Niente paura, i fondi pensione non falliscono

Scritto il alle 08:59 da [email protected]

banca-etruriaLa crisi di quattro piccole banche ed il suicidio di un investitore hanno rinfocolato la paura che ciò possa riverberarsi sulla previdenza complementare. Ritorna la paura scatenata dal fallimento del Fondo Pensione Enron. Molti lavoratori non si iscrivono alla previdenza complementare perché temono che i fondi pensione possano fallire.

Quattro banche, Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Cassa di risparmio di Chieti sono state salvate dal fallimento. Quasi la metà (340 milioni) dei 768 milioni di obbligazioni subordinate delle 4 banche ‘azzerate’ dalla risoluzione è  a carico dei risparmiatori retail. I risparmiatori coinvolti sono 10.500. Ma non tutti avranno le somme che hanno investito. Si parla di un rimborso del 30% perché il salvataggio completo lo “impedisce l’Europa“, dirottando così le imprecazioni e contumelie verso questo soggetto, facendolo apparire nuovamente sempre più nemica della gente. Ieri per le quote latte, oggi per il salvataggio degli investitori, domani chissà… Quello di imprecare  sempre contro le direttive della Comunità Europea che impediscono la realizzazione di qualsiasi cosa buona per noi è curiosa. Non mi risulta che quando le direttive contestate  sono stata votate,  l’Italia sia stata esclusa dal voto. Poiché molte decisioni, per essere valide devono essere votate all’unanimità ( e quindi anche il consenso dell’Italia) è chiaro che il richiamo è  strumentale e serve a coprire nostre incapacità di vigilare o di intervenire correttamente.
Il caso più emblematico è la crisi che ha colpito la Banca di Etruria. Gli incauti investitori magari hanno acquistato obbligazioni subordinate pur presentando “un profilo di rischio incompatibile con la natura di questi titoli di investimento” come ha dichiarato Padoan. ma costoro facevano affidamento, sbagliando, su un altro elemento e cioè che l’istituto di credito fosse sotto l’ala protettrice del governo per i legami di parentela fra un ex membro della governance della banca ed una ministra di primo piano. Queste erano le reali referenze per la gente che decideva di investire i propri risparmi col metodo fai da sé. L’attuale mercato non offre molte alternative. Se non si vuole tenere i risparmi sotto la mattonella, c’è la prospettiva di comprare i prodotti finanziari delle banche con rendimenti del 2 e perfino del 5% a fronte dei rendimenti dei Bot, ormai ridotti a rendimenti irrisori dello 0.0003% e non negativi!
Siffatto scenario ricrea un clima favorevole alle paure di sempre che irrazionalmente investono altri istituti di credito, ma vanno a colpire la previdenza complementare. Giova segnalare che fra i lavoratori, se interrogati sui problemi pensionistici, sembra esserci una forte insicurezza nei confronti della pensione del primo pilastro obbligatorio, quella dell’Inps per intenderci. Moltissimi, specie dopo le ultime esternazioni di Tito il Grande, non pensano più che le pensioni di domani saranno molto più basse di quelle attuali, ma che addirittura non ci saranno proprio. Una sfiducia  che però non si traduce che in minima parte nella propensione ad aderire ai fondi pensione. Caso mai si sottoscrive una polizza individuale, come i Pip, garantiti, questo è il pensar comune, dalle Assicurazioni che da sempre fanno questo mestiere.
Tuttavia più di sei milioni  di italiani hanno aderito alla previdenza complementare, compreso anche i Pip, e non si è trattato di un pessimo affare, molti ne hanno tratto benefici altrimenti non possibili. Infatti i Fondi pensione e le altre forme di previdenza integrativa hanno consentito riscatti e anticipazioni, quasi fossero un bancomat, senza nessuna crisi di liquidità, nonostante la turbolenza dei mercati finanziari rinfocolatesi in questi giorni, proprio nel momento in cui il fondo dei dipendenti pubblici Perseo Sirio tenta rush finale. Si sa che è proprio fra i pubblici dipendenti che si è manifesta il più alto indice di diffidenza. La sfiducia maggiore si condensa  nella paura di perdere tutto, a cominciare dal Tfr.
Questa paura ha due motivazioni di fondo fortemente concatenate: la prima riguarda la turbolenza dei mercati finanziari. Mentre sembrava che le borse internazionali si stessero riprendendo, prima ha cominciato la Cina. Poi c’è stata la dichiarazione del Fed degli Stati Uniti d’America sul possibile prosciugamento di liquidità, poi lo scandalo Volkswagen, la guerra dell’Isis e gli attentanti di Parigi, poi il default delle 4 banche italiane.
La seconda riguarda, come naturale conseguenza della prima, il possibile fallimento del Fondo pensione. Il crack del 2 dicembre 2001 della Enron non solo ha impaurito ed allarmato i dipendenti delle grandi corporation statunitensi, ma ha profondamente impressionato i lavoratori italiani. Il fallimento di Enron non è replicabile in Italia. Il Fondo Enron aveva comprato azioni della Enron medesima e quando  i titoli della Società da un prezzo di 90 dollari sono scesi a pochi centesimi anche le pensioni integrative si polverizzarono. In Italia anche i Fondi aziendali non possono acquistare proprie azioni o obbligazioni. Ma paura diffusasi con cerchi concentrici in tutto il mondo industrializzato permane sotto pelle.
A queste paure si risponde con  fondate e verificabili argomentazioni. L’impianto della previdenza complementare a vent’anni dalla sua nascita, si è dimostrato solido affrontando e superando agevolmente prima la crisi dei subprime e poi quella dei crediti sovrani. Molti paesi europei ed in genere dell’Ocse nel disciplinare i fondi integrati hanno avuto come riferimento proprio la legislazione italiana. Gli investimenti non possono essere speculativi e la Covip, diversamente da altre autorità di vigilanza come sta emergendo in questi giorni,  esercita un’occhiuta vigilanza sugli impieghi delle risorse raccolte,   intervenendo più volte in materia di investimenti prudenziali ed in special modo con precisi documenti nel pieno della crisi dei paesi dell’aria dell’Euro.
Circa la possibilità di fallimento è la stessa legge che esclude questa possibilità. L’ Art 15 comma 5 dlvo 252/05 così recita:
Ai fondi pensione si applica esclusivamente la disciplina dell’amministrazione straordinaria e della liquidazione coatta amministrativa, con esclusione del fallimento, ai sensi degli articoli 70, e seguenti, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e succes-sive modificazioni ed integrazioni, attribuendosi le relative competenze esclusivamente al Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed alla COVIP.
Come si vede il lavoratore ha una tutela in più rispetto al cittadino che fa investimenti con altre modalità, magari per lo stesso scopo.
Il decreto legislativo sulla previdenza complementare obbliga i Fondi a versare i contributi degli aderenti e le quote di Tfr presso una Banca Depositaria che poi saranno investiti da un gestore finanziario esterno. Anche in questo caso la tutela è massima. I titoli depositati in una banca senza possedere azioni dell’istituto stessi, questi sono solo conservarti nel deposito di una banca e non corrono alcun rischio. Il bail-in non colpisce gli asset finanziari non emessi dalla banca depositaria. Ma i fondi non possono acquistare neppure  titoli della banca depositaria ed è un’ottima scelta.
Un’altra questione che emerge e che io ho più volte denunciato è la mancanza, a fianco di quella previdenziale, di una elementare cultura finanziaria. Gli sforzi per fare congiuntamente opera di alfabetizzazione di entrambe le cose finora non hanno sortito risultati apprezzabili. Col risultato che i soggetti più deboli sono facile preda dei venditori di fumo e gli stessi questionari Mifid che dovrebbero cautelare l’interessato, in realtà diventa uno strumento di difesa dei venditori dei prodotti finanziari.
Camillo Linguella

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 9.5/10 (4 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
Niente paura, i fondi pensione non falliscono, 9.5 out of 10 based on 4 ratings
1 commento Commenta
draziz
Scritto il 14 dicembre 2015 at 14:10

“Non mi risulta che quando le direttive contestate sono stata votate, l’Italia sia stata esclusa dal voto. Poiché molte decisioni, per essere valide devono essere votate all’unanimità ( e quindi anche il consenso dell’Italia) è chiaro che il richiamo è strumentale e serve a coprire nostre incapacità di vigilare o di intervenire correttamente.”

A me invece risulta che molti dei rappresentanti italiani che siedono in Europa siano a scaldare le sedie perchè non è stato possibile trovare loro un altro posto, compreso un tale, già assurto agli onori delle cronache insieme alla moglie sempre per vicende di politica torbida…, che si lamentava pure del poco stipendio che la posizione gli garantiva.

La politica è il cancro di questo Paese ed i mestieranti che grazie ad essa trovano un posto per esercitare le loro nulle capacità, che altrove, nel mercato reale, sarebbero remunerate con un’apertura di porta ed una pedata nel sedere.

Chi ha detto che la politica deve sempre e comunque controllare tutto?
Per il bene di chi?
Ahh…, adesso mi è chiaro…

Articoli dal Network
Ftse Mib: l’indice italiano è andato a testare nuovamente la trend line rialzista di breve period
Come da manuale ora abbiamo in un colpo solo tutto quello che l'antibiblioteca di Eco suggeriva,
"L’anno bellissimo"  preconizzato dal presidente del Consiglio n. 1 ( Preconizzare = annunciare s
Il Fomc doveva scorrere via liscio senza particolari novità. Ed in effetti non sono successe de
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
E’ meglio comprare un’auto nuova o noleggiarla a lungo termine è la domanda che si è posta Alt
Ftse Mib: l’indice italiano è andato a testare nuovamente la trend line rialzista di breve period
Non potevo trovare migliore vigneta per sintetizzare la riunione del FOMC della Federal Reserve
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
Ftse Mib: apre debole l'indice italiano in attesa della Fed. Gli operatori attendono il meeting Fed