I Fondi pensioni non devono farsi prendere dal panico per la Cina

Scritto il alle 08:47 da [email protected]

borsa cLa previdenza complementare oggi è una necessità, riguarda milioni di lavoratori e su di essa vigila la Covip. Il panorama è tranquillo ma sotto traccia serpeggia qualche irragionevole inquietudine.

Dopo l’accordo europeo con la Grecia, festeggiato con spumeggianti rialzi borsistici, si era ormai certi di aver superato la fase più acuta della instabilità economica della zona euro. Invece lunedì 24 agosto 2015 c’è stato il tracollo in borsa della Cina, con una mini replica ieri,  che ha trascinato nel gorgo dei ribassi tutte le economie mondiali. Ne è stata coinvolta anche l’Italia che ha avuto ribassi fino al 6%. Mentre fino al giorno prima eravamo più o meno se non euforici, almeno speranzosi della ripresa pur con una miserrima valutazione attesa attorno allo 0,3% anzicchè allo 0.2%. Pur augurandoci che vi sia un’inversione di tendenza, non ingannino i nuovi dati dell’Istat sulla ripresa dell’occupazione e della microrisalita del Pil . Si tratta tuttavia di rilevazioni anteriori al crollo della borsa di Shangai..
Come termine di paragone basta solo dire che la Cina è andata “sotto” perché invece del 7% di incremento del Pil previsto, raggiungerà  solamente il 5/6%!
Per ripianare quest’ennesimo dissesto, ad onta di tutte le pubbliche dichiarazioni di ottimismo, probabilmente ci saranno i soliti sacrifici a carico dei soliti noti (lavoratori dipendenti e pensionati). Oggettivamente la “scivolata” cinese complica il discorso sulla riforma delle pensioni anticipate anche se Poletti in un’intervista di oggi sul Corriere apre un’interessante spiraglio. Scivolata che  complica anche quella dei fondi pensione.
Spiegare questo è abbastanza semplice. Se aumento lo spread, anche di poco, aumenta il debito pubblico e quindi ci sono meno risorse pubbliche da spendere per il welfare. Se diminuiscono i rendimenti azionari e dei bond esteri, diminuiscono invece i rendimenti finanziari delle forme di previdenza complementare
In questo frangente i Fondi pensioni di tutte le tipologie, pur in presenza di consolidati rendimenti positivi, cercheranno di non farsi trovare nuovamente nell’occhio del ciclone e come prima cosa dovranno rivedere i loro asset.
Non si può mai tirare un sospiro di sollievo, ma non bisogna neppure farsi prendere dal panico.
Gli aderenti sanno bene che i fondi pensione complementari hanno in portafoglio un numero considerevole di titoli di varie specie e nazionalità, con bassa volatilità e rischiosità. Non è dato di registrare nessuna «eccessiva esposizione»  che si produce quando la quota di qualche titolo in sofferenza detenuto in portafoglio diventa rilevante, al punto da incidere in modo sensibile sui rendimenti complessivi.
I gestori finanziari, in ogni caso, non solo avevano ridotto da tempo la quota di titoli di stato greci, ma neppure c’ è mai stata una rilevante presenza dei titoli cinesi: nei fondi di previdenza complementare; la loro presenza media presumibilmente non ha mai superato la quota del 2% ( l’investimento azionario complessivo su tutti i mercati finanziari arriva appena al 24% – fonte Covip).
Non bisogna mai dimenticare inoltre, che gli investimenti dei fondi sono di lungo periodo e al momento del pensionamento l’impatto sul montante accumulato e quindi sulla rendita sarà praticamente nullo.
In ultimo è opportuno evidenziale come diversi studi hanno accertato che oltre l’85% del rendimento ottenuto da una gestione è dovuto alle scelte iniziali: gli aggiustamenti periodici incidono marginalmente perciò è sbagliato cambiare strategia per ogni oscillazione sia pure marcata. Però nel reimpostare l’asset allocation strategica sarebbe opportuno prevedere l’ includere investimenti nell’housing sociale che fino ad oggi non sono stati mai tenuti in considerazione e tenere d’occhio il decreto del Mef sul credito d’imposta, pubblicato in G.U n. 175 del 30 luglio 2015. Esso  prevede per chi effettua in Italia in investimenti di lungo periodo, dei  benefici fiscali. Per attività di carattere finanziario a medio o lungo termine si intendono  azioni o quote di società ed enti, residenti in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, operanti prevalentemente nella elaborazione o realizzazione di progetti relativi a settori infrastrutturali turistici, culturali, ambientali, idrici, stradali, ferroviari, portuali, aeroportuali, sanitari, immobiliari pubblici non residenziali, delle telecomunicazioni, comprese quelle digitali, e della produzione e trasporto di energia.
Vedremo come ciò si tradurrà in pratica, anche perché l’ammontare complessivo degli sgravi fiscali consentiti è di solo 80 milioni di euro. Investire in home è sempre meglio che investire abroad.
Anche perché ormai non si può più prescindere dalla complementare. Semmai il governo deve offrire ulteriori garanzie per questo tipo di investimento.
Le prossime pensioni, a prescindere degli aggiustamenti sull’età in uscita e qualche altra marginale modifica, saranno sempre più basse per una serie di motivi, come i nuovi coefficienti di trasformazione, gli interventi normativi e il calo del Pil. Già oggi, la media delle pensioni è di circa 1000 euro lordi mensili, come dire già siamo alla soglia della sopravvivenza.
Demograficamente l’Italia è uno dei paesi a più bassa natalità ma fra i più longevi del mondo. Il vivere molto incide sul rapporto tra spesa pensionistica e Pil, che, per porvi un freno, necessitò la riforma Fornero. Negli ultimi due anni, a fronte della crisi economica, l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil è cresciuta in misura rilevante attestandosi al 15%.

Per la Covip è “sempre più urgente lo sviluppo di una cultura previdenziale. L’attuale insufficiente conoscenza degli strumenti e dei prodotti finanziari e previdenziali determina un’inadeguata percezione delle necessità dell’età anziana e una scarsa capacità di pianificare il futuro”.

Contro i rischi d’investimento, cui è difficile far fronte con la sola diversificazione, può essere prevista la creazione di riserve precauzionali all’interno del singolo fondo, di un’intera forma pensionistica o a livello di sistema; può ipotizzarsi anche l’assunzione del rischio sistemico da parte del settore pubblico o di un pool di compagnie assicuratrici contro pagamento di un premio. Riguardo al regime fiscale, emerge con evidenza l’esigenza di semplificare l’impianto al fine di ridurre gli oneri amministrativi per gli operatori, accrescere la trasparenza gestionale, offrire certezze agli iscritti. Certamente l’aumento dell’imposta sui rendimenti non va in questa direzione anche in presenza Dm sul credito d’imposta sopraccennato.
Tra gli interventi utili per lo sviluppo dei fondi pensione invece che inasprire, occorre un allineamento degli oneri fiscali che gravano sulla previdenza complementare ai valori e ai criteri prevalenti in altri paesi; l’opportunità di indicizzare l’attuale limite alla deducibilità dei contributi, fissato nel 2000; l’incremento di detto limite in presenza di adesioni di familiari fiscalmente a carico nonché l’equiparazione delle regole fra i dipendenti privati e statali.
A titolo di cronaca si segnala che, dopo che i buoi sono scappati dalla stalla, anche i fondi pensioni cinesi potranno acquistare azioni. Le autorità di Pechino cercano in tutti i modi di fermare il tracollo del mercato azionario e il governo cinese ora acconsente all’accesso dei fondi pensione ai mercati azionari.
I fondi pensione potranno investire fino al 30% dei propri asset in azioni, fondi azionari e fondi bilanciati. Il ministero della sicurezza sociale cinese ha fatto sapere che  a fine 2014 i fondi pensione avevano un patrimonio  pari a 3.500 miliardi di yuan (oltre 550 miliardi di dollari), circa il 90% delle risorse per le pensioni del paese. In base alle nuove disposizioni, sul mercato azionario cinese potranno essere investiti fino a 600 miliardi di yuan (quasi 100 miliardi di dollari).  Finora queste risorse erano impiegate in depositi bancari o per acquistare titoli di Stato.

Camillo Linguella

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 2 settembre 2015 at 09:21

Cosa è un tentativo di impedire la fuga.. tranquillizziamo le masse? Se i vaolori crollano è colpa di un giornalista cattivone che ha raccontato quello che non doveva?
Ma se il sole splende chiaro e forte.. allora quale è il senso di questo articolo?
Battere cassa di nuovo presso lo stato?.. e noi paghiamo!!!

Articoli dal Network
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
L’indice Citigroup Economic Surprise Index ci regala un’istantanea molto forte della situazi
La premessa è inevitabile, quota zero o tassi negativi non serviranno ad evitare all'America e
I tassi negativi sono sicuramente il grande argomento di queste ultime settimane. Un assurdo che
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
Ovvio, quanto  è accaduto nelle ultime settimane ha rovinato non di poco il quadro di fondo de
Ripensando in questi giorni al clamore che ha suscitato Libra, la moneta digitale che ha present
Ftse Mib: l'indice italiano tenta il rimbalzo dopo lo scivolone delle ultime settimane. Movimento le
Ok, la notizia della famigerata “inversione di tendenza della curva dei tassi” credo sia giu
1 https://twitter.com/icebergfinanza/status/1162402480015257601 Ma come neanche una telefonati