Iscrivere i familiari a carico

Scritto il alle 08:36 da clinguella@finanza

Al Fondo Pensione o ad altre forme di previdenza complementare si può iscrivere la moglie casalinga ed il figlio studente

La previdenza complementare nasce con lo scopo di integrare la pensione pubblica sensibilmente ridotta nei suoi importi medi a causa delle varie riforme che si sono susseguite, a partire dal 1995 quando ci fu la famosa riforma Dini. Molti lavoratori per salvaguardarsi vi hanno aderito e per tutelare maggiormente il futuro dei loro cari, in parecchi casi vi hanno iscritto anche questi.
La legge sulla previdenza complementare, per venire incontro alle future esigenze familiari, consente ad un lavoratore che è iscritto ad un Fondo pensione o ad un’altra forma di previdenza integrativa, di iscrivere anche la moglie ed i figli pagando i relativi contributi e usufruendo degli sgravi fiscali.
Questa possibilità è stata necessitata dal fallimento del fondo pensione per le casalinghe e dal fatto che i figli entrano nel mondo del lavoro molto tardi.
Il fondo pensione per le casalinghe, istituito nel 1997, non è mai decollato. D’altra parte pagando un contributo annuale di 12,91 euro, valido anche per l’iscrizione all’Inail, non ci si poteva aspettare miracoli. Ci sono stati vari tentativi di rilancio, che non hanno prodotto nessun effetto a causa della complessità dell’operazione, cui neppure il super attrezzato Superinps riesce a venirne a capo, Dal primo ottobre 2011, in base alla legge 111/2011, si può teoricamente utilizzare lo sconto offerto dai supermercati e dai grandi centri commerciali sui vari prodotti, trasformandoli in «buoni» contributivi. In sostanza, al posto dei bollini per avere lo spremiagrumi, la casalinga iscritta al Fondo Casalinghe, può decidere l’accredito automatico dello sconto sul suo conto pensione. A tutt’oggi non c’è niente di nuovo su questo fronte. Né migliore esito ha avuto il fondo complementare previsto sempre per le casalinghe.
Per i giovani, consapevole dell’allungamento dell’ età media di ingresso nel mondo del lavoro, il legislatore ha previsto la possibilità di far riscattare la laurea ancor prima di iniziare a lavorare, con pagamento a carico del genitore che avrebbe usufruito di sgravi fiscali.
Il contributo di riscatto si è rivelato molto oneroso, anche se rateizzabile in dieci anni e comunque non tutela coloro che non conseguono la laurea.
Di conseguenza l’unico strumento valido di tutela è quello offerto dalla previdenza complementare.
Requisito essenziale per beneficiare, è quello di essere fiscalmente a carico del lavoratore. Per esserlo occorre avere un reddito che non superi i 2.840,51 euro annui.

L’iscrizione dei familiari fiscalmente a carico ha fatto nascere una serie di questioni legate proprio alla dinamica della vita dei fondi e dell’evoluzione del rapporto di lavoro dell’aderente principale che può cambiare lavoro o andare in pensione, oppure dei familiari stessi il cui reddito può cambiare perché si inseriscono nel mercato del lavoro o altro. Le questioni aperte sono tante, ma le più rilevanti così si possono riassumere:
 continuare a usufruire di versamenti effettuati dall’aderente principale quando questo cessa di partecipare al Fondo;
 proseguire volontariamente la contribuzione al Fondo in caso di perdita della condizione di fiscalmente a carico e perché si trova lavoro e la eventuale nuova occupazione è presso un datore di lavoro non associato al Fondo;
 avere necessità di avere un’anticipazione o trasferire la posizione individuale presso un’altra forma di previdenza;
 richiedere il riscatto parziale o totale;
 richiedere il riscatto ex art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 252 del 2005, qualora l’aderente principale sia uscito dal Fondo o in caso di perdita della condizione di fiscalmente a carico;
 partecipare alle elezioni degli organi di amministrazione e controllo delle forme pensionistiche collettive.

Per dare un indirizzo uniforme, la Covip, con una nota del mese di novembre 2013, ha fornito una serie di precisazioni.
Prioritariamente, in merito alla prima questione, la Covip ha chiarito che la correlazione tra adesione del lavoratore e adesione del suo familiare a carico, sussiste nella fase iniziale e non comporta necessariamente la perdita dell’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico se successivamente venga meno quella dell’iscritto principale.
L’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico, una volta attivata, assume una propria e distinta autonomia.
Inoltre, al fine di favorire la gestione stabile e continuativa della posizione del soggetto fiscalmente a carico, si tende a consentire il mantenimento della sua posizione individuale anche in assenza di contribuzione e quando il lavoratore di riferimento cessa di partecipare al fondo.
In tal caso è da considerarsi possibile che l’iscritto principale, uscito dal fondo, continui a finanziare la posizione individuale del soggetto fiscalmente a carico, poiché questa possibilità non è proibita dalla legge.
Riguardo alla seconda questione, inerente alla possibilità di proseguire volontariamente la contribuzione al Fondo perché non si è più fiscalmente a carico e di eventuale nuova occupazione presso un datore di lavoro non associato al Fondo, ci possono essere diverse opzioni: in primo luogo la facoltà di mantenimento della posizione presso il Fondo, con o senza proseguimento della contribuzione individuale; oppure c’è la facoltà di trasferire la propria posizione al fondo chiuso o aperto relativo alla nuova attività di lavoro, o in alternativa, se sono decorsi almeno due anni di partecipazione, ad una forma pensionistica individuale (Pip).
Con riferimento alla terza questione, cioè se che gli iscritti fiscalmente a carico, in presenza dei requisiti di volta in volta previsti, possano chiedere anticipazioni o esercitare la facoltà di trasferimento della posizione, la risposta è affermativa. In caso di minorenni devono essere messe in campo le opportune cautele, come l’autorizzazione del giudice tutelare nel caso di anticipazione.
Ciò vale sia riguardo all’anticipazione per “ulteriori esigenze”, che non necessita di alcuna motivazione, sia rispetto alle causali specificamente individuate (spese sanitarie e acquisto o ristrutturazione della prima casa di abitazione).
Viceversa la predetta autorizzazione del giudice tutelare non è necessaria con riguardo al trasferimento della posizione individuale.
Per quanto attiene alla possibilità di esercitare il riscatto della posizione in base alle causali previste dall’art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 252/2005, si ricorda che essa fanno riferimento in prevalenza a situazioni di difficoltà lavorativa dell’aderente (inoccupazione, cassa integrazione, mobilità). Il legislatore nel disciplinare queste causali ha perciò inteso fare riferimento alla figura tipo dell’aderente lavoratore, status questo che può anche ricorrere per i soggetti fiscalmente a carico.
Non può infatti escludersi che il soggetto ex fiscalmente a carico perché divenuto lavoratore e che ha mantenuto l’iscrizione al Fondo, possa venire a trovarsi in una delle situazioni previste dall’art. 14, comma 2, lettere b) e c), perdita del lavoro, inabilità ecc, fermo restando, ovviamente, che per la soddisfazione delle relative richieste occorrerà verificare il ricorrere dei presupposti di volta in volta previsti.
Quanto alla possibilità per i soggetti fiscalmente a carico di chiedere il riscatto a seguito dell’uscita dal fondo dell’aderente principale, la stessa non è ammissibile, tenuto conto che, secondo le indicazioni fornite nel parere COVIP dell’aprile del 2009, come già detto, l’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico, una volta attivata, assume una propria e distinta autonomia.
In merito al riscatto dei fiscalmente a carico a seguito del venir meno della condizione di fiscalmente a carico, non è consentito farlo.
Riguardo alla questione, relativa alla possibilità che i familiari fiscalmente a carico di partecipare all’elezione degli organi collegiali dei fondi pensione negoziali, decidono i fondi pensione stessi, purché abbiano raggiunto la maggiore età.
I contributi versati dall’aderente principale e dai familiari fiscalmente a carico sono deducibili fino alla concorrenza del limite di 5164,57 euro complessivi.

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