Totalizzazione, ricongiunzione, cumulo: La via per la pensione

Scritto il alle 08:47 da [email protected]

L’Italia è stata da sempre un paese dei lavori frammentari e saltuari, nonostante il mito del posto fisso che ha avuto una ulteriore recente celebrazione cinematografica. In realtà, tranne il periodo aureo di inizio degli anni 60 fino a tutti gli anni 80 e nel Pubblico Impiego, il posto fisso era più sognato che realizzato. Ora addirittura i lavori da frammentati si sono polverizzati e mettere assieme i venti anni di contributi richiesti dalla Fornero unitamente all’età pensionabile  (66 e 7 per i maschi, 65 e 7 per le lavoratrici del settore privato), diventa sempre più arduo. Tralasciando per un attimo gli aspetti schizoidi provocati dalla normativa in essere che con 70 anni di età richiede solo 5 anni di contributi, oppure consente di prendere una pensione di 650 euro mensili dopo 20 anni di lavoro, mentre chi non ha mai lavorato ha diritto ad un assegno sociale di 450 euro, tralasciando questi aspetti dicevamo, come pure trascuriamo la proposta di Boeri di dare la pensione a chi perde il lavoro a 50 anni, che sarebbe un incentivo al licenziamento, la legge tuttavia tutela il diritto alla pensione e ne facilita il conseguimento. Per cui dà facoltà al dipendente che ha lavorato in diversi posti con iscrizione a diverse forme di previdenza, di sommare questi pezzi “sparpagliati” per raggiungere i fatidici 20 anni.Tuttavia per tenere in attività le meningi degli anziani che con l’età tendono ad affievolirsi, invece di prevedere l’unificazione automatica dei vari periodi cronologici, la legge ha istituito tre diversi istituti che consentono la sommatoria, lasciati alla scelta dell’interessato in base alla sua convenienza:
la totalizzazione
la ricongiunzione
il cumulo.

Vediamoli brevemente
La totalizzazione consente di avere il diritto ad un’unica pensione di vecchiaia, di anzianità, di inabilità o ai superstiti a quei lavoratori che hanno versato contributi in diverse casse, gestioni o fondi previdenziali e che in nessuna di esse matura il diritto alla pensione. Poco gettonata perchè a causa della finestra mobile di 18mesi e degli adeguamenti legati alla speranza di vita che allontana l’accesso al pensionamento non è conveniente se non come soluzione estrema.Dal 1° gennaio 2012, è possibile cumulare anche i periodi assicurativi non coincidenti, inferiori a tre anni.
Può essere utilizzata da tutti i lavoratori dipendenti, autonomi e liberi professionisti e può essere richiesta ai superstiti, anche se il dante causa sia deceduto prima di aver acquisito il diritto a pensione.

Per il raggiungimento dell’anzianità contributiva necessaria sono utili anche i periodi contributivi versati all’estero in Paesi comunitari e in Paesi legati all’Italia da convenzioni bilaterali di Sicurezza Sociale.
La totalizzazione non può essere richiesta se il lavoratore:
•è già titolare di una pensione diretta liquidata in uno dei fondi di previdenza dove ha versato i contributi;
•ha richiesto e accettato la ricongiunzione dei periodi assicurativi (leggi 29/1979 e 45/1990) in data successiva al 3 marzo 2006.

Il diritto alla pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione si matura al perfezionamento dei seguenti requisiti:
•raggiungimento dei 65 anni e 7 mesi di età, sia per gli uomini sia per le donne;
•anzianità contributiva complessiva di almeno 20 anni;
I requisiti anagrafico (65 anni) e contributivo (20 anni) previsti per il riconoscimento del trattamento pensionistico di vecchiaia in regime di totalizzazione prescindono da eventuali diversi requisiti di età e di anzianità contributiva prescritti dagli ordinamenti di tutte le gestioni interessate per il diritto alla pensione di vecchiaia.
Il requisito anagrafico a decorrere dal 1° gennaio 2013 deve essere adeguato agli incrementi alla speranza di vita.

Il diritto alla pensione di anzianità in regime di totalizzazione si perfeziona con almeno 40 anni di contributi sommando i periodi non coincidenti versati nelle diverse gestioni.
Questo requisito (40 anni) deve essere raggiunto escludendo i contributi accreditati per disoccupazione e per malattia.
Anche qui il requisito contributivo a decorrere dal 1° gennaio 2013 deve essere adeguato agli incrementi alla speranza di vita. Nel 2016 sono necessari 40 anni e 7 mesi. Resta inteso che la pensione totalizzata non decorrerà subito una volta perfezionati i suddetti requisiti in quanto soggetta al meccanismo dello slittamento previsto dalle cd. finestre mobili: il lavoratore dovrà attendere un ulteriore lasso di tempo pari a 21 mesi nel primo caso e 18 mesi nella totalizzazione di vecchiaia.
La pensione sarà determinata – di norma – con le regole del sistema contributivo puro se, all’atto del pensionamento, il lavoratore non avrà maturato un diritto autonomo nelle gestioni interessate.

La pensione di inabilità nella totalizzazione

La totalizzazione può essere richiesta dal lavoratore anche per ottenere un trattamento di inabilità assoluta e permanente se matura in totalizzazione i requisiti di assicurazione e di contribuzione richiesti nel fondo pensionistico in cui è iscritto al momento in cui si verifica lo stato di inabilità. Lo stesso fondo pensionistico accerterà anche la sussistenza del requisito sanitario.
Nel caso in cui il titolare di assegno ordinario di invalidità venga riconosciuto inabile, può richiedere la pensione di inabilità in totalizzazione.
La totalizzazione resta invece preclusa, in caso di trasformazione dell’assegno ordinario di invalidità in pensione di vecchiaia.
Il familiare superstite, avente diritto, può chiedere la pensione in regime di totalizzazione per i contributi versati dall’assicurato anche se deceduto prima di aver acquisito il diritto a pensione, se matura i requisiti di assicurazione e di contribuzione richiesti nella forma pensionistica in cui era iscritto il lavoratore al momento del decesso.

La ricongiunzione

La ricongiunzione è l’unificazione dei periodi di assicurazione maturati dal lavoratore in diversi settori di attività. Lo scopo è quello di ottenere un’unica pensione (generalmente di importo più elevato di quella che risulterebbe dalla somma delle pensioni nelle singole gestioni) calcolata su tutti i contributi versati. La ricongiunzione può essere chiesta dai lavoratori dipendenti pubblici e privati e dai lavoratori autonomi, che hanno contributi in diversi settori di attività, o dai loro superstiti.

La ricongiunzione non è gratuita.

L’articolo 12 del D.L. 78/2010, ha modificato sostanzialmente la disciplina della ricongiunzione dei contributi pensionistici della legge 29/79 al fine di armonizzare le norme previste nei diversi regimi pensionistici. In particolare, in base a tale disposizioni la ricongiunzione è diventata onerosa, pari al 50% della somma della riserva matematica. Il pagamento dell’onere può essere effettuato, su domanda, in un numero di rate mensili non superiore alla metà delle mensilità corrispondenti ai periodi ricongiunti, con la maggiorazione di interesse annuo composto pari al 4,50%. Infine, il debito residuo al momento della decorrenza della pensione può essere recuperato ratealmente sulla pensione stessa, fino all’estinzione del debito. È comunque fatto salvo il trattamento previsto per la pensione minima erogata dall’INPS

La nuova disciplina del cumulo

I problemi emersi a seguito dell’adozione delle nuove norme in materia di ricongiunzione onerosa (che vedevano numerosi lavoratori chiamati al versamento di somme ingenti), hanno costretto il legislatore a intervenire nuovamente sulla materia attraverso l’articolo 1, commi da 238 a 249, della L. 228/2012 (Legge di stabilità per il 2013). Tali norme sono intervenute in materia di totalizzazione e ricongiunzione di contributi previdenziali, introducendo, in particolare, una nuova modalità (gratuita) di cumulo (alternativa alle discipline esistenti) volta a conseguire un’unica pensione sulla base dei periodi assicurativi non coincidenti posseduti presso più forme di assicurazione obbligatorie, esclusivamente per la liquidazione del trattamento pensionistico di vecchiaia, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento.
In primo luogo si prevede che per gli iscritti alla cassa pensione per i dipendenti degli enti locali (CPDEL), alla cassa per le pensioni ai sanitari (COPS), alla Cassa per le pensioni agli insegnanti d’asilo e di scuole elementari parificate (CPI) e alla cassa per le pensioni agli ufficiali giudiziari e agli aiutanti ufficiali giudiziari (CPUG), cessati dall’iscrizione senza il diritto a pensione entro il 30 luglio 2010, la domanda finalizzata all’iscrizione all’assicurazione generale obbligatoria (AGO) è ammessa anche successivamente a tale data. L’importo dei contributi versati è portato in detrazione, fino a concorrenza del suo ammontare, dell’eventuale trattamento in luogo di pensione spettante all’avente diritto. L’esercizio di tale facoltà non dà comunque diritto alla corresponsione di ratei arretrati di pensione.
Il pagamento dei trattamenti liquidati avviene secondo le norme sulla totalizzazione. Le gestioni interessate, ciascuna per la parte di propria competenza, determinano il trattamento pro quota in rapporto i rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento (il che implica un trattamento previdenziale inferiore a quello che sarebbe risultato dalla ricongiunzione).
Al fine di tutelare i soggetti che hanno presentato domanda di ricongiunzione (onerosa) a decorrere dal 1° luglio 2010, garantendogli la possibilità di accedere al nuovo regime di cumulo, si prevede che essi (sempre che la domanda non abbia già dato titolo alla liquidazione del trattamento pensionistico) possono recedere entro un anno e chiedere la restituzione di quanto già versato. Analoga possibilità è riconosciuta ai soggetti che abbiano presentato domanda di totalizzazione anteriormente alla data di entrata in vigore della legge, previa rinuncia alla domanda e a condizione che il procedimento amministrativo non si sia già concluso.
Per quanto attiene ai requisiti, la pensione si ottiene in presenza dei requisiti anagrafici e contributivi, previsti dalla Legge 214/2011 (la Riforma Fornero), più elevati tra quelli previsti dai rispettivi ordinamenti che disciplinano le diverse gestioni presso cui sono stati versati i contributi. Questa è la differenza più sostanziale fra totalizzazione e cumulo.

 

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3 commenti Commenta
avergani
Scritto il 29 gennaio 2016 at 12:03

Salve Dott Linguella
approfitto dell’articolo per illustrare mia situazione che come esempio potrebbe essere utile a tutti …
anni 50
19 anni contruibuti dipendente INPS
2 anni contributi autonomo INPS (artigiano)
Obiettivo a breve: raggiungere i fatidici 20 anni minimo
Nel mio caso si applica la totalizzazione ?
come conferma, la totalizzazione è gratuita ?
come conferma, nel caso chiudessi partita iva, i contrubuti autonomi INPS artigiani (2 anni) ai fini totalizzazione sarebbero comunque validi ? [ vedi: Dal 1° gennaio 2012, è possibile cumulare anche i periodi assicurativi non coincidenti, inferiori a tre anni.]
Ipotizzo di chiudere partita Iva e vivere di trading a 2036 (anno indicato da portale inps come data di pensionamento) …

clinguella
Scritto il 30 gennaio 2016 at 13:19

Caro Avergani,
per i primi tre punti del tuo quesito, la risposta è SI.
Per la data di effettivo pensionamento prima di tutto bisognerà verificare quali modifiche potrebbe subire il sistema pensionistico italiano nei prossimi 20/25 anni.
Ma rimando invariata almeno nelle sue regole generali, in ogni caso occorrerà verificare:

– come sarà cresciuto l’attuale limite di 65 anni per effetto degli incrementi connessi all’aumento
della speranza di vita; al momento si possono fare solo stime e il requisito anagrafico definitivo sarà noto solo due anni prima dell’età pensionabile al momento stimata; oggi già siamo a 65 anni e 7 mesi;

– raggiunto il requisito anagrafico, vanno aggiunti 18 mesi di finestra mobile vale a dire che, una volta compiuta l’età per la pensione di vecchiaia in totalizzazione occorre attendere altri 18 mesi per la decorrenza effettiva della pensione.

avergani
Scritto il 2 febbraio 2016 at 15:53

clinguella@finanza:
Caro Avergani,
per i primi tre punti del tuo quesito, la risposta è SI.
Per la data di effettivo pensionamento prima di tutto bisognerà verificare quali modifiche potrebbe subire il sistema pensionistico italiano nei prossimi 20/25 anni.
Ma rimando invariata almeno nelle sue regole generali, in ogni caso occorrerà verificare:

– come sarà cresciuto l’attuale limite di 65 anni per effetto degli incrementi connessi all’aumento
della speranza di vita; al momento si possono fare solo stime e il requisito anagrafico definitivo sarà noto solo due anni prima dell’età pensionabile al momento stimata; oggi già siamo a 65 anni e 7 mesi;

– raggiunto il requisito anagrafico, vanno aggiunti 18 mesi di finestra mobile vale a dire che, una volta compiuta l’età per la pensione di vecchiaia in totalizzazione occorre attendere altri 18 mesi per la decorrenza effettiva della pensione.

Grazie per risposta, molto gentile

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