In un anno le aziende perdono 260 miliardi. Sostanzialmente stabili i fondi pensione

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In un anno le grandi aziende italiane hanno perso 260 miliardi di euro di valore e, di questi, 126 miliardi sono stati “bruciati” a piazza Affari dalle società per azioni quotate sulla Borsa di Milano. Il totale del valore della spa del nostro Paese è passato dai 2.077 miliardi del 2015 ai 1.818 miliardi del 2016 con un calo del 12%. Non ci vuole una grande sapienza finanziaria per scoprire ciò. L’indice mibtel di Milano a gennaio 2015 era sui 24.000 punti, il 2016 si è chiuso con circa 20.000 punti. Una perdita di 4.000 punti non è certamente indice di buona salute. Di conseguenza la capitalizzazione delle imprese presenti sui listini è  sceso da 545 miliardi a 419 miliardi, in diminuzione del 23%. Le famiglie hanno perso valore per 173,2 miliardi (-18,7%), gli investitori stranieri per 66,3 miliardi (-13,2%), le imprese per 19,3 miliardi (-7%), le banche per 2,1 miliardi (-1%), le assicurazioni e i fondi pensione per 816 milioni (-2,1%). Questi gli elementi principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa, elaborati su dati della Banca d’Italia aggiornati a giugno 2016 e che non tiene conto di un parziale recupero del secondo semestre. Infatti i Fondi pensione hanno avuto un recupero e la partita a dicembre dovrebbe chiudersi sostanzialmente in parità. Il risultato dei fondi pensione premia la politica degli investimenti prudenti messa in atto nella previdenza complementare i cui amministratori hanno saputo resistere ai pressanti inviti di investimento nella cosiddetta economia reale.
Secondo Unimpresa,  un’associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese, il sistema imprenditoriale italiano si conferma a trazione familiare, ma in Borsa predomina il capitale estero: oltre il 41% delle quote delle società per azioni del nostro Paese è posseduto da famiglie, mentre sui listini di piazza Affari dominano gli azionisti esteri titolari di oltre il 50% delle spa quotate; in mano alle banche, il 12% delle società per azioni, quota che cala al 10% se si limita l’analisi alle sole aziende quotate; allo Stato, il 5,73% delle imprese e il 4,39% delle quotate.

tabella-spa-italiane-7-gennaio-2017
Sempre secondo l’analisi dell’Associazione, il totale del valore delle grandi imprese italiane è passato da 2.077,9 miliardi dal giugno 2015 a 1.818,6 miliardi di giugno 2016 con una diminuzione di 259,2 miliardi (-12,48%).
L’analisi si focalizza poi sulla ripartizione delle quote e sugli assetti proprietari. Per quanto riguarda l’intero universo delle società per azioni del nostro Paese, la fetta maggiore è in mano alle famiglie: 41,32%, seguono gli stranieri col 23,92%, le imprese col 14,21%, le banche con l’11,95% e lo Stato col 5,73%, le assicurazioni e i fondi pensione col 2,13% (era l’1,90% nel 2015); quote minoritarie sono riconducibili alle amministrazioni locali e agli enti di previdenza. Complessivamente, il valore delle società per azioni è sceso del 12,48%, con una diminuzione di 259,2 miliardi, calando dai 2.077,9 miliardi del 2015 ai 1.818,6 miliardi del 2016.
Per quanto riguarda, poi, le sole società per azioni presenti a Piazza Affari, il primato spetta agli investitori esteri che posseggono il 50,19% delle quote, in leggero calo rispetto al 51,74% del 2015. Gli azionisti esteri hanno perso 71,8 miliardi (-25,44%), le imprese 25,1 miliardi (-23,95%), le famiglie 18,04 miliardi (-26,04%), le banche 10,2 miliardi (-18,89%), le assicurazioni e i fondi pensione 3,5 miliardi . Bisogna sottolineare che quest’ultimo dato può essere fuorviante in quanto la percentuale è riportata si riferisce complessivamente alle Società Assicuratrici che ai Fondi pensione, mentre il patrimonio dei fondi pensione è una quota infinitesimale rispetto a quello totale delle assicurazioni, per cui in attesa dei dati Covip, il dato riferito ai soli fondi viene ipotizzato in sostanziale pareggio.
c.l.

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