Boeri non ama la complementare

Scritto il alle 08:55 da clinguella@finanza

robin-hoodSi vanno lentamente spegnendo le polemiche sulla riforma delle pensioni Boeri postata sul sito dell’Inps. Ma qualche riflessione vale ancora la pena di farla, soprattutto per gli aspetti  lasciati da parte. Le sue discutibili  proposte ( nel senso che generano discussioni, dibattiti) spaziano su tutti gli aspetti pensionistici ed assistenziali, ma manca qualsiasi riferimento alla previdenza complementare. Pur vestendo i panni di Robin Hood che ruba le pensioni ai ricchi per darli ai pensionati poveri, è più Interessato alla sostenibilità che non all’adeguatezza delle pensioni.
Dopo i dibattiti e gli annunci, visto che il governo taceva, alla fine il presidente dell’Inps, Tito Boeri non ce l’ha fatta più, ha preso carta e penna ed ha reso noto urbi ed orbi sul sito Inps la sua idea di riforma delle pensioni utilizzando un titolo accattivante: “ Non per cassa ma per equità” Come a dire non per far soldi, ma per fare giustizia. Nelle motivazioni iniziali infatti si legge:” Sono proposte formulate non per esigenze di cassa di breve periodo, come quelle perseguite da gran parte delle ripetute riforme previdenziali attuate in Italia dagli anni ’90 in poi, ma per ragioni di equità intra e intergenerazionale. Armonizzando i trattamenti, rendono il sistema più semplice e trasparente. Ambiscono ad essere i correttivi definitivi da apportare al sistema, che dovrà d’ora in poi adattarsi automaticamente all’andamento dell’economia e ai cambiamenti indotti dalla demografia. Vogliono interrompere la pratica delle misure parziali che rinviano al futuro nuovi interventi, alimentando l’incertezza sull’evoluzione della normativa tra contribuenti e pensionati. Superano la pratica degli interventi emergenziali e selettivi (magari mascherati dietro a finte sperimentazioni) di cui è costellata la strada delle leggi di Stabilità e di cui sono diretta espressione le sei “salvaguardie” sin qui varate.” Così Boeri.
Ce ne è per tutti, dal reddito minimo di “ultima istanza” per coloro che hanno 55 anni e sono disoccupati senza Aspi/naspi, alle pensione dei sindacalisti, al taglio dei vitalizi dei politici, al ricalcolo con il sistema contributivo, ma non c’è nessun riferimento alla previdenza complementare.

Anche se traspare uno certo sforzo per rassicurare le future generazioni sulla bontà della sua riforma che garantirebbe l’adeguatezza degli assegni mensili tali da garantire un tenore di vita libero dal bisogno economico, è chiaro che si preoccupa della sostenibilità economica nel lungo periodo.
Il lavoro è ben confezionato, scritto in maniera accessibile e corredato dalle tavole di finanziamento così previsto dall’art 81 della Costituzione.
Leggendo il testo si scopre che trattasi di un “disegno di legge”. Poiché Boeri è un professore e per giunta un bocconiano, come a dire la crema della crema, sa benissimo che i disegni di legge sono di iniziativa governativa. Quindi lui pensa che il governo faccia proprie le sue tesi, altrimenti il presidente dell’Inps avrebbe parlato di “proposta di legge” e magari, tramite gli uffici dell’Inps raccogliere 50000 firme per fare una proposta di legge di iniziativa popolare. Anche se finora nessuna proposta di legge di questo genere è mai approdata nelle aule parlamentari.
Il presidente del consiglio è stato sollecito nel prendere le distanze, anche se qualcuno parla di una messinscena, di una uscita fatta apposta per “vedere l’effetto” che fa, seguito a ruota da Poletti e hanno fatto bene, perché fra l’altro, senza entrare nel merito, perché qualcosa di positivo sicuramente c’è, si lede un principio fondamentale su cui si basa la certezza del diritto, è cioè quello della ordinaria irretroattività delle norme.
Cioè le leggi cambiano le carte in tavola per il futuro e se qualche volta lo fanno anche per il passato è normale che lo si faccia in caso di provvedimenti migliorativi e non peggiorativi.

La bocciatura del governo è stata espressa in puro politichese quando afferma che i «contenuti delle proposte di Boeri erano noti al Ministero del Lavoro, che le ha ritenute un contributo utile al dibattito sulla riforma delle pensioni»; più diretto invece Poletti che all’Inps avrebbe voluto Treu e fu spiazzato dalla nomina di Boeri. Egli boccia senz’appello la proposta dei 500 euro mensili a chi si trova a 55 anni senza lavoro precisando che la proposta del presidente dell’Inps “oltre a misure utili come la flessibilità in uscita, ne contiene altre che mettono le mani nel portafoglio a milioni di pensionati, con costi sociali non indifferenti e non equi”.
Salta all’occhio la mancanza di qualsiasi riferimento alla previdenza complementare. Forse perché la ritiene ovvia nel senso di cosa necessaria, oppure la considera un inutile orpello perchè l’attuazione della sua riforma la rende superflua.. Non è dato sapere. Ma con il sistema contributivo le pensioni per quanto eque, saranno sempre insufficienti e questo bisogna farlo capire a tutti. Ma anche di questo Boeri non si preoccupa. L’elenco aggiornato dei Corsi di Formazione Inps, denominato “Progetto Valore P.A 2015”, pubblicato il 5/11/2015, fra le materie troviamo: Anticorruzione e trasparenza, Contabilità e fiscalità pubblica, Contratti pubblici e procedure di gara ecc che sono certamente materie importanti che gli operatori pubblici devono conoscere, ma con l’Inps non c’entrano niente e da un ente previdenziale ci si sarebbe aspettati anche la formazione su materie previdenziali, obbligatorie e complementari. Questa dimenticanza è tanto più strana perche vi è un preciso obbligo legislativo ( comma 29 art 24 legge Fornero).

Rispetto alla preoccupazione che ha Boeri sui soggetti di 55 anni che perdono il lavoro, al Senato è in discussione il disegno di legge sulla concorrenza (AS 2085 art 16) che interviene in proposito.
Esso prevede che le forme pensionistiche complementari possano consentire che, in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a ventiquattro mesi, le prestazioni pensionistiche o parti di esse siano, su richiesta dell’aderente, consentite con un anticipo di cinque anni rispetto ai requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza e che in tal caso possano essere erogate, su richiesta dell’aderente, in forma di rendita temporanea, fino al conseguimento dei requisiti di accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio. Gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari possono innalzare l’anticipo di cui al periodo precedente fino a un massimo di dieci anni.
Per puro diritto di cronaca segnalo che sabato scorso in piazza San Pietro, con il Papa, c’è stata un’insolita e inusuale udienza dei dipendenti dell’Inps alla presenza del presidente Tito Boeri e dei dirigenti.
Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 9 novembre 2015 at 11:59

Boeri non considera la previdenza complementare?…Forse perchè la complementare costa allo stato e non garantisce nulla a livello di pensioni?…

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