è il primo provvedimento organico della materia  ad ampio respiro dopo i provvedimenti d’urgenza adottati dal governo Amato nel 1992 per evitare la catastrofe economica. Allora non c’era neppure l’alibi della moneta unica contro la quale scagliarsi.
La Legge Dini  oltre a contenere tutta una serie di norme di razionalizzano e di armonizzazione,  le pensioni di invalidità, quelle ai superstiti, ponendo le basi per una confluenza di tutte le forme previdenziali obbligatorie nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, la creazione della “gestione separata” (comma 26, dell’articolo 1), per i lavoratori con collaborazioni coordinate e continuative, si caratterizza per l’introduzione del sistema contributivo.
Il punto qualificante della riforma è questo: l’ introduzione del metodo di calcolo della pensione chiamato “contributivo”, metodo che prevede la stretta correlazione tra i contributi versati nel corso dell’intera vita lavorativa e la rendita pensionistica finale. La rendita è correlata alla speranza di vita media del soggetto al momento del pensionamento, previsto, in modo flessibile, tra i 57 e i 65 anni, abolendo, a regime, le pensione di anzianità.
La legge di riforma, consapevole della drastica riduzione dell’assegno pensionistico che si sarebbe determinato con il nuovo sistema di calcolo,  rilanciò la previdenza complementare ridisegnando profondamente il decreto legislativo 124 del 1993 che non aveva ancora consentito il decollo dei fondi pensione.
Una delle critiche più feroci fatta alla nuova legge, rinfocolate recentemente dalla nuova presidenza dell’Inps, è stata quella di aver previsto un periodo di transizione troppo lungo per la piena applicazione del metodo contributivo. Si dimentica che questa “lungaggine” non fu decisa per la salvaguardia dei diritti acquisiti, ma per la salvaguardia del livello complessivo  della pensione.  Infatti chi aveva già una lunga carriera alle spalle,  essendo più prossimo alla pensione, non avrebbe fatto in tempo a costruirsi una pensione di scorta.
Oggi l’attenzione dei nuovi riformatori, il presidente dell’Inps in testa, è quella di intervenire su questi “privilegiati” che non hanno potuto aderire alla previdenza complementare come misura compensativa.

A distanza di 20 anni lo scenario socio economico è completamente cambiato non si sa se questa ricorrenza deve essere oggetto di una celebrazione con fanfare oppure ricordarla con un minuto di silenzio.

Secondo lavoce.info, nel disegnare la Dini, si  pensava che il sistema economico potesse crescere a un ritmo dell’1,5 per cento in termini reali e che la produttività del lavoro potesse aumentare a ritmi equivalenti a quelli registrati in quegli anni (circa il 2 %  all’anno), che le quote distributive del reddito tra la lavoro e capitale rimanessero costanti e che, pertanto, nel lungo periodo le retribuzioni individuali e la massa salariale potessero beneficiare di tali andamenti.
In questo contesto, con la riforma, a partire da una certa età, pari a 62 anni  il tasso di sostituzione medio sarebbe stato del 61,7 per cento.
Purtroppo l’andamento del’economia con la comparsa del segno meno davanti al Pil esattamente a 20 anni dalle proiezioni della legge 335/95, se  si dovessero ricalcolare  i tassi di sostituzione della pensione rispetto all’ultima retribuzione pensando ad crescita economica di lungo periodo di +0,5 per cento all’anno il tasso di copertura previsto all’età di 66 anni sarebbe pari al 39,2 per cento dell’ultima retribuzione e inferiore di quasi il 37 per cento rispetto al 61,7 ipotizzato prima.
Un crollo verticale.
Cui si può far fronte solo con una previdenza complementare irrobustita ed allargata a tutti i lavoratori. Ma la previdenza complementare di per sé non può risolvere tutti i problemi. Occorre una nuova legge che tenga conto del mutato scenario del mondo del lavoro e che coinvolga maggiormente la fiscalità generale. Non può esistere un reddito di cittadinanza o reddito minimo scollegato da una previdenza di base diversa dall’attuale assegno sociale o pensione minima.

Il Parlamento al momento pare privilegiare il tasto della previdenza integrativa, più facile e meno impegnativa. Infatti non a caso, nel disegno di legge sulla concorrenza in discussione alla Camera, l’articolo 15 che prevedeva la trasferibilità libera da un fondo ad un altro, è stato sostituito da un emendamento approvato in Commissione che prevede un confronto Governo Organizzazioni sindacali e le soluzioni che stanno sul tappeto sono essenzialmente due:
1 – la decontribuzione dei versamenti all’Inps: al posto del 33% che si versa oggi si potrebbe versare il 28% all’Inps e la differenza alla previdenza complementare o altre modalità di utilizzo;
2 – l’iscrizione obbligatoria per i nuovi assunti, come si fa in Gran Bretagna dal 2014, prevedendo, per rispettare il principio dell’adesione volontaria, la possibilità, dopo un triennio di recedere.
Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 7 agosto 2015 at 10:51

Spero non passi mai l’adesione obbligatoria alla previdenza complementare.. per come è cotituita ad oggi un pericolo da evitare assolutamente per i neo assunti!!!!
Ad aumentare il tasso di sotituzione ci ha pensato la Fornero.. ha aumentato l’età pensionabile e quindi il relativo coefficente.
E speriamo che non tolga ulteriori risorse alle pensioni pubbliche dirottando parte dei contributi come da lei aspicato… Aiuto ancora più soldi pubblici buttati via.. perche la complementare non garantisce alcun che come lei ben sa. Mi chiedo ma lei si rende conto delle proposte che sta facendo?

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