Diminuiti i dirigenti all’Inps, sarà più funzionale?

Scritto il alle 08:53 da clinguella@finanza

Nonostante gli anatema del Civ ( che hanno fatto perfino ricorso al Tar), del Ministero del Lavoro e dei sindacati, dopo aver lanciato la settimana scorsa le ultime bordate contro la politica previdenziale del governo, il presidente dell’Inps Tito Boeri ha dato attuazione alla prima fase della sua riorganizzazione dell’Ente. Come si legge nel comunicato stampa dell’Istituto del 25 gennaio scorso, ” Il presidente Tito Boeri ha firmato ieri le determinazioni di conferimento degli incarichi dirigenziali di livello generale, proposti dal direttore generale Gabriella Di Michele”. E c’è da credere che sia stato così.
Un sacco di spostamenti che rivede drasticamente la struttura organizzativa dell’Ente. Il nuovo modello “di fornitura dei servizi” come è stato chiamato, varato unilateralmente giusto un anno fa si articola su tre principi:

1. Centralità dell’utente attraverso la fornitura di prestazioni sociali secondo un modello di asssitenza consulenziale personalizzato. L’obiettivo è quello di rendere l’Istituto non solo erogatore di servizi ma fare da consulente dei cittadini, dei lavoratori e delle aziende per assisterli ed indirizzarli alla soluzione migliore delle loro problematiche.in applicazione del principio Praevidet ac providet;
2. Digitalizzazione e multicanalità: tutto sul web.
3. Riduzione dei costi di funzionamento e incremento della performance con l’erogazione dei servizi sempre più massivamente in forma automatica, magari con l’impiego dell’intelligenza artificiale cosicchè dalla diminuzione del personale può derivare un aumento del contributo dell’Istituto alla riduzione del debito pubblico.
In attuazione di questo modello le direzioni centrali passano da 48 a 36, di cui 22 distribuite sul territorio. In più  sono stati conferiti alcuni incarichi temporanei, della cui reale necessità e scopo si potrebbe nutrire qualche fondato dubbio. Si prenda ad esempio quello dedicato alla separazione dell’assistenza dalla previdenza, così per far felici i Sindacati, specie la Uil,  e smetteranno di sbraitare. E’ una questione questa che si dipana almeno dagli anni 70, quando si manifestarono le prime crepe nel sistema previdenziale a causa del manifestarsi di grossi mutamenti sociali ( scomparsa delle grandi fabbriche, aumento della speranza di vita ecc). Vedremo questo ufficio come sarà dotato con quante risorse umane e strumentali, consulenti e studiosi, per capire se è un incarico reale o virtuale.
Per gli spostamenti dei dirigenti diciamo che percepiscono stipendi tali da rendere sopportabile il trasloco che so da Roma in Sardegna o in Umbria o in Calabria. La mobilità anche territoriale fa parte dei rischi del mestiere. Non ci troviamo di fronte agli insegnanti della “ Buona  scuola ” che un perfido  algoritmo  si è preso la briga di spostarli da una parte all’altra di Italia. I dirigenti generali dell’Inps percepiscono in media 200.000 euro all’anno, non divulgo nessun segreto, basta andare a vedere la sezione trasparenza del sito web inps. Non conosco i criteri di attribuzione perché faranno parte dell’insindacabile potere discrezionale del direttore generale, ma forse guardando le provenienze i più mobilitati o affidatari di incarichi di studio magari saranno di provenienza ex Inpdap e magari Enpals, con ciò escludendo categoricamente che per certi spostamenti vi abbia influito magari l’appartenenza o la simpatia per qualche sigla sindacale, come alcune  coincidenze indurrebbero a pensarlo.
Con le nomine è stato risolto il problema della governance duale. La governance materiale che si è affermata è monocratica, tutto il resto è pura decorazione.
Rimane da vedere se la riorganizzazione in atto rende più funzionale l’Istituto nell’espletamento dei propri compiti istituzionali. Intanto nel sito web non c’è nessun documento né tantomeno la determina del presidente dove si possano leggere, se esistenti,  i criteri seguiti nell’attribuzione degli incarichi. C’è da evidenziare l’ottimo lavoro del DG che in circa un mese si è insediata, si è fatta un quadro della situazione ed ha deciso. Speriamo che le scelte siano quelle giuste, perchè se il programma è ambizioso, come mostrano i tre punti elencati prima, nella attuale realtà i tempi delle prestazioni sono in genere aumentati, dalla messa in pagamento delle pensioni degli statali all’erogazione degli ammortizzatori sociali.

Scompare l’importante Direzione Centrale, almeno per i dipendenti pubblici, del Credito e Welfare, anche se fortunatamente non scompaiono le prestazioni, scompare la direzione centrale di Comunicazione, nelle Regioni Lombardia, Lazio e Campania, vengono create due direzioni territoriali, una dell’area metropolitana, Milano, Roma e Napoli ed un’altra del resto della regione, fonte come minimo di conflitti di competenze e di attrito, di allentamento dei coordinamenti territoriali e delle sussidiarietà fra l’area metropolitana e la restante area della regione.
Non è sempre vero che l’equazione meno dirigenti è uguale a più efficienza. Sovente si ricorre a questo espediente per catturare più facilmente la benevolenza dell’opinione pubblica, anche se i risultati non sempre sono scontati, vedi esito referendum costituzionale. Molte volte i processi decisionali che con l’accentramento si vogliono snellire diventano più vischiosi, molte volte per il semplice fatto che chi deve decidere “ha troppe cose da fare” e se non ha collaboratori cui delegare anche processi decisionali non primari, può finire che qualcosa si inceppa. Certo, una cabina di regia ristretta, che so con solo 4 capi area, uno per le attività strumentali, uno per la produzione, un altro per i progetti speciali ed uno per il territorio, coordinati dal Direttore Generale, magari è necessaria.
Tuttavia una iniziativa lodevole  che bisogna rimarcare, è quella relativa allo screening dei potenziali fruitori dell’anticipo pensionistico, la famosa Ape. Ad essi verrà spedita una busta arancione che, oltre a contenere le informazioni sulla situazione contributiva e una proiezione di futura pensione, è stata arricchita con un box sull’anticipo pensionistico. Si tratta di circa 150mila persone che hanno già (o compiranno) 63 anni entro il 31 dicembre 2018, matureranno almeno vent’anni anni di contributi entro la stessa data, raggiungeranno la pensione anticipata dopo l’Ape. La platea iniziale di riferimento, secondo Boeri, è di 285mila persone.
Questa iniziativa allo stato attuale, in attesa della piena digitalizzazione delle procedure che renderà superflue le persone, richiede l’utilizzo di risorse umane, cioè di impiegati in carne ed ossa. Questa è la nota più dolente che rallenta l’attività dell’Istituto.  A fronte di una previsione di 2000 pensionamenti fra questo e l’anno prossimo, c’è un concorso fantasma di 900 persone, necessarie come il pane,  che ogni tanto riaffiora e poi scompare. L’attuazione dell’Ape richiederà  l’utilizzo di dipendenti che dovranno essere distolti da altri importanti compiti mettendo ancora più a  rischio l’erogazione di altre prestazioni.

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