Il tfr ritorna competitivo

Scritto il alle 09:19 da clinguella@finanza

Uno dei maggiori desideri in cui incappa il lavoratore italiano quando affronta il problema pensionistico è quello di fare scelte ragionevoli per assicurarsi una vecchiaia decente, anche se non viene per niente rassicurato dalle notizie dei mass media. Questi fanno a gara per  rappresentare uno scenario previdenziale in pieno collasso. D’altra parte è sotto gli occhi di tutti lo spettacolo pressocchè quotidiano delle esternazioni dei diversi attori in commedia che poco hanno della vecchia Commedia dell’arte italiana, ma molto della Tragedia greca. Più di tutti l’attuale presidente dell’Inps ama il catastrofismo e si propone inutilmente come deus ex machina. Ma non c’è solo questo: pochi ricordano che il Civ dell’Inps non ha approvato il bilancio di previsione 2017 che è stato poi approvato d’ufficio dal Ministero del Lavoro senza che nessuno sia entrato, o sia voluto entrare nel merito dei motivi che ne hanno portato alla bocciatura. Meno male che in extremis l’Inps ed i Patronati hanno fatto pace e così almeno l’istituto ha evitato una paralisi molto più devastante del blocco dei PC da parte degli hakers di qualche giorno fa. Perché in genere si sottostima il lavoro che i Patronati ed i Caf svolgono in diretto contatto con l’utuenza che il nuovo Portale Web ha ulteriormente allontanato e non avvicinato ( sfido chiunque a trovare le informazioni che vuole, perché le cose semplici sono sempre più complesse) Io praticamente mi sono ritrovato con un Q.I.( quoziente d’intelligenza) pressocchè pari allo zero perché non sono riuscito più a trovare le notizie classiche sulle pensioni, quelle sulle prestazioni creditizie per i dipendenti pubblici ecc. Ma ripeto, è deficienza mia. Ma comunque ….
Se poi ci mettiamo la scomparsa dai radar dei decreti attuativi dell’ape volontaria e dell’ape sociale il quadro è quasi completo. Oltretutto la maggioranza dei dipendenti  che punta sull’ape sociale e che ritiene che il lavoro che svolge sia in assoluto il più gravoso di chiunque altro, non sempre sa che essa è destinata ad una platea risicata di soli 35.000 potenziali richiedenti ed i restanti 350.000 o fanno il prestito “ape” o rimangono in servizio fino a 66 anni e passa mesi.

Insomma abbiamo inventato la lotteria della pensione anticipata!
Tutto questo non si traduce tuttavia  in una corsa alla previdenza complementare, nonostante la possibilità dell’anticipo della rendita complementare attraverso la RITA. Le adesioni sono comunque ad un livello non disprezzabile, circa 7 milioni e 7centomila, alla fine dell’anno si prevedono quasi 8 milioni di aderenti  ( su 23 milioni di lavoratori dipendenti ed autonomi).
Due sono i motivi attuali di frenata delle adesioni:
• la possibilità dell’introduzione della pensione di garanzia contributiva,
• la ripresa dell’inflazione
La possibilità che l’introduzione della pensione di garanzia possa innalzare lo zoccolo delle pensione maturata almeno nella stessa misura della rendita pensionistica è un primo deterrente. Se per esempio la pensione di garanzia fosse uguale a 200 euro mensile pari per esempio all’integrazione che si riceverebbe dalla previdenza complementare non si avrebbe più convenienza a distogliere il tfr per essa.
Secondo l’inflazione che si ripresenta al 2% fa risalire la rivalutazione automatica del trattamento di fine rapporto in misura quasi doppia rispetto a coloro che hanno scelto la linea garantita o comunque maggiore di quelli che hanno optato per l’obbligazionario puro.
I rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, nel 2016 sono stati in media positivi per tutte le tipologie di forma pensionistica e per i rispettivi comparti. I fondi negoziali e i fondi aperti hanno reso in media, rispettivamente, il 2,7 e il 2,2 per cento; per i PIP “nuovi” di ramo III, il rendimento medio è stato del 3,6 per cento. Nel 2016 il TFR si è rivalutato, al netto dell’imposta sostitutiva, dell’1,5 per cento. All’interno di ciascuna delle diverse tipologie di forma pensionistica, i risultati più elevati si sono avuti nelle linee a maggior contenuto di titoli di capitale, sospinte dall’apprezzamento dei corsi azionari nell’ultimo trimestre dell’anno; nello stesso periodo, i rendimenti delle linee obbligazionarie e garantite hanno subito l’effetto della riduzione dei corsi dei titoli di debito, pur rimanendo nella media dell’anno in territorio positivo.
Ad aprile 2017 il coefficiente per rivalutare le quote di trattamento di fine rapporto (Tfr) accantonate al 31 dicembre 2016 è pari a 1,247757 e su questo trend alla fine dell’anno potrebbe rivalutarsi al lordo del 2,25/2,50%.

In aiuto viene il recente provvedimento sulla concorrenza, non ancora legge definitiva che consente di limitare il conferimento del tfr ai fondi pensione in percentuale variabile. Il che favorirà versamenti esigui per tenersi quanto più possibile la quota di tfr al sicuro dei rischi dei mercati finanziari. Ma con ciò l’assegno finale sarà meno congruo del desideerato.

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