L’adesione dei familiari fiscalmente a carico

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La previdenza complementare nasce con lo scopo di integrare la pensione pubblica sensibilmente ridotta nei suoi importi medi a causa delle varie riforme varate, a partire dal 1996 quando ci fu la famosa riforma Dini, necessaria per contenere la spesa previdenziale.
Molti lavoratori per salvaguardarsi da una vecchiaia grama vi hanno aderito ma pochi sanno che possono iscrivere anche la moglie casalinga o il figlio studente.
La legge sulla previdenza complementare, per venire incontro alle future esigenze familiari, consente al lavoratore iscritto ad un Fondo pensione o ad un’altra forma di previdenza integrativa, di iscrivere i familiari fiscalmente a carico.
Questa possibilità è stata necessitata dal fallimento del fondo pensione per le casalinghe e dal sempre più ritardato ingresso dei figli nel mondo del lavoro.
Il fondo pensione per le casalinghe, istituito nel 1997, non è mai decollato. D’altra parte pagando un contributo annuale di 12,91 euro, valido anche per l’iscrizione all’Inail, non ci si poteva aspettare miracoli. Dal primo ottobre 2011, in base alla legge 111/2011, si può teoricamente utilizzare lo sconto offerto dai supermercati e dai grandi centri commerciali sui vari prodotti, trasformandolo in «buoni» contributivi rilasciati, In sostanza, al posto dei bollini per avere lo spremiagrumi, la casalinga iscritta al Fondo Casalinghe, può decidere l’accredito automatico dello sconto sul suo conto pensione. A tutt’oggi non c’è niente di nuovo su questo fronte. Ci sono stati vari tentativi di rilancio, che non hanno prodotto nessun effetto a causa della complessità dell’operazione, cui neppure l’ attrezzato Superinps è riuscito a venirne a capo nel contabilizzare i “punti spesa” dei supermercati. Né migliore esito ha avuto la previsione dal primo gennaio 2001 di poter creare un apposito fondo o di inserire, tra i destinatari delle forme pensionistiche complementari, anche le casalinghe.
Per i giovani, consapevole dell’allungamento dell’ età media di ingresso nel mondo del lavoro, il legislatore aveva previsto la possibilità di far riscattare la laurea prima dell’assunzione, con pagamento da parte del genitore che avrebbe usufruito di sgravi fiscali.
Il contributo di riscatto si è rivelato molto oneroso, anche se rateizzabile in dieci anni e comunque non tutela coloro che non hanno conseguito la laurea. Tant’è che ora si parla con insistenza e da fonte governativa, di riconoscere il periodo di laurea gratuitamente. E sarebbe, una volta tanto una bella e buona cosa.
Di conseguenza l’unico strumento valido di tutela previdenziale è quello offerto dalla previdenza complementare.
Requisito essenziale per beneficiare, è di essere fiscalmente a carico del lavoratore. Per esserlo occorre avere un reddito che non superi 2.840,51 euro annui. Il genitore stabilisce liberamente la contribuzione da versare ottenendo i relativi sgravi fiscali che comunque non possono superare i famosi 5164.27.

L’iscrizione dei familiari fiscalmente a carico ha fatto nascere una serie di questioni legate proprio alla dinamica della vita dei fondi e dell’evoluzione del rapporto di lavoro dell’aderente principale che può cambiare lavoro o andare in pensione, oppure dei familiari stessi il cui reddito può cambiare perché si inseriscono nel mercato del lavoro o altro. Le questioni aperte sono tante, ma le più rilevanti così si possono riassumere:
 continuare a usufruire di versamenti effettuati dall’aderente principale quando questo cessa di partecipare al Fondo;
 proseguire volontariamente la contribuzione al Fondo in caso di perdita della condizione di fiscalmente a carico e perché si trova lavoro e la eventuale nuova occupazione è presso un datore di lavoro non associato al Fondo;
 avere necessità di avere un’anticipazione o trasferire la posizione individuale presso un’altra forma di previdenza;
 richiedere il riscatto parziale o totale;
 richiedere il riscatto ex art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 252 del 2005, qualora l’aderente principale sia uscito dal Fondo o in caso di perdita della condizione di fiscalmente a carico;
 partecipare alle elezioni degli organi di amministrazione e controllo delle forme pensionistiche collettive.

Sulla prima questione, la Covip ha chiarito che la correlazione tra adesione del lavoratore e adesione del suo familiare a carico, sussiste nella fase iniziale e non comporta necessariamente la perdita dell’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico se successivamente venga meno quella dell’iscritto principale.
L’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico, una volta attivata, assume una propria e distinta autonomia.
Inoltre, al fine di favorire la gestione stabile e continuativa della posizione del soggetto fiscalmente a carico, si tende a consentire il mantenimento della sua posizione individuale anche in assenza di contribuzione e quando il lavoratore di riferimento cessa di partecipare al fondo.
In tal caso è da considerarsi possibile che l’iscritto principale, uscito dal fondo, continui a finanziare la posizione individuale del soggetto fiscalmente a carico, poiché questa possibilità non è proibita dalla legge.
Riguardo alla seconda questione, inerente alla possibilità di proseguire volontariamente la contribuzione al Fondo perché non si è più fiscalmente a carico e di eventuale nuova occupazione presso un datore di lavoro non associato al Fondo, ci possono essere diverse opzioni: in primo luogo la facoltà di mantenimento della posizione presso il Fondo, con o senza proseguimento della contribuzione individuale; oppure c’è la facoltà di trasferire la propria posizione al fondo chiuso o aperto relativo alla nuova attività di lavoro, o in alternativa, se sono decorsi almeno due anni di partecipazione, ad una forma pensionistica individuale (Pip).
Con riferimento alla terza questione, cioè se che gli iscritti fiscalmente a carico, in presenza dei requisiti di volta in volta previsti, possano chiedere anticipazioni o esercitare la facoltà di trasferimento della posizione, la risposta è affermativa. In caso di minorenni devono essere messe in campo le opportune cautele, come l’autorizzazione del giudice tutelare nel caso di anticipazione.
Ciò vale sia riguardo all’anticipazione per “ulteriori esigenze”, che non necessita di alcuna motivazione, sia rispetto alle causali specificamente individuate (spese sanitarie e acquisto o ristrutturazione della prima casa di abitazione).
Viceversa la predetta autorizzazione del giudice tutelare non è necessaria con riguardo al trasferimento della posizione individuale.
Per quanto attiene alla possibilità di esercitare il riscatto della posizione in base alle causali previste dall’art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 252/2005, si ricorda che essa fanno riferimento in prevalenza a situazioni di difficoltà lavorativa dell’aderente (inoccupazione, cassa integrazione, mobilità). Il legislatore nel disciplinare queste causali ha perciò inteso fare riferimento alla figura tipo dell’aderente lavoratore, status questo che può anche ricorrere per i soggetti fiscalmente a carico.
Non può infatti escludersi che il soggetto ex fiscalmente a carico perché divenuto lavoratore e che ha mantenuto l’iscrizione al Fondo, possa venire a trovarsi in una delle situazioni previste dall’art. 14, comma 2, lettere b) e c), perdita del lavoro, inabilità ecc, fermo restando, ovviamente, che per la soddisfazione delle relative richieste occorrerà verificare il ricorrere dei presupposti di volta in volta previsti.
Quanto alla possibilità per i soggetti fiscalmente a carico di chiedere il riscatto a seguito dell’uscita dal fondo dell’aderente principale, la stessa non è ammissibile, tenuto conto che, secondo le indicazioni fornite nel parere COVIP dell’aprile del 2009, come già detto, l’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico, una volta attivata, viaggia su una  strada propria .
In merito alla facoltà degli aderenti fiscalmente a carico di esercitare il riscatto per perdita dei requisiti di iscrizione perchè non si trova più nella condizione di fiscalmente a carico, esso non è possibile.
Riguardo all’ultima questione, relativa alla possibilità che i familiari fiscalmente a carico di partecipare all’elezione degli organi collegiali dei fondi pensione negoziali, decidono i fondi pensione stessi, purché abbiano raggiunto la maggiore età.
Camillo Linguella

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