All’Inps non interessa la cultura previdenziale

Scritto il alle 08:40 da clinguella@finanza

I meccanismi della pensione sono sconosciuti ai più. Si ignora quasi completamente la complementare e molti non sanno neppure del trattamento di fine rapporto. Sembra assurdo ma è così.
Gli importi delle pensioni dipendono essenzialmente da fattori macroeconomici, fra tutti l’andamento del Pil e del mercato del lavoro. Con il Pil si incrementa la ricchezza nazionale e si determina il coefficiente di trasformazione per il calcolo della pensione, con il mercato del lavoro la raccolta dei contributi previdenziali da cui attingere le future pensioni. Più si lavora, più l’Inps raccoglie contributi da restituire sotto forma di pensioni ed in parte in assistenza. Meno si lavora e meno contributi raccoglie l’Inps e con questi minori contributi si devono pagare le pensioni e la disoccupazione. Questo è il quadro generale molto ma molto sintetico. Sconosciuto ai più. Una maggiore conoscenza porterebbe ad una maggiore consapevolezza e previdenza.
Gli andamenti di questi anni, connessi all’accresciuta longevità della popolazione ( cui il governo cerca di porre rimedio con i “tagli alle prestazioni inutili” come analisi, tac, risonanze ecc… , hanno costretto i vari esecutivi succedutesi dal 1995 in poi ad una serie di riforme pensionistiche lungo due direttrici:
1. diminuzione degli importi con annessi blocchi totali o parziali della perequazione che è uno strumento per far mantenere inalterato il valore della pensione nel tempo,
2. allungamento della vita lavorativa con esclusione dei lavori usuranti ivi compresi quello dei parlamentari e governatori di regione, il cui lavoro deve essere usurantissimo se possono accedere al vitalizio già a 57 anni.
Quest’operazione  creano le premesse di stabilità economica nel lungo periodo, ma si viene a creare inevitabilmente un diffuso disagio sociale, atteso che i futuri pensionati non potranno godere di quella pensione adeguata per vivere passabilmente bene.

Allora si disse che volendo i lavoratori avrebbero potuto costruirsi una pensione complementare, con i propri risparmi, di tasca propria . Senza dimenticare che anche la pensione Inps ognuno se la paga di tasca propria con i propri versamenti contributivi.   Quella somma che lo Stato versava per assicurare a tutti una pensione minima, la cosiddetta integrazione al minimo oggi,  col contributivo puro non esiste più.Nessuno regala più niente a nessuno. L’integrazione può essere assicurata con la previdenza complementare.
Ad oggi l’adesione ad essa è rimasta sostanzialmente un’opportunità per pochi perché o demonizzata o semplicemente sconosciuta ai più.
L’Inps quest’anno ha deciso di finanziare corsi di formazione.
Stranamente la legge Fornero è obbligatoria sotto alcuni aspetti, come l’ elevazione dei limiti di età etcetera, ma facoltativa su altri.
Il comma 29 dell’art 24 della L.241/2011 la famosa o famigerata legge Fornero prevede espressamente l’educazione previdenziale. Esso così recita:
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali)elabora annualmente, unitamente agli enti gestori di forme di previdenza obbligatoria, un programma coordinato di iniziative di informazione e di educazione previdenziale. I programmi dovranno essere tesi a diffondere la consapevolezza, in particolare tra le giovani generazioni, della necessità dell’accantonamento di risorse a fini previdenziali, in funzione dell’assolvimento del disposto dell’art. 38 della Costituzione”.
L’Inps ha eluso completamente quest’obbligo, rivolgendo la propia atenzione ad altri argomenti, anche importantissimi, per carità, ma alquanto distanti dalla mission dell’Istituto. Infatti, esclusivamente nell’ambito delle prestazioni sociali previste in favore dei dipendenti pubblici, ha avviato una procedura sperimentale di corsi di formazione, da svolgersi a cura dei soggetti individuati.
L’individuazione dei corsi  presenta delle novità rispetto alle precedenti edizioni, laddove la procedura lasciava ai soggetti proponenti –Atenei e soggetti collegati- la facoltà di individuare i temi dei corsi di formazione professionale e ai singoli dipendenti pubblici la scelta di concorrere a quelli  ritenuti soggettivamente più interessanti.
L’individuazione  corsi accreditati dall’Inps è stata integralmente rimessa alla pubblica amministrazione di appartenenza che avrà cura di individuare, quali partecipanti all’iniziativa formativa, coloro che, in ragione dell’attività lavorativa svolta, possano trarre per sé e per l’amministrazione  i maggiori benefici.
Inoltre, i temi dei corsi sono stati previamente individuati nell’ambito di tematiche generali  in base ai bisogni formativi espressi da ciascuna Amministrazione aderente all’iniziativa.
I corsi  individuati sono (li elenco tutti così ognuno si può fare un’idea):
Anticorruzione e trasparenza
Contratti pubblici e procedure di gara
• Tutela della privacy e diritto di accesso
• Documento informatico, firma elettronica, PEC
• La nuova disciplina del lavoro pubblico
• Contabilità e fiscalità pubblica
• Responsabilità amministrativa e disciplinare
• Fondi comunitari e loro utilizzazione
• Gestione e trasparenza dei dati informatici delle pubbliche amministrazioni (open data);
Management sanitario e Metodologie e modelli di assistenza ospedaliera
• Etica, bioetica, deontologia, aspetti giuridico/professionali ed
organizzativi in campo sanitario
• Metodologie e modelli di assistenza sanitaria territoriale e Prevenzione e
promozione della salute
Delegando le scelte ad altri soggetti, l’Inps comunque non poteva completamente estraniarsi completamente dalla scelta, avendo l’obbligo di inserire  qualcosa sulla diffusione della cultura previdenziale, findirettamente obbligato dallo specifico comma della legge Fornero, in quanto in primis spetterebbe questo compito al Ministro del Lavoro.  Forse  si ricorderanno al prossimo Forum della PA che in genere si tiene a maggio.
L’ultima iniziativa dell’Inps di diffusione della cultura previdenziale “ Un giorno per il futuro” risale al 2011.Eppure il recente sondaggio pubblicato su Plus 24 del 4 ottobre 2015 di IPR Marketing sul tema delle pensioni integrative, il 60% ha dichiarato di non conoscere i fondi. Forse qualcosa dovrebbe essere fatta.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 7 ottobre 2015 at 12:24

Concordo il problema è quello.. se uno conoscesse la complementare potrebbe vedere gli specchietti per le allodole che spesso sono presentati…
Una seria cultura previdenziale chiederebbe molte riforme a questa previdenza complementare.. altro che senato!!!

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