Più turismo, ma meno pensionati

Scritto il alle 08:54 da clinguella@finanza

Quest’anno il turismo va. In vacanza 32 milioni di italiani, quasi 2 milioni in più del 2014. La consueta indagine di Confesercenti ed SWG sulle vacanze estive degli italiani del 5 luglio corso fa emergere finalmente un dato positivo.

Per un italiano su tre – il 33% – l’estate del 2015 sarà all’insegna della ricerca delle vacanze, una quota in crescita di 12 punti percentuali rispetto al 21% rilevato lo scorso anno. Questa estate 2015, il 68% degli italiani ha intenzione di andare in vacanza, per un totale di oltre 32 milioni di persone, quasi 2 milioni in più dello scorso anno. La spesa media prevista per persona però rimane bassa: per quest’anno la stima è di 840 euro, il 18% di meno dei 1.022 euro indicati nel 2010, prima della crisi finanziaria.
Secondo l’Istat è considerata vacanza un soggiorno fuori sede di almeno 4 giorni e 3 pernottamenti.
Quindi nella conta non ci mettiamo i milioni di persone che il sabato e la domenica, sfidando sacrifici termici, ambientali e logistici, si riversano sulle spiagge libere di Ostia, portandosi appresso cibo bastevole per una settimana, fra panini, frittate e timballi di maccheroni. E poiché non è fine riportare gli avanzi a casa, li lasciano sulla spiaggia per la goduria degli operatori ecologici, quando ci sono.
Chi rinuncia alle ferie
Il lavoro è una motivazione forte anche per non andare in vacanza. Si stima che siano l’11%: si tratta del livello più alto registrato negli ultimi 5 anni. Ma la maggior parte non si concederà vacanze, soprattutto per questioni di budget: chi rimane a casa lo fa più che in passato per ragioni economiche. Il 51%, infatti, adduce come motivo il non potersi permettere le ferie, il 9% in più dello scorso anno. Il 12% segnala invece problemi familiari – assistenza a familiari, malati, bimbi piccoli – e il 13% sostiene, invece, che andrà ma in un altro periodo.
I pensionati che andranno in vacanza saranno sempre di meno. Vi andrà solo il 20%, spesso al seguito dei figli. Fortunatamente è passato il periodo in cui i figli, questa volta complice, positivamente la crisi, non avendo dove lasciare i vecchi genitori, li “parcheggiavano” nelle strutture ospedaliere. E’ finito anche il tempo in cui i Comuni organizzavano vacanze per anziani, anche qui per mancanza di risorse. E’ pur vero che queste vacanze in genere erano organizzate nei periodi di bassa stagione, verso marzo o fine settembre, inizio di ottobre, ma c’erano. Ora i pensionati, spesso al guinzaglio di dispotiche ma indispensabili badanti, passano il tempo fra la frescura a volte eccessiva dei Centri Commerciali e supermercati oppure a (ri)vedere gli evergreen film di Totò
Solo l’ex Inpdap organizza qualcosa per gli anziani mi sembra perché dal sito dell’Inps non sono riuscito a risalire a nessuna informazione specifica ( per mia imperizia).
I motivi per cui il numero dei vacanzieri pensionati è in controtendenza, sono ovvii. Tranne lo sparuto numero di persone che hanno la fortuna di percepire mensilmente assegni pensionistici equivalenti ad una decina di pensioni medie annue, gli altri pensionati, anche quelli cosiddetti retributivi, che qualcuno definisce addirittura dei “mangiapane a tradimento”, perchè percepirebbero più del dovuto, c’è poco da scialare.
Deprivati anche della perequazione pensionistica per giunta.

Secondo il rapporto annuale Inps del 2015, nella ripartizione dei redditi pensionistici per classe di importo, il 42,5% dei soggetti (pari a oltre 6,6 milioni), riceve una o più prestazioni inferiori, in media, a 700 euro lordi mensili. Circa 3,6 milioni di pensionati, pari a circa il 23,5% del totale, ricevono una prestazione compresa tra 1.000 e 1.500 euro, mentre un ulteriore 17,2% di beneficiari (circa 2,7 milioni di pensionati) percepisce redditi compresi tra 1.500 e 2.000 euro mensili. Il 12,2% (pari a 1,9 milioni) dei beneficiari percepisce un trattamento tra i 2.000 e i 3.000 euro lordi. Infine, sono 724.250 soggetti, pari al 4,6% del totale dei pensionati Inps, a percepire pensioni oltre 3.000 euro mensili, per una media mensile di 4.336 euro lordi. Queste prestazioni hanno un costo pari a 41 miliardi l’anno e assorbono il 15,2% della spesa totale. Le donne sono quelle che prendono meno di pensione (oltre i 3.000 euro solo un pensionato su quattro è donna).
Il rapporto tra lavoratori iscritti all’Inps ed i pensionati al 31 dicembre 2014 è in media di 129,7 iscritti su 100 pensioni in pagamento. Praticamente ad ogni lavoratore corrisponde un singolo pensionato. E finchè non si ricostruisce un rapporto più favorevole almeno 1 a 3, inevitabilmente le pensioni saranno sempre più ridotte.
Una prima strada da percorrere per ribaltare questo trend è fare una lotta sistematica all’evasione e all’elusione contributiva che ruotano ad una piaga tipicamente italiana che è il lavoro nero.

Comunque se ne parlerà a settembre.

Buone vacanze
Camillo Linguella

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