In attesa del panico guardare al futuro

Scritto il alle 09:06 da clinguella@finanza

L’anno è cominciato decisamente male. Altro che ripresa. Ci aspettano mesi tremendamente difficili prima di una nuova ripartenza. Intanto gli investimenti soffrono ed i rendimenti si volatizzano. Ora i fondi pensione sono vivamente preoccupati.

Diciamoci la verità, alla ripresa ci credevamo un pò tutti. Dopo anni difficili, pensavamo di aver archiviato quel periodo  guardando con maggiore ottimismo il futuro. Non era ancora il periodo delle vacche grasse, ma almeno quello delle magre era alle spalle. Non è detto che non sia così, ma intanto il nuovo tonfo delle Borse, con Piazza Affari che lunedì arriva a perdere quasi il 5% e ieri il 3% ci porta indietro di alcuni anni

. L’indice mibtel che nel 2015 stava oltre i 24.000 punti, oggi è sceso sotto la soglia di 17.000. Il petrolio è ancora in sofferenza, l’inflazione è sempre sotto zero mentre c’è il ritorno della paura di una uscita della Grecia dall’euro e quello più pesante della Gran Bretagna dalla UE, tensione sui titoli di Stato dei Paesi più esposti alla speculazione come l’Italia. Lo spread tra Btp e Bund è tornato a salire, arrivando a toccare i 150 punti contrariamente ai giorni scorsi quando era rimasto sostanzialmente invariato. Un cocktail velenoso per i listini europei che segnano cali molto vistosi.

In Italia c’è una spiegazione in più.

Pesa il nuovo meccanismo di salvataggio delle banche, il famoso “bail in”  che è diventato la bestia nera oltre dei risparmiatori, ma anche dei grandi investitori. Mentre con il bail-out il salvataggio veniva dall’ esterno col bail-in, il salvataggio deve essere eseguito dall’interno della banca. Salvataggio operato principalmente con la svalutazione di azioni e crediti (obbligazioni ibride, subordinate e senior) e la loro conversione di questi in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in crisi. In casi estremi possono essere coinvolti anche depositi superiori ai 100mila euro. E’ chiaro che tutti i maxi investitori, quelli che dispongono molto di più dei centomila euro, una volta che viene meno la garanzia statale e c’è l’incombenza di poterci rimettere in proprio, hanno fatto a gara a liberarsi dei titoli ritenuti pericolosi accentuando il disastro bancario. Mentre l’Europa, memore di tutte le guapperie e le parole in libertà del nostro premier, sta a guardare e non muove un dito. Anzi, mentre le borse crollano, principalmente Atene ( dopo Varoufakis che ha fatto scuola in fatto di comportamento, ce ne eravamo dimenticati) e Milano, Francia e Germania invocano l’istituzione di un ministro del Tesoro europeo.
Intanto il problema immediato è come mettere in sicuro i risparmi.
Nel frattempo i fondi pensione si trovano come vasi di coccio fra vasi di ferro.
Tuttavia se i rendimenti si azzerano, rimangono altri due fattori che giocano a favore dei Fondi pensione rispetto al Tfr. Sono il contributo aggiuntivo dell’1% a carico del datore di lavoro e il trattamento fiscale sulle prestazioni finali notevolmente più favorevole di quello che si applica al Tfr, mentre nella fase di accumulo si può usufruire dell’ abbattimento dell’imponibile dei contributi versati fino a 5164,57 euro annui.
Forse questi fattori basteranno per non far scivolare i rendimenti in territorio negativo. Non si sa. Per questo il panico comincia a lambire gli amministratori dei fondi pensione ma anche i gestori finanziari. Però mai come in questo momento i gestori devono essere vigili a cogliere ogni minimo rimbalzo. In questo frangente si potrà verificare il grado di flessibilità degli amministratori nel riposizionare con velocità gli asset, senza mai dimenticare che gli investimenti della previdenza complementare sono di lungo periodo durante il quale gli alti e bassi si compensano a favore dei rendimenti positivi. L’alternativa è il rifugio nei comparti garantiti.
L’aumento dello spread intorno a quota 150 può portare una modesta rimuneratività agli investimenti nei titoli di stato superiori a due anni mentre si impone sempre con maggiore evidenza la necessità di investimenti in private equity e nel social housing.
Sperando che passi la nottata.

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