Una soluzione scombinata sui prepensionamenti

Scritto il alle 08:52 da clinguella@finanza

Sulla flessibilità in uscita sembra sentire riecheggiare il vecchio proverbio borbonico: “FACIMMO AMMUINA” quando per ostentare un’attività frenetica i capimastri ordinavano alle maestranze di muoversi velocemente pur senza far niente. Quelli che stavano sopra dovevano scendere giù, quelli che stavano a destra andavano a sinistra e viceversa. E’ lo scenario che si sta vivendo sulla riforma delle pensioni o meglio su un suo singolo segmento relativo alla flessibilità in uscita, cioè alla possibilità di poter andare in pensione prima dei 67 anni e svariati mesi (con la diminuzione della speranza di vita la riduzione potrebbe essere automatica e così si toglie il disturbo).
Non si conosce ancora il numero di coloro che hanno scelto il part time pensionistico trovandosi a tre anni dalla pensione. E’ troppo presto, ma i segnali non indicano una corsa all’utilizzo di questo strumento anche se non comporta nessuna penalizzazione, anzi c’è il vantaggio di lavorare di meno e guadagnare sempre lo stesso. Figuriamoci sulla ventilata penalizzazione che si sta studiando ora. L’incartamento è stato tolto dalle mani di Poletti, Baretta, Damiano e Boeri ed affidato direttamente a Tommaso Nannicini, nientepocodimenoche sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Chi va in pensione prima dell’età prevista,  non si prende la pensione calcolata sul maturato  riferito al montante accumulato e all’età, ma questa dovrà subire un’ ulteriore penalizzazione. Quella proposta da Damiano/Baretta era del 2% per ogni anno di anticipo. Ora invece si pensa ad una penalizzazione riferita  del reddito posseduto.

Poi chi va in pensione fino a 3 anni prima c’è una suddivisione di fattispecie:
a – lavoratore che si è stufato e basta
b – lavoratore che ha perso il lavoro
c – lavoratore di un’azienda in ristrutturazione.
L’intervento pubblico sarebbe assicurato nella seconda fattispecie, per le altre due ci sarebbe il famoso prestito previdenziale, anticipato dalle banche o società di assicurazioni. e poi rimborsato tanto al mese.

Un’ipotesi che gli interessati assolutamente non ne vogliono sapere.
Ma questa “pensata” è contenuta nella risoluzione al Def votata ieri in Parlamento, dove si fa riferimento a “penalizzazioni ragionevoli” per la flessibilità sull’età di accesso alla pensione. Ed emerge un’altra novità, quella di effettuare il taglio non sull’intero ammontare della pensione, ma solo sulla parte retributiva. Cioè solo sui pensionati con il calcolo misto perchè la quota contributiva prevede in sè una penalizzazione legata all’età di pensionamento. Questo sarebbenel mare magnum delle pessime notizie un a notizia positiva, perchè la decurtazione sarebbe ridotta, potrebbe essere addirittura inferiore al 2% annua prevista.

Per il rafforzamento delle pensioni minime se ne parlerà nel 2018, alla vigilia delle elezioni. Entro maggio si conoscerà l’ipotesi governativa definitiva che comunque sarà inserita nella legge di stabilità 2017, L’operazione costerebbe solo un miliardo, molto meno dunque dei 5-7 miliardi di cui si diceva sarebbero stati nnecessari per realizzare le proposte di prepensionamento fatte da Daminano. La previsione governativa è più vicina, invece, agli 1,4 miliardi previsti dall’Inps nel documento “Non per cassa ma per equità” dell’anno passato. In esso si ipotizzava un’uscita anticipata per circa 30mila persone l’anno in fase di prima applicazione.
Naturalmente poichè tutto questo ha sapoire di aria fritta, il governo sta studiando l’opzione del rilancio della previdenza complementare. Come pensa di farlo non si sa. Le dicerie ed i gossip in proposito sono tante ma finora il disegno di legge sulla concorrenza, portato all’esame del Parlamento più di un anno fa, che contiene le prime misure sui fondi pensione, ancora non vede la luce.
Intanto per dare un segnale, se veramente è intenzionato al rilancio del secondo pilastro,  il governo potrebbe ridurre la tassazione sui rendimenti finanziari dei fondi pensione riportando l’aliquota innalzata al 20%, a quella originaria dell’11%, oppure se ciò dovesse essere giudicato troppo oneroso, equipararla a quella sulla rivalutazione del tfr che è del 17%, mantenendo in questo caso il beneficio del credito di imposta attualmente previsto per chi investe in infrastrutture.

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 30 aprile 2016 at 12:43

Io invece penso che lo stato debba smetterla di finanziarla e cominci a utilizzare i suoi soldi per costruire il futuro…

Articoli dal Network
Mi verrebbe da dire che il sistema si sta muovendo in modo quasi spudorato. Proprio perché tutt
L'immagine qui sopra ormai ci accompagna dal lontano giugno 2011, un'immagine che vale più di m
Ftse Mib. L'indice si porta leggermente sopra il livello chiave dei 17.659 punti, ostacolo che nell
E certo, le leggende metropolitane continuano a circolare, stai attento Ragazzo, non investire n
E certo, le leggende metropolitane continuano a circolare, stai attento Ragazzo, non investire n
Su tutti i sottostanti sensibile diminuzione dei future ed aumento della componente put a sostegno d
Forse sono veramente poche le certezze che possiamo avere in questo contesto di mercato. Ma una
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
Ftse Mib. Oggi cauto dopo aver solo sfiorato ieri la resistenza collocata a 17.659 punti, livello ch
Nelle ultime due giornate di borsa Sp è stato l'unico sottostante a rientrare nell'area di indiffer