Un indicatore per la complementare: i tassi di sostituzione

Scritto il alle 08:31 da clinguella@finanza

Per capire se è utile o indispensabile iscriversi ad una forma di previdenza complementare, bisogna guardare al proprio tasso di sostituzione. Sui siti web dei fondi pensione e delle assicurazioni ci sono molti motori di simulazione. Forse è calcolabile anche dall’App Inps “La mia pensione”.

Uno studio interessante in tal senso si rinviene nel terzo rapporto sulla spesa previdenziale presentato lo scorso 17 febbraio 2016 nel Salone della Regina della Camera dei Deputati. Per verificare l’adeguatezza delle pensioni occorre conoscere i “tassi di sostituzione” cioè quanto si dà ai lavoratori in quiescenza a fronte dei contributi versati.   I tassi di sostituzione possono essere espressi in valori lordi e netti; i tassi lordi sono definiti come il rapporto fra l’importo annuo al lordo delle tasse della prima rata di pensione e quello dell’ultima retribuzione (o reddito da lavoro per gli autonomi) anch’essa al lordo di contributi e tasse ed esprimono quindi la variazione del reddito lordo del lavoratore nel passaggio dalla fase attiva a quella di quiescenza; i tassi di sostituzione netti vengono calcolati esprimendo sia la pensione che la retribuzione al netto del prelievo fiscale e sono un indicatore immediati della prestazione poiché misurano il reddito disponibile dopo il pensionamento. I tassi di sostituzione netti sono superiori a quelli lordi, per via della doppia progressività dell’imposta sul reddito personale e del fatto che l’aliquota contributiva Inps grava sulla retribuzione e non sulla pensione.
I lavoratori dipendenti e a quelli autonomi presentano due tassi di sostituzione differenti per via della diversa aliquota di versamento Inps (33%, nel primo caso e 24%, a decorrere dal 2018, nel secondo) che incide sul calcolo della pensione lorda e netta.
Dal 2019 si andrà in pensione di vecchiaia non prima dei 67 anni di età, a prescindere dal tipo di calcolo (misto o contributivo), dal genere dei lavoratori (uomini e donne) e dalla tipologia d’impiego (dipendenti, parasubordinati, autonomi) tenendo conto del requisito di età che viene adeguato all’incremento della speranza di vita attesa ( ad oggi sono previsti in crescita costante al ritmo di circa 2 mesi a biennio). Poi bisogna tener conto degli effetti della revisione dei coefficienti di trasformazione.

Tassi di sostituzione netti della previdenza obbligatoria – lavoratori dipendenti

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Tasso di sostituzione netto % pensione di vecchiaia per età
Anzianità contributiva: 38 anni
2010    2020     2030     2040     2050      2060
83,2      78,3      77,6      71,3     72,5        72,9

Fonte Ragioneria Generale dello Stato 2015

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Dalle simulazioni del Rapporto emerge che i tassi di sostituzione netti sono tendenzialmente più generosi per le nuove generazioni rispetto a quelle più anziane. E’ indubbiamente uno dei risultati più interessanti e in controtendenza all’ormai radicata opinione comune, soprattutto dei più giovani, secondo cui la pensione sarà poca cosa. Tuttavia, bisogna ricordare che l’incremento dei tassi di sostituzione non è altro che il frutto dell’aumento costante dell’età pensionabile e del correlato aumento del montante contributivo per effetto degli anni di permanenza in attività in più. Di fatto, se la generazione del 1960 potrà accedere alla pensione di vecchiaia con 68 anni di età, quella del 1990 ne dovrà aver compiuti quasi 71 per ottenere un tasso di sostituzione più premiante ma a scapito della maggiore permanenza al lavoro.
Per i lavoratori dipendenti si va dal 70,3% all’81,6% per le generazioni che stanno entrando ora nel mondo del lavoro, con un minimo del 59,7% per carriere importanti (+3% reale di incremento della retribuzione annua). I lavoratori autonomi, per i quali è previsto un graduale aumento dell’aliquota contributiva totalmente a loro carico, con ovvii riflessi sui tassi di sostituzione, registrano un lieve incremento e potranno contare su una pensione che va dal 63,9% al 75,4% dell’ultimo reddito da lavoro. L’incremento dei tassi di sostituzione per i nati a partire dal 1972 e che hanno iniziato a contribuire dal primo gennaio 1996 (i c.d. “contributivi puri”) deriva dall’applicazione del sistema di calcolo contributivo, il quale premia moltissimo il requisito d’età in virtù dei più favorevoli coefficienti di trasformazione applicati. “ ( 3° Rapporto Itinerari Previdenziali).”
Sembrano buoni tassi di sostituzione e lo sono, ma bisogna altresì sapere che sono calcolati considerando uno sviluppo del PIL reale dell’1,57%, un’inflazione del 2% e una crescita delle retribuzioni individuali reali dell’1,51%, parametri difficilmente ottenibili nei prossimi anni. Inoltre vale la pena ricordare che il tasso di sostituzione per definizione dipende dal reddito da attivo; ciò significa che si può avere l’81,6% di tasso di sostituzione, ma se la retribuzione è di 1.000 € netti al mese per 13 mensilità, si otterrà una pensione di 816 € netti/mese per 13 mesi, 1,8 volte l’importo dell’Assegno Sociale (valore provvisorio per il 2015: 448,52 euro).
Più alta è la crescita delle retribuzioni e minore sarà il tasso di sostituzione (pur potendo ottenendo un valore assoluto di pensione superiore; per carriere con dinamica individuale annua pari al 3% oltre i prezzi, il tasso di sostituzione si riduce di quasi 15 punti percentuali.
Il PIL: nel sistema di calcolo contributivo, la capitalizzazione dei contributi versati, quindi la redditività degli stessi, avviene sulla base della media quinquennale del PIL nominale. Dall’andamento del PIL dipende in misura rilevante l’ammontare della pensione. Già ora la legge è dovuta intervenire per evitare che per effetto dell’andamento negativo del Pil i montanti individuali si abbassassero facendo perdere qualche punto di tasso di sostituzione.
Questo è lo scenario, senza contare che ci potrebbero essere sempre interventi riduttivi sulle norme pensionistiche e gli indicatori devono essere costantemente monitorati. Con un tasso di sostituzione dell’80% di può vivere adeguatamente. Ma con il 60% già bisogna esplorare altri scenari di risparmio previdenziale per la propria vecchiaia.

 

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