Boeri rassicura sulla solidità dell’Inps

Scritto il alle 08:42 da [email protected]

Le pensioni saranno riguardate e modificate con la legge di stabilità 2017. In sostanza per le  famose flessibilità in uscita se ne parlerà l’anno prossimo. Intanto il decreto mille proroghe convertito il legge l’altro giorno con la fiducia ( ormai le leggi si approvano solo con la fiducia) estende la facoltà di chiedere il part time ai lavoratori prossimi alla pensione ai dipendenti delle poste e delle ferrovie, ma non ai dipendenti pubblici, perpetuando ulteriormente una discriminazione ingiusta che trova abbastanza consensi nell’opinione pubblica, ma viola il principio di eguaglianza su cui teoricamente poi tutti siamo d’accordo. Ma mentre sulla previdenza le nubi non si diradano, si addensano invece sull’istituto che le pensioni le paga.
Il bilancio di previsione non è proprio tranquillizzante. Si prevede un forte disavanzo e contributi nuovi non ne arrivano. Essendo quello italiano un sistema a ripartizione questo preoccupa non poco sulla tenuta del sistema. Il metodo a ripartizione vigente in Italia, sia che la pensione si calcola col retributivo o con il contributivo, è quello in base al quale i contributi che si raccolgono si spendono subito per pagare le pensioni. Quindi occorre una ripresa dell’economia in grado di sviluppare veramente l’occupazione che a sua volta alimenta i contributi nelle casse previdenziali. Un circolo virtuoso che diventa negativo quando l’economia non decolla come si vorrebbe.
Proprio per capire come stanno le cose il giorno 25 febbraio 2016 il presidente dell’Inps Tito Boeri è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare bicamerale di vigilanza sugli enti di previdenza ed assistenza. Boeri ha parlato fondamentalmente di alcuni punti fondamentali:
– la solidità dell’Inps
– la necessità di avere maggiore forza lavoro
– il processo di riorganizzazione appena varato
– la necessità di una nuova governance.

Sulla solidità dell’Inps, Boeri ha dichiarato che i cittadini non devono avere nulla da temere dal disavanzo previsto per il 2016. «Anche se l’Inps fallisse, e non sta avvenendo – ha spiegato – i cittadini continueranno ad avere le loro prestazioni e le loro pensioni». Queste infatti sono erogate su base di leggi. Il maggior disavanzo dipende da una precisa volontà di fare un’operazione di trasparenza facendo un accantonamento maggiore al fondo svalutazione crediti che ha portato automaticamente all’aumento del disavanzo. Nel passato si agiva diversamente, ma ora è meglio che si sappiano subito come stanno le cose.
A fianco di queste preoccupazioni c’è quello del blocco delle assunzioni.
Con blocco turn over uffici non reggono più «Abbiamo chiesto misure urgenti con la scorsa legge di stabilità, stiamo perdendo 100 persone al mese – sottolinea Boeri. Con nuove assunzioni  potremmo fare risparmi anche più significativi di quelli richiesti» La carenza del personale rallenta la produttività del 30% ed aumenta le giacenze al 60% con gravi ritardi sull’erogazione delle prestazioni.
Con il nuovo modello organizzativo che riduce le direzioni centrali da 48 a 10 si pensa di portare a compimento il processo di integrazione fra le varie anime dell’Istituto: Inps doc, Inpdap, Enpals, Ipost, processo che non avrà interruzione per l’autosospensione del direttore generale. Come ha ammesso lo steso presidente, l’integrazione non è mai avvenuta, ora si stanno muovendo i primi passi.

Il nuovo modello riorganizzativo è accettabile nelle linee generali ma poi bisogna leggere bene le carte e vedere come si realizza. Non bisogna mai dimenticare che “un cammello non è altro che un cavallo disegnato da un gruppo di esperti”. Per esempio circola l’idea, non so se vera che per quanto riguarda il Lazio ci sarebbe un’area metropolitana che riguarda Roma e l’annessa ex provincia e un direzione regionale per le rimanenti 4 province. Immagino già da ora le duplicazioni, i conflitti di interessi ( quelli legittimi) e di competenza, le duplicazioni, le conferenze di servizi eccetera. Certo se poi si valuta che a Roma c’è il maggior addensamento dei pubblici dipendenti gestiti dall’ex Inpdap una soluzione va trovata, ma quella prospettata sicuramente non è quella ottimale.

Ad di là delle valutazioni politiche sulla necessità o congruenza dell’operazione di soppressione dell’Inpdap, si è poi registrato un atteggiamento poco ricettivo da parte dell’Inps verso i nuovi venuti. I posti di comando, ma a cascata fin a quelli di usciere, sono appannaggio degli Inps doc, salvo le ordinarie eccezioni. Ora il nuovo modello organizzativo dovrebbe ridistribuire la dirigenza in base alle capacità a competenze, staremo a vedere.
Smentendo le dicerie che la riorganizzazione archivia definitivamente il varo di una nuova governance, Boeri si è detto favorevole perchè bisogna «ridurre il potere di cui dispongo da presidente dell’Inps». Tuttavia  ma non sembra riproporre il modello duale che dovrebbe essere confermato, opportunamente rafforzato per meglio governare l’Inps. In effetti questo modello basato su un Consiglio di Indirizzo e Vigilanza da una parte ed il Presidente dall’altra, ha mostrato tutti i suoi limiti. Boeri vuole  un cda, di una cabina di regia di natura diversa.

Questi  nodi  vanno sciolti abbastanza rapidamente. Se non si pone rimedio con urgenza, si mette in grave difficoltà la funzionalità dell’ente, funzionalità ed efficienza di cui si fa ancora  vanto nel panorama a volte obsoleto della burocrazia italiana.

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