Appigliandosi all’Ape, Boeri difende la sua riforma

Scritto il alle 08:38 da clinguella@finanza
Boeri, Pietro Iocca Civ Inps e Poletti

Boeri, Pietro Iocca Civ Inps e Poletti

Il 29 settembre scorso il presidente dell’Inps Tito Boeri è stato audito dalla Commissione bicamerale di vigilanza sugli enti di previdenza.
Prima di lui la Commissione ha ascoltato Pietro Iocca, il presidente Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’istituto (Civ) che ha presentato un ricorso al Tar contro la riforma Boeri: «Se il presidente Boeri ritira, riforma o corregge le violazioni di legge siamo pronti a ritirare il ricorso» ha detto Iocca, spiegando che della seconda riforma Inps di Boeri, (la prima era stata presentata a febbraio del corrente anno), ne sono venuti a conoscenza a cose fatte, senza che fosse stato preliminarmente inoltrata al Civ per i prescritti pareri . Il Civ ne è venuto a conoscenza quasi causalmente «Ne abbiamo avuto comunicazione – ha continuato Iocca  – perché allegato al parere dei revisori». Secondo Iocca «se si asciugano le competenze di Civ, Direttore generale e Collegio dei sindaci alla fine si asciuga anche la democrazia e resta un uomo solo al comando».
Per dare un esempio della veridicità di quest’affermazione, basta andare a guardare il sito web Inps, quello vecchio e quello nuovo, si trova l’audizione di Boeri, ma non vi è traccia alcuna di quella di Iocca. L’ufficio stampa Inps è sostanzialmente del presidente e raramente la comunicazione si interessa con qualche comunicato stampa del Civ. Ciò avviene in genere in due occasioni: alla presentazione del bilancio sociale e all’approvazione del bilancio Inps, preventivo e consuntivo.
Il giorno prima, quello del rendez vous governo sindacati sulle pensioni, dove le proposte di Boeri aleggiavano come convitato di pietra, il presidente era a Napoli ad inaugurare la sede Inps di via de Gasperi. In quell’occasione nel suo intervento ha affermato che  l’Inps dovrebbe diventare un istituto di protezione sociale.

All’audizIone Boeri ha spiegato i “perché” della sua riforma
Essa permetterà di conseguire ulteriori economie di scala rese possibili dall’accorpamento nell’Inps della gestione dei lavoratori pubblici (Inpdap) e dello spettacolo (Enpals), realizzando già a partire dal prossimo anno i seguenti obiettivi:
a. Tempi più brevi di pagamento della prima pensione e uguali fra gestioni diverse: i lavoratori pubblici e privati devono essere trattati tutti allo stesso modo.
b. Contenimento rilevante dei tempi di lavorazione delle domande di: supplementi, ricostituzioni, ricongiunzioni, totalizzazioni, trasferimento della contribuzione e invalidità.
c. Progressivo allineamento di tutte le sedi ai tempi medi più brevi nella erogazione delle altre prestazioni.
d. Incremento significativo del numero di punti INPS presso i Comuni e degli “sportelli unici” in cui al singolo utente viene fornita l’intera gamma dei servizi Inps.
e. Rilevante crescita del numero di servizi offerti on line con personalizzazione del rapporto con gli utenti (accesso via MyINPS e superamento della soglia di 20 milioni di SPID-PIN Inps) che attualmente non funziona e che sarà a pagamento.
f. Possibilità per tutti i contribuenti INPS di ricostruire la propria posizione assicurativa e simulare la pensione futura nell’ambito del programma “la mia pensione”. Invio a tutti gli utenti senza PIN-SPID della busta arancione che costerà un botto in francobolli. La spesa prevista sarebbe di 150 milioni di euro.
g. Aumento significativo della quota di nuove erogazioni di ammortizzatori sociali con intervento in automatico, non appena si materializza la perdita del posto di lavoro, senza necessariamente la presentazione di una domanda da parte dell’interessato.

Ma soprattutto nelle intenzioni del proponente la riforma accresce le funzioni di governo e di regia dei processi, semplificando e più che dimezzando il numero delle direzioni centrali a Roma nell’ambito di una struttura organizzativa piatta.
La riforma organizzativa si regge su tre pilastri:
1. unifica la struttura dell’istituto e i processi di erogazione dei servizi dopo l’incorporazione di Inpdap ed Enpals, rendendo la macchina Inps al contempo più efficiente e più vicina ai cittadini a condizione che non si servano del Call Centere, ma possono parlare anche telefonicamente con un operatore di qualsiasi sede, senza dover digitare cancelletto e tasti vari;

2. migliora la selezione della classe dirigente dell’Inps, permettendo così la valorizzazione delle professionalità già presenti nell’istituto e facilitando l’inserimento di giovani laureati dopo quasi 15 anni di blocco di turnover; meno generali e più presenza sul territorio;

3. stabilisce un giusto equilibrio nel rapporto con le rappresentanze dei portatori di interesse, valorizzandone il ruolo di indirizzo strategico, controllo e monitoraggio e riducendone l’interferenza con la gestione dell’istituto. Cioè stabilisce come si deve comportare il Civ

Oggi abbiamo un assetto dell’Inps con 48 posizioni dirigenziali,  è sempre Boeri che parla,  di cui 33 sono a livello centrale e 15 nel territorio. E’ il frutto della sommatoria fra le posizioni apicali di Inps, Inpdap ed Enpals presenti prima della fusione fra i tre istituti. “Troppi dirigenti centrali con forti sovrapposizioni di competenze sono costosi non solo per via del loro monte salari, ma anche e soprattutto perché le sovrapposizioni allungano a dismisura i processi decisionali e quindi scaricano sugli utenti costi, in termini di tempi d’attesa, per la fornitura di nuovi servizi. Organizzazioni fortemente segmentate con responsabilità che si sovrappongono tra di loro portano con sé inevitabilmente dei ritardi. E’ praticamente impossibile per un Direttore Generale coordinare 48 dirigenti generali.
Boeri ad un certo punto ribadisce che “la nuova struttura organizzativa crea demarcazioni di competenze molto meglio definite del precedente ordinamento, ….”

In questa frase si il nodo di contrapposizione dei vari soggetti in campo: Ministero del lavoro, Mef, Civ, Collegio dei Sindaci e in ultimo il malcapitato direttore generale che forse rimpiange di aver ceduto alle lusinghe e lasciato il più confortevole posto di capo del personale dell’Enel  e della cui questione personale con la magistratura non si sa ancora niente: la sfera delle competenze.
Uno dei nodi più paralizzanti della pubblica amministrazione è proprio quella della definizione delle sfere di competenze. In una qualsiasi questione  che coinvolgono più  soggetti, tutti i poteri che si ritengono esclusi per un motivo qualsasi, come minimo invocano lo “straripamento dei poteri” se non l'”abuso di poteri”. Anche le competenze che sembrano le più definite, come le “competenze territoriali” non sono prive di conflitti. In base a quest’assunto, quello delle specifiche competenze,  Boeri avrebbe dovuto illustrare le sue idee che poi non sono peregrine, fra l’altro,  nei convegni, seminari e tavole rotonde che in Italia non mancano mai e  che però poche volte orientano i poteri decidenti.
Per rendere più accattivante la sua riforma di fronte all’opinione pubblicala, Boeri cala l’asso vincente: i risparmi, carta che oggi fa aggio su tutto. A regime si dovrebbero risparmiare qualcosa come circa 8 milioni, tra costi diretti e indiretti delle diverse direzioni rimosse. Risparmi finalizzati all’assunzione di 900 giovani laureati. Come si fa a dire no, perché obiettivamente le assunzioni servono: riversano nell’istituto energie fresche oltrettutto prive di ascendenze, cioè privi di DNA ex inps, ex INPDAP eccetera. Poi essendo un ente pubblico, si darebbe un’occupazione stabile a tempo indeterminato ai giovani sottraendoli ai voucher.
Infine c’è il richiamo alla governance. Poichè né il governo né il Parlamento si decidono a vararla, lo fa Boeri precisando in ultimo che “La gestione richiede scelte rapide nell’adattare l’Inps ai sempre nuovi compiti che le vengono affidati dal legislatore.” Il riferimento è all’Ape e alla gestione del prestito previdenziale. Come a dire se non mi state a sentire poi non ve la prendete con me per le disfunzioni che si potrebbero creare!

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