Schengen: le pensioni non chiudono i confini

Scritto il alle 08:47 da clinguella@finanza

L’ECON Committee del Parlamento UE ha approvato il testo di revisione della direttiva  Iorp 2  per rilanciare l’economia europea mediante investimenti a lungo termine. La proposta riguarda anche i fondi pensione ed i piani pensionistici individuali. Le principali modifiche riguardano l’attività transfrontaliera, la banca depositaria, l’informativa agli aderenti e il risk assessment del fondo pensione.

La bozza direvisione della Direttiva iorp 2 è stata varata nelle sedi burocratiche. Ora si apre  la fase di  confronto tra le istituzioni comunitarie (Parlamento EU, Commissione UE e Consiglio UE) per raggiungere un ‘accordo sul testo definitivo, fase che si dovrebbe concludere per aprile.
Mentre quasi tutti gli Stati  dell’UE, sull’onda del drammatico problema degli immigrati stanno osteggiando l’applicazione degli accordi di Schengen, che prevedono la libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità, in controtendenza si lavora per il 2rafforzamento delle misure di protezione sociale per tutti, anche nel campo della previdenza complementare.

Con una visione lungimirante la Ue si appresta a varare la direttiva Iorp 2 perché è consapevole che nel lungo periodo muri e steccati non servono, ma serve invece una diffusa rete di protezione sociale di welfare.
All’ interno della UE i fondi pensionistici dovrebbero avere la possibilità di operare in tutti gli Stati membri, garantendo un elevato livello di protezione e sicurezza per gli aderenti e dei beneficiari . La direttiva pertanto stabilisce le procedure necessarie per svolgere attività fra i vari Stati. Occorre pertanto un’armonizzazione minima delle varie normative senza impedire agli Stati membri di mantenere o introdurre ulteriori disposizioni migliorative per gli aderenti ed i beneficiari, a condizione che tali disposizioni siano compatibili con gli obblighi di carattere generale della normativa dell’Unione. La direttiva non riguarda le questioni di welfare nazionale, del lavoro, del fisco, e il diritto alla contrattazione, né l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche negli Stati membri, ma le norme in materia di previdenza complementare. Per agevolare la mobilità dei lavoratori tra gli Stati, occorre a specifiche campagne informative, foccorre acilitare lo sviluppo di prodotti previdenziali nuovi e innovativi  che mirano a garantire regole di quiescenza adeguate per tutti.
Il modo in cui sono organizzati e regolati i fondi pensionistici aziendali o di categoria, varia notevolmente tra Stato e Stato.. Non è opportuno, né realistico pensare di istituire un modello unico che valga per tutti. La Commissione e l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) (EIOPA),  nel determinare l’organizzazione dei fondi pensionistici aziendali o professionali, devono tener conto delle diverse situazioni degli Stati membri senza pregiudicare i diritti acquisiti,.
Nel concreto se un lavoratore italiano per esempio, iscritto ad una forma di previdenza complementare, sia esso un fondo chiuso di categoria ( professionale) oppure un fondo aperto, la forma più diffusa di quello aziendale oppure abbia un Pip, cioè un contratto di assicurazione, dall’Italia va a lavorare in Inghilterra nello stesso ramo professionale o in un altro, che succede? A quale legislazione deve rispondere, a quella italiana o a quella del paese che lo ospita e se a quello del paese ospitante, se ritorna in Italia, che succede? Come si vede i problemi sono molteplici e dalla loro soluzione dipendono un sacco di cose.
La direttiva 2003/41 / CE ha rappresentato un primo passo legislativo sulla via di una normativa omogenea degli schemi pensionistici aziendali e professionali di categoria. La realizzazione di un mercato interno delle forme di previdenza complementari è cruciale per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro e per affrontare la sfida di una società europea che invecchia. Rimane importante un’adeguata regolamentazione e vigilanza sia a livello nazionale che dell’Unione per lo sviluppo dei regimi pensionistici integrativi. Gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione l’obiettivo di garantire l’equilibrio intergenerazionale dei regimi pensionistici, puntando ad una diffusione equa dei rischi e dei benefici tra le generazioni, adottando le misure necessarie per migliorare ulteriormente la tutela del risparmio della pensione complementare. Gli attuali crolli dei mercati finanziari rendono il problema di una attualità imprescindibile. Anche perché i sistemi di sicurezza sociale pubblici ridurranno sempre di più le loro prestazioni. Questo vuol dire che i cittadini dovranno sempre più fare affidamento sulle pensioni complementari per integrare la pensione. Le forme di previdenza complementare svolgono altresì un ruolo importante nel finanziamento a lungo termine dell’economia dell’Unione.

In considerazione degli andamenti demografici nell’Unione e la situazione per quanto riguarda i bilanci nazionali, la previdenza integrativa costituisce una preziosa aggiunta al sistema pensionistico di previdenza sociale pubblico, ma non può sostituirlo.
Gli Stati membri dovrebbero garantire la protezione sociale dei lavoratori fornendo pensioni pubbliche sufficienti a mantenere un livello di vita dignitoso e al riparo dalla povertà vecchiaia e promuovendo forme pensionistiche complementari legati ai contratti di lavoro come una copertura aggiuntiva.
La direttiva rispetta e osserva i principi riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare, il diritto alla protezione dei dati personali, la libertà d’impresa, il diritto di proprietà, il diritto di contrattazione collettiva e attività di azione e il diritto di un elevato livello di protezione, in particolare garantendo un più elevato livello di trasparenza di simulazione della pensione, nonché facilitare l’attività transfrontaliera dei fondi pensione, ma bisogna riconoscere che tale attività è stato limitata a causa delle restrizioni delle normative nazionali e altri ostacoli che impediscono il corretto funzionamento del mercato interno.
Per migliorare il funzionamento del mercato interno nel settore della previdenza integrativa, è importante semplificare le procedure che consentano di svolgere attività fra i vari Stati eliminando gli intoppi burocratici.
Gli Stati  viceversa devono migliorare la protezione dei diritti pensionistici dei lavoratori temporaneamente inviati a lavorare in un altro Stato membro.
In conformità con il principio di sussidiarietà, gli Stati devono mantenere la piena responsabilità per l’organizzazione dei loro sistemi pensionistici, nonché per la definizione del ruolo di ciascuno dei tre “pilastri” del sistema previdenziale nei singoli Stati membri. Nel contesto del secondo pilastro, essi dovrebbero inoltre conservare la piena responsabilità per il ruolo e le funzioni dei vari enti che offrono prestazioni pensionistiche aziendali o professionali, come i fondi pensione di categoria, i fondi pensione aziendali e le società di assicurazione sulla vita.

Dal momento che le istituzioni di previdenza complementare hanno lo scopo di garantire la sicurezza finanziaria durante il pensionamento, le prestazioni di vecchiaia versate dai fondi i devono provvedere al pagamento di una pensione vitalizia, o pagamenti per un periodo temporaneo, o il pagamento di una somma una tantum, o qualsiasi combinazione loro a libera scelta dei beneficiari, come pure è importante garantire che le persone anziane e disabili non siano soggetti al rischio della povertà e possano godere di un livello di vita decoroso.

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