Il riscatto per mobilità con la Naspi si può

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imagesQuando un aderente alla previdenza complementare perde  i  requisiti per mantenere l’iscrizione  e non ha maturato il diritto alla rendita, perché non ha raggiunto  i cinque anni minimi di iscrizione al fondo oppure l’importo della pensione complementare ( rendita) è inferiore all’assegno sociale Inps che nel 2016 è di 448 €, mensili,  può chiedere il riscatto di tutta la posizione accumulata con la liquidazione entro 6 mesi.
Si può ottenere altresì il riscatto:
• per decesso,  in tal caso la posizione  viene riscattata dal coniuge o dai figli o dai genitori a carico. In mancanza di tali soggetti o in mancanza, di un altro beneficiario, la posizione rimane al Fondo.
•    Riscatto totale in caso di inabilità.
•    Riscatto parziale nella misura del 50% in presenza di cessazione seguita da inoccupazione superiore a 12 mesi, ovvero in presenza di mobilità o cassa integrazione.
Molti si chiedono se la fruizione della “Nuova prestazione di Assicurazione sociale per l’Impiego” (c.d. NASPI), che ha abolito la mobilità a decorrere dal 1° gennaio 2017, può consentire il riscatto parziale  come previsto  dall’art. 14, comma 2, lett. b) del d.lgs. n. 252 del 2005 che disciplina la previdenza complementare.
La Covip con una nota dello scorso dicembre 2016 ha fatto conoscere i suoi orientamenti.
Al riguardo, innanzitutto ha evidenziato  che il d.lgs. n. 252 del 2005 consente il riscatto parziale della posizione individuale maturata in caso, tra l’altro, di “ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità”.

E’ la” procedura di mobilità” a rappresentare uno degli eventi al cui verificarsi l’iscritto può chiedere il riscatto parziale della posizione e non già il pagamento della relativa indennità di mobilità, indennità che dall’inizio di quest’anno è stata abolita.
I lavoratori oggetto della procedura di mobilità potranno beneficiare dal 2017 della prestazione NASpI, laddove presentino tutti i requisiti richiesti.
La NASpI è l’indennità mensile di disoccupazione che è stata istituita dall’art. 1 del d.lgs. n. 22 del 2015, a decorrere dal 1° maggio 2015, e che ha la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente il lavoro.

Ciò precisato, si osserva che le modifiche legislative relative agli ammortizzatori sociali hanno riguardato la prestazione assistenziale collegata alla procedura di mobilità e non già la procedura stessa. Infatti, mentre l’indennità di mobilità è stato abrogata e sostituita dalla  NASpI, la procedura di mobilità, prevista dall’art. 4 della legge n. 223 del 1991, rubricato “Procedura per la dichiarazione di mobilità”, è tutt’ora vigente.

Pertanto la “Procedura per la dichiarazione di mobilità”, è rimasta immutata, così come il titolo “Norme in materia di mobilità” del capo II della legge, in cui è inserito lo stesso art. 4. Un altro riferimento alle procedure di mobilità è da rinvenirsi nella rubrica dell’art. 17 “Reintegrazione dei lavoratori e procedure di mobilità” della medesima legge.

L’istituto della “procedura di mobilità” è quindi ancora presente nel nostro ordinamento e trova la sua specifica disciplina nell’art. 4 della legge n. 223 del 1991.

Alcune modifiche sono state nel tempo apportate alla citata normativa, come quella recata dalla legge n. 90 del 2012 (art. 2, comma 72, lettere da a) ad e), che ha sostituito nell’ambito dello stesso art. 4 le parole “procedura di mobilità” con “procedura di licenziamento collettivo” e in generale la parola “mobilità” con la parola “licenziamento”. L’istituto è comunque rimasto sostanzialmente il medesimo anche dopo le modifiche recate nel 2012, posto che la procedura di mobilità altro non è che un licenziamento a carattere collettivo.

Alla luce delle considerazioni che precedono, conclude la Covip, si ritiene che la procedura di mobilità indicata dall’art. 14, comma 2, lett. b), del d.lgs. n. 252 del 2005 sia quella prevista dall’art. 4 della legge n. 223 del 1991, consistente in un licenziamento collettivo realizzato in presenza di determinati presupposti.

Quindi  i lavoratori sottoposti a questa  procedura di mobilità possono esercitare la facoltà di riscatto parziale della propria posizione, essendo irrilevante che gli stessi beneficino o meno della prestazione NASpI, la cui erogazione è subordinata ad altri  requisiti.
Pertanto la fruizione della NASpI non può ritenersi ricompresa tra le causali che danno titolo al riscatto parziale della posizione di previdenza complementare.

c.l.

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