Il climate change e l’impegno dei fondi negoziali

Scritto il alle 08:54 da [email protected]

Il climate change, il cambiamento climatico accelera gli investimenti nell’economia verde, la green economy ed i fondi pensione non possono sottrarsi a questi investimenti etici.
L’attuale scorcio di novembre è caratterizzato da una piacevole prolungata estate di San Martino. Messi da parte giacconi e piumini siamo andati a riesumare gli abiti più leggeri che avevamo troppo frettolosamente riposti. Gli alberi ingannati dal tepore sbocciano e noi ce la godiamo. Però sotto sotto non possiamo evitare di pensare di trovarsi di fronte a qualcosa di anomalo. E’ un’impennata occasionale, come si è verificata ogni tanto nel corso degli anni, oppure siamo in presenza di una palpabile manifestazione del cambiamento del clima, il climate change che tanto spaventa gli scienziati?
Dalla Conferenza di Kyoto il problema è stato affrontato anche se in maniera non risolutiva. Cina, India, Singapore, Bangla Desh vivono nell’inquinamento più totale. Producendo oltre a prodotti industriali una gran quantità di CO2 e farli cambiare rotta non sarà facile.
In questo contesto è importante sapere che 40 tra le principali banche a livello mondiale interrogate a proposito se siano disposte a confrontarsi sul tema del climate change, hanno espresso  la volontà di condividere la necessità di adottare finanziamenti sostenibili che puntino a una gestione responsabile degli investimenti.
Il 2015 si chiuderà con la Conferenza internazionale sul clima, i cui esiti potrebbero avere un’influenza decisiva sulle politiche climatiche, su quelle energetiche e su una parte rilevante del futuro della green economy. Proponiamo quindi alcuni dati per una riflessione sul quadro di riferimento.
La domanda mondiale di energia dal 1990 al 2013 è cresciuta del 54,5%; il petrolio continua a essere la principale fonte mondiale di energia primaria, fornendo il 31,2% dell’energia nel 2013 (era il 36,8% nel 1990). Segue a breve distanza il carbone, che è arrivato a fornire il 29,2%  di energia primaria nel 2013. In aumento anche il gas: dal 19,1 del 1990 al 21,2 del 2013, mentre il nucleare è in calo: dal 6% del 1990 al 4,7% del 2013. Di converso le rinnovabili registrano solo un leggero aumento, dal 12,7% del 1990 al 13,7% del 2013, e rappresentano una quota ancora bassa della domanda mondiale di energia primaria, che continua a essere soddisfatta per l’81,6% dal petrolio (aiutato dal basso prezzo) e dai combustibili fossili. ll principale driver della green economy è l’ecoinnovazione, essenziale per creare nuovi modelli di produzione e consumo, per consentire uno sviluppo senza danni al capitale naturale, per generare nuove fonti di crescita, per affrontare i rischi ambientali e per tenere bassi i costi della transizione. L’ecoinnovazione richiede investimenti pubblici e privati.
A meno di un mese dalla Conferenza Internazionale di Parigi sul cambiamento climatico, lo scorso 9 novembre 2015  si è tenuta a Milano una importante iniziativa dei fondi negoziali italiani, promossa da Cometa – il fondo pensione complementare dei metalmeccanici, assieme ad Assofondipensione ed a BNP Paribas. All’iniziativa hanno aderito 14 fondi negoziali, per un patrimonio totale di oltre 20 miliardi di euro – che hanno aperto un tavolo di approfondimento con le banche sulle tematiche della sostenibilità ambientale. L’obiettivo è quello di avviare un confronto con i maggiori istituti di credito internazionali per verificarne l’approccio concreto al climate change nelle politiche di investimento e stimolare l’adozione di comportamenti conseguenti specie nella green economy. Si calcola che dai prossimi anni e fino al 2030 gli investimenti nell’economia verde possono costituire un volano per la creazione di milioni di posti di lavoro in tutto il mondo, specie nei paesi emergenti e dove è più forte attualmente il disastro ambientale.

“Promuovendo questa iniziativa – la prima di questo tipo in Italia – abbiamo voluto richiamare l’attenzione sul ruolo di primo piano che il comparto bancario può svolgere nel contrasto al cambiamento climatico, investendo in settori che hanno una forte incidenza sull’ambiente. Come Fondo Cometa confermiamo il nostro impegno nella promozione di una cultura dell’investimento sostenibile. Una attività che il fondo porta avanti dal 2010, attraverso iniziative che coinvolgono i soggetti finanziari nella tutela dei valori sociali ed ambientali legati ai processi di investimento” ha dichiarato Annamaria Trovò, presidente del Fondo Cometa. “Il cambiamento climatico modifica le regole del gioco anche nel settore bancario e assicurativo. Da un lato, gli investitori devono ridurre i rischi di svalutazione delle attività legate all’attuale modo di produzione, dall’altra parte possono migliorare la transizione energetica capitalizzando il settore delle energie rinnovabili e i programmi di efficienza energetica.
I risultati dell’indagine, raccolti dall’agenzia di rating sociale ed ambientale Vigeo, sono stati al centro del convegno che si è svolto presso l’Auditorium BNP Paribas di Milano.
Analizzando le risposte provenienti dai vari continenti si registra come in Australia la totalità delle banche si sia dimostrata disponibile al confronto; buona anche la risposta degli istituti europei (72%), che componevano la parte più numerosa del campione. Più tiepida la risposta degli USA (25%). Dalla ricerca emerge che le banche sono particolarmente attive sia sul fronte dell’integrazione del climate change nel processo di risk management, che coinvolge il 53% degli istituti interpellati, sia nel finanziamento a fonti di energia rinnovabile, aspetto che vede l’impegno del 43% degli istituti. In prima linea, Australia, Stati Uniti ed Europa. L’investimento sostenibile guadagna terreno, eppure non mancano elementi di debolezza, a cominciare dalla quantificazione delle emissioni di CO2 nei portafogli dei clienti, una priorità solo per il 10% delle banche interpellate.
Debole anche l’engagement, cioè l’impegno sociale, nelle attività di comunicazione del “rischio clima” agli stakeholder, che incontra l’attenzione di appena il 3%. Il cambiamento climatico è un tema molto urgente e le azioni per il contenimento del riscaldamento globale non possono esser più procrastinate.

E’ importante che il mondo della previdenza italiano abbia colto la gravità del problema. L’impegno per contrastare il cambiamento climatico può vedere investimenti mirati dei fondi pensione.  Già da tempo i fondi pensione hanno indirizzato la loro azione in investimenti socialmente etici e responsabili. Ora in concreto sono anche invogliati e facilitati dal recente decreto sul credito di imposta che indica una vasta gamma interventi in cui possono essere fatti investimenti di lungo periodo.
Camillo Linguella

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2 commenti Commenta
matteo.bldn
Scritto il 11 novembre 2015 at 12:00

[email protected],

in merito ai fondi pensione aperti, sono alla ricerca di qualche sito/tabella/fonte per fare un raffronto che sia maggiore di 10 anni come riportato nel sito COVIP. Nello specifico, alla luce delle crisi che ormai ogni 10 anni si susseguono, vale ancora la logica di una componente prevalentemente azionaria per il lungo periodo? grazie

tbtcot
Scritto il 12 novembre 2015 at 10:32

Poveri fondi.. anche salvare il mondo gli tocca!!!! Pensino a dare un congrua pensione che è meglio.. che ci son grossi dubbi!!! Ha mai controllato come si rivalutano le rendite? Rischio povertà è esplosivo!!!

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