Il ddl del bilancio 2017, nuove agevolazioni sulla complementare e l’Ape

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Se il testo del ddl di bilancio rimane quello presentato alla Camera, è prudente aspettare il poi che verrà approvato, si colgono ulteriori aspetti di munificenza elergitivi in campo previdenziale. Addirittura non  si dimentica la previdenza complementare, sia come l’inserimento di un nuovo sprone per gli investimenti sul nostro mercato, sia in favore dei lavoratori che vi sono iscritti. Rispetto a questi ultimi, la norma presentata prevede che i contributi ai fondi pensione derivanti dalla trasformazione di premi di produttività aziendale non solo sono esenti da tassazione e da contribuzione sociale ma non concorrono neanche al raggiungimento del plafond di deducibilità fiscale sia della previdenza complementare sia della sanità integrativa. Questo vuol dire che se un lavoratore dipendente raggiunto il limite dei 5.164,57 euro annui con i propri contributi e del suo datore di lavoro, l’ulteriore contribuzione (e solo quella) derivante dalla trasformazione del premio di produttività aziendale continua ad essere esente. Nel caso della previdenza complementare, poi, questa contribuzione derivante dal premio non entra neanche nella base imponibile della prestazione pensionistica.
Il comma 7 dell’ articolo. 25 del disegno di legge, riguarda l’Ape contrattuale: il datore di lavoro o i fondi bilaterali possono versare un contributo “super” aggiuntivo in misura tale da determinare un aumento della pensione mensile in grado di compensare in tutto o in parte la rata di ammortamento del prestito previdenziale..
Il comma 12, invece, prevede che l’Ape volontaria non costituisce reddito e che per la metà degli oneri per interessi e premio assicurativo per il finanziamento del prestito è riconosciuto un credito d’imposta che l’Inps applica ratealmemte a partire dal momento in cui viene messa in pagamento la pensione. il credito d’imposta non costituisce reddito.

Inoltre sembra di capire che mentre per l’Ape sociale è espressamente previsto la cessazione lavorativa, per quella volontaria no, per cui si può chiedere il prestito pensionistico e continuare tranquillamente a lavorare. Insomma un investimento per gli stipendi medio alti.

Nuove agevolazioni per le Casse ed i Fondi pensione che investono nell’economia italiana
Per attirare investimenti nell’economia italiana, dopo il fallimento del credito d’imposta, l’art 18 del disegno di legge di bilancio per il 2017 crea la nuova categoria degli “investimenti qualificati” distinguendo tra quelli rilevanti per casse di previdenza e fondi pensione e quelli rilevanti per i privati investitori, per questi ultimi con i nuovi piani individuali di risparmio – Pir).
Essi beneficeranno dell’esenzione dalle imposte sui redditi di natura finanziaria (e le persone fisiche anche delle imposte di successione e donazione), effettuando investimenti diretti a medio e lungo termine nell’ “economia reale” italiana
Per Casse di previdenza e fondi pensione il nuovo regime sostituirà quello introdotto con la legge 190 del 2014, consistente in un credito d’imposta sui redditi degli investimenti a medio lungo termine nel settore delle infrastrutture che non ha dato nessun frutto concreto.
I fondi pensione e le Casse di previdenza che destinano fino al 5% del loro patrimonio ad “investimenti qualificati” beneficiano dell’esenzione sui redditi di natura finanziaria (redditi di capitale e diversi) derivanti da tali investimenti a condizione che li detengano per almeno cinque anni.
Per investimenti qualificati si intendono:
le azioni o quote di imprese (quotate o non quotate) residenti in Italia o in Stati Ue o See con stabile organizzazione in Italia, le quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio, ugualmente residenti in Italia o in Stati Ue o See, che investono prevalentemente negli strumenti finanziari sopra indicati. Spazio economico europeo (SEE) nacque il 1º gennaio 1994 in seguito a un accordo (firmato il 2 maggio 1992) tra l’Associazione Europea di Libero Scambio (AELS) e l’Unione europea con lo scopo di permettere ai paesi AELS di partecipare al Mercato europeo comune senza dover essere membri dell’Unione ( Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera).
In caso di cessione prima dei cinque anni, i redditi realizzati attraverso la cessione e quelli percepiti durante il periodo minimo di investimento sono soggetti a imposizione secondo le nuove  regole,  comprensivi degli  interessi ma senza applicazione di sanzioni.

c.l.

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