2 giugno 1946 con la Repubblica nasce anche il welfare

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Il 2 giugno 1946 gli italiani votarono il referendum popolare per decidere tra repubblica e monarchia.

Il 54,3% degli elettori scelse la repubblica, con un margine di appena 2 milioni di voti, decretando la fine della monarchia e l’esilio dei Savoia. Il processo che portò al successo della repubblica fu lungo e travagliato. A 70 anni di distanza lo spirito e le aspettative si sono un po’ appannate. I principi fondanti sono però ancora validi, ma si vuole stravolgerla con la scusa di rimodernarla. Centrale rimane come principio della tutela del lavoro, anche se nei fatti… Come corollario c’è la tutela dello Stato Sociale, il nostro Welfare.
Principali articoli sono quelli dal 36 al 38. Per le pensioni l’articolo 38 è quello che Secondo maggiormente senza il passaggio della tutela da una graziosa concessione, ad un diritto soggettivo.
Ritengo doveroso riproporre nella sua interezza l’articolo 38:
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.
Secondo questo articolo che parte dalla tutela dei più deboli e meno fortunati, lo Stato si fa carico dell’assistenza sociale, cioè di adottare misure che servono a garantire un adeguato tenore di vita anche a chi non è titolare di un reddito e non può lavorare perchè inabile al lavoro. Queste misure si sostanziano, tra gli altri, in corresponsione di pensioni o in agevolazioni per la fruizione di servizi. Anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea si occupa di “sicurezza sociale e assistenza sociale” all’art. 34.
Il secondo comma si occupa della previdenza sociale che, a differenza dell’assistenza di cui al primo comma, riguarda i lavoratori, dipendenti ed autonomi. Consiste  in prestazioni economiche e sanitarie per tutelare, oltre che dai rischi lavorativi quali gli infortuni, l’invalidità, le malattie, la maternità, la disoccupazione, ecc., da quegli eventi naturali quali la vecchiaia. La previdenza sociale è obbligatoria e grava in parte sullo Stato, in parte sui datori di lavoro, in parte sui lavoratori medesimi. A fianco a questa previdenza obbligatoria, per garantire l’adeguatezza degli assegni pensionistici, c’è una previdenza volontaria finanziata esclusivamente dalle parti, cioè senza l’intervento delo Stato che è   la previdenza complementare.I padri costituenti non ipotizzarono la previdenza complementare convinti che la collettività avrebbe fatto fronte a tutti i bisogni sociali. Purtroppo al momento la realtà ci dice che non è così. La previdenza integrativa è uno strumento aggiuntivo, che deve rimanere fondato su una libera scelta.

Lo scopo della previdenza sociale è quello di consentire al soggetto una vita dignitosa libera dal bisogno economico. Nel tempo, peraltro, si sono susseguite numerose disposizioni di legge volte a limitare o condizionare il diritto a queste forme di tutela e tali interventi sono stati giustificati con la necessità di contemperare questo diritto con le sempre più ridotte risorse finanziarie.
La particolare situazione di svantaggio in cui versano inabili e minorati comporta che ad essi è costituzionalmente attribuito il diritto all’avviamento professionale. In esecuzione di ciò il legislatore ha emanato la l. 23 marzo 1999, n. 68, attuata con D.P.R. 10 ottobre 2000, n. 333 con i quali, in particolare, ha stabilito che ogni datore di lavoro è tenuto ad assumere lavoratori affetti da disabilità (in misura variabile a seconda dei dipendenti che l’azienda impiega). A livello comunitario l’art. 26 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea disciplina l’inserimento dei disabili, oltre che nel mondo del lavoro, nella società e nella vita comunitaria.
Gli istituti più rilevanti di cui l’ordinamento si è dotato sono l’INPS, che gestisce la tutela previdenziale degli occupati e l’INAIL che, invece, riguarda  il settore dell’infortunistica sul lavoro.
Tra le forme assistenza cociali  private che sono state introdotte dal 1948 in poi, vi sono le associazioni di volontariato, cooperative ed istituti di patronato ed assistenza. Negli ultimi anni, sempre a causa della scarsità delle risorse dello Stato, l’importanza dell’assistenza privata è aumentata.

“L’art. 38 Cost. ha superato le concezioni mutualistiche, espressione nel passato di un rapporto limitato alla cerchia dei soli lavoratori, per introdurre nell’ordinamento costituzionale una concezione più ampia della sicurezza sociale, quale compito della collettività diretto alla liberazione dal bisogno di tutti i cittadini aprendo verso un ulteriore, effettivo progresso dello Stato sociale.” Così il Presidente della Suprema Corte Francesco Saja il 7 febbraio 1989.
Purtroppo queste parole sono state poco profetiche, perché oggi si va versi una restrizione delle tutele sociali. E già si è fortunati  solo per il sempliceche l’art 38 non venga modificato, anche se sicuramente qualche “illuminato” professore vi avrà pensato.

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